Ciccio e Tore. La madre: "vittime di un gioco mortale"

Tempo di lettura: ~2 min

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

BARI, 1 DICEMBRE 2011 - Cinque anni fa la tragedia di Gravina: i fratellini Ciccio e Tore, scomparsi e ritrovati cadeveri in un vecchio edificio del paese. Oggi la madre, Rosa Carlucci, ha presentato un'istanza indirizzata al Procuratore di Bari, Antonio Laudati, con i nomi di cinque ragazzi che secondo la mamma erano in compagnia dei suoi figli il giorno della scomparsa. Ragazzi che - sempre secondo la donna - hanno sempre saputo la verità ma durante questi anni hanno mantenuto il segreto.[MORE]

Salvatore e Francesco Pappalardi, scomparsi nel giugno 2005 e trovati morti nel pozzo di un vecchio edificio abbandonato il 26 febbraio 2006 a poche centinaia di metri dalla loro abitazione, avrebbero, sevcondo la madre, partecipato ad un gioco rivelatosi mortale con altri ragazzini. «Si trattò di un gioco, come una sorta di gioco del coraggio nella casa delle cento stanze - ha detto Rosa Carlucci - tutti sapevano che i ragazzini andavano lì a fare certi giochi. Ora vogliamo sapere di che gioco si trattava e vogliamo sapere perché quei ragazzi, con l'appoggio dei genitori, all'epoca sono stati così omertosi».

La signora Carlucci ha inoltre scagionato totalmente il suo ex marito: «Filippo Pappalardi è completamente estraneo, pure lui è stato una vittima di questo fatto». Il papà di Ciccio e Tore fu arrestato per sequestro di persona, duplice omicidio volontario e occultamento di cadavere. Poi dopo il ritrovamento dei figli in fondo ad una cisterna nel palazzo delle cento stanze in via della Consolazione a Gravina, l'uomo ottenne i domiciliari. Perché gli esami medico - legali dimostrarono che si era trattato di una caduta accidentale. Infine Filippo fu definitivamente scagionato e scarcerato. Qualche mese più tardi il caso fu archiviato. Si era trattato di un incidente. Ma la madre ha sempre sostenuto un'altra verità. In questi anni ha fatto svolgere indagini private e ha raccontato di essere arrivata ad un'altra ricostruzione: «Abbiamo chiesto al procuratore di valutare la nostra istanza e di cambiare gli inquirenti». Oggi i ragazzi indicati da Rosa hanno circa 20 anni, e alcuni di loro all'epoca delle indagini furono interrogati più volte dai poliziotti della squadra mobile.

 

Caterina Gatti

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Scritto da Caterina Gatti

Giornalista di InfoOggi

Leggi altri articoli

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.