Arresti Expo 2015, la Procura milanese si divide

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MILANO, 9 MAGGIO 2014 - Un meccanismo complesso è quello su cui indaga la squadra antimafia coordinata dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, insieme alla Dda del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che ha portato a sei ordinanze di custodia cautelare e un arresto domiciliare nei confronti di funzionari pubblici, tra ex politici e imprenditori, nell’ambito dell’inchiesta sull’Expo 2015 di Milano.

Tra gli arrestati, ricordiamo, Angelo Peris, ex senatore di Forza Italia e direttore Pianificazione e Acquisti di Expo 2015 spa e general manager Constructions, Luigi Grillo, ex senatore del Pdl, l’ex segretario regionale della Dc lombarda e parlamentare di Forza Italia Gianstefano Frigerio, Primo Greganti, storico esponente del Pci, l’imprenditore Enrico Maltauro, l’intermediario Sergio Cattozzo, e, ai domiciliari, il direttore generale di Infrastrutture lombarde Antonio Rognoni, che si trovava già ai domiciliari per presunte irregolarità negli appalti, in un'inchiesta di un mese fa.[MORE]

I reati contestati sono: associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Secondo gli inquirenti il gruppo prometteva "avanzamenti di carriera" grazie a "protezioni politiche", il tutto sia nell'ambito dei cantieri dell’Expo, sia della nascente città della Salute, ed ospedali pubblici.

Per quanto riguarda l'Expo 2015, secondo gli investigatori, Rognoni e Paris, in accordo con Frigerio, Cattozzo, Grillo e Greganti, avrebbero trasmesso, nei loro incontri a Milano e Roma, "notizie di ufficio destinate a rimanere segrete sul procedimento di formazione del bando di gara e sulla successiva fase di aggiudicazione". Grazie a questo meccanismo potevano essere "segnalate in anticipo le migliorie progettuali in grado di assicurare" ai favoriti "una valutazione di favore rispetto all’offerta pervenuta da altre imprese concorrenti".

L'intera inchiesta sull'Expo 2015 ha causato una frattura all'interno della Procura milanese, scatenando lo scontro tra il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo. Quest'ultimo non ha firmato l’ordinanza trasmessa al gip, e in serata, in audizione davanti al Csm, ha spiegato la cosa dicendo di non essere stato messo in condizioni dal procuratore Bruti Liberati, "in violazione della normativa", di poter fare una valutazione sulla posizione di un particolare indagato, per il quale, a suo parere, non vi erano elementi utili per chiedere una misura cautelare, soprattutto in merito alle ipotesi di reato contestate. 

Il procuratore generale di Milano Manlio Minale, riportato dal Messaggero, ha così replicato: "Robledo pensa a un inganno, ma la competenza è della Dda".

(Foto dal sito ilfattoquotidiano.it)

Katia Portovenero

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Scritto da Caterina Portovenero

Giornalista di InfoOggi

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