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Mafia in Lombardia, l'allarme di Draghi

Serena Casu
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Mafia in Lombardia, l'allarme di Draghi
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MILANO, 11 MARZO - Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è intervenuto in un convegno sulle mafie organizzato l’11 marzo presso l’Aula Magna della Statale di Milano dall’associazione Libera e dagli atenei milanesi. “In Lombardia l’infiltrazione delle cosche avanza”, ha sostenuto Draghi riprendendo quanto denunciato recentemente dalla Direzione Nazionale Antimafia. [MORE]


Durante l’incontro con Don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione antimafia Libera, il governatore di Bankitalia ha ricordato che già dal 1994 la commissione antimafia aveva certificato una vastissima ramificazione delle mafie in tutte le regioni d’Italia. “Le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso si sono concentrate fra il 2004 e il 2009 per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia”. Anche se, stando alle parole di Draghi, la mafia al Nord risulta un fenomeno di “importazione”, la criminalità locale è spesso autrice di reati ascrivibili al sistema mafioso, quali l’usura, il riciclaggio e le estorsioni.


Contrastare le mafie, al Sud come al Nord, significa non solo lavorare per “rinsaldare la fibra sociale del Paese”, ma anche eliminare “uno dei freni che rallentano il cammino della nostra economia”. Secondo Draghi, infatti, le mafie hanno agito e continuano ad agire come freni inibitori per la crescita economica italiana. Le imprese italiane “che hanno visto ridursi i flussi di cassa e il valore di mercato” in seguito alla crisi economica internazionale, sarebbero diventate “più facilmente aggredibili dalla criminalità”. Da uno studio condotto dalla stessa Banca d’Italia risulta, inoltre, che le due regioni meridionali in cui le mafie hanno un radicamento meno longevo, la Puglia e la Basilicata, hanno perso in 30 anni almeno 20 punti di Pil, a causa dei minori investimenti privati.


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Scritto da Serena Casu

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