La Polizia di Stato ha inferto un duro colpo a una banda specializzata in reati predatori ai danni di aziende e attività industriali e commerciali tra Veneto ed Emilia Romagna. Su richiesta della Procura della Repubblica di Padova, il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso sette misure cautelari: custodia cautelare in carcere per il capo, arresti domiciliari e obblighi di dimora per gli altri componenti. L'operazione, condotta dalla Squadra Mobile di Padova, ha permesso di sgominare un sodalizio criminale composto da famiglie di origine nomade, ritenuto responsabile di 13 furti aggravati commessi tra aprile e luglio 2026, con un profitto illecito stimato in circa 1 milione di euro.
Le indagini e le modalità operative
L'attività investigativa, durata oltre sei mesi, ha preso avvio da una serie di furti ai danni di aziende metalmeccaniche specializzate nella lavorazione di metalli duri come il carburo di tungsteno e il rame. Gli investigatori hanno sin da subito notato analogie nelle modalità esecutive, nella scelta degli obiettivi e nella tipologia di materiale sottratto, ipotizzando l'azione di un gruppo altamente specializzato. Le indagini hanno rivelato un modus operandi consolidato: sopralluoghi preventivi, utilizzo di veicoli rubati come auto-ariete, effrazioni e asportazione di ingenti quantitativi di rame, metalli pregiati e utensili industriali, poi rivenduti al mercato nero.
Gli episodi contestati
Tra i colpi più significativi, si segnalano due furti ai danni della Siemens Energy di Marghera (VE), con l'asportazione di circa otto tonnellate di rame e danni per 140.000 euro; il furto da 100.000 euro ai danni della U.O.P. S.p.A. di Campodarsego (PD); e ancora, colpi presso la Elettra S.r.l. di Loreggia (PD), la ITT Industrial Tools S.p.A. di Padova, la Martino Parisi S.r.l. di Silea (TV), la Elettromeccanica Galliera di Galliera (BO) e la GEATECH Group S.r.l. di Malalbergo (BO). Particolare attenzione destano i due tentativi di furto presso la Montrafo Service S.r.l. di Arre (PD), sventati dall'allarme. Gli indagati devono inoltre rispondere di ricettazione e furto di veicoli utilizzati per i colpi.
Le misure cautelari e le accuse
Il capo della banda, residente in provincia di Rovigo e con precedenti per reati contro il patrimonio, è stato tradotto presso la casa circondariale di Rovigo. Gli altri sei indagati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari o al divieto di dimora nelle regioni Veneto ed Emilia Romagna. Le indagini hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico di tutti e sette i destinatari delle misure, delineando un quadro di una struttura criminale stabile, coordinata e con ruoli ben definiti. Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e tutti gli indagati devono presumersi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.