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intervista a Verdiana Raw: "Whales know the route"

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SOVERATO (CZ) - Continuano le interviste di GrooveOn, oggi vi proponiamo un'artista ed il suo secondo album: Verdiana Raw ci presenta Whales know the route.
Buona lettura!

Ciao, vuoi presentarti ai lettori di GrooveOn?
Sono Verdiana Raw. Verdiana è il nome che mi hanno dato i miei genitori, Raw l'ho scelto io imitando il caso. Cantautrice al secondo disco: "Whales know the route", uscito quest'anno per PippolaMusic.

Come ha preso forma Whales know the route? Che cosa ti ha spinto nella sua scrittura?
Le idee erano già in viaggio da anni, come succede, e poi ho incontrato Paolo Favati ( Pankow - produttore e discografico di Pippola) che le ha fatte sbocciare. La scrittura dei testi è stata rivista a fronte di un'idea di comunicazione più diretta e meno timorosa di dire le cose in maniera cruda e semplice. I brani sono stati scelti e sviluppati tramite una implicita comunione di intenti dei partecipanti. Ho mantenuto l'assetto piano e voce per metà dei brani, l'altra parte si è sviluppata con chitarra basso e batteria. Filo comune la viola di Erika Giansanti.

Cosa eredita il tuo ultimo lavoro da Metaxy, il tuo album di debutto?
I brani voce e piano sono in parte residuo della mia precedente fase compositiva, e Metaxy rimane comunque un capitolo di pura luce per me. E' come essere passati dal confortevole gioco di suoni e colori ovattati di un utero alla luce del sole della vita, caldo e freddo tutt'insieme. Forse la confusione del desiderio di nascere per davvero. I suoni rimangono poetici ma meno rarefatti, la voce cerca un'espressività immediata e sperimentale come prima, ma più in modo più contenuto e canalizzato. Dico tutto questo non a pensare un disco o l'altro come migliore, solo diverso.

Quanto, e come, hanno influito i tuoi recenti studi di musicoterapia nell'approccio a questo nuovo album?
Dopo gli studi di musicoterapia avevo voglia di uscire dal mio mondo ed egoismo (necessario) musicale per sfruttare davvero pienamente le possibilità comunicative della musica e poter far sentire l'ascoltatore quanto più coerentemente possibile incluso nel viaggio catartico che sperimento io suonando. Avevo voglia di tendere la mano e mettere a frutto la capacità di concentrazione e di esattezza nell'esprimermi che ho accumulato in tre anni di studi.

Perché Whales know the route? Parlaci del titolo del tuo nuovo disco.
Perchè le balene viaggiano nell'Oceano senza perdersi, ed anche noi abbiamo una guida interiore che perdiamo per strada convinti che non ci sia niente di nuovo in noi da ascoltare. Con purezza e senza pregiudizio. Con il coraggio di non nascondere ciò che siamo nè le nostre scelte più azzardate, se dettate dalla saggezza del profondo.

Che cosa ti piace e cosa non sopporti del panorama musicale italiano?
Quello che mi piace e non sopporto ovunque: da una parte amo incrociare le strade con persone che stimo davvero, imparare e condividere, e dall'altra portano giù il mio stato vitale i macchinatori che non hanno nulla a che fare con la bellezza.

Sei stata, recentemente, colpita da una particolare performance musicale dal vivo?
Quella di Jordi Savall, qui a Firenze. Uno stato di grazia un tornado di ombre morbide e luci taglienti.

Salutando i nostri lettori, vuoi consigliarci tre album che sono per te importanti?
This Mortal coil – Filgree and shadows, CSI – Linea Gotica, Tori Amos – Scarlet's walk
 

 

 

 

 

Federico Laratta


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Federico Laratta

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