Politica

La Crisi Ucraina: sfide e speranze al fronte

Le forze armate ucraine nell'incertezza: manca di risorse e leadership mentre il fronte si erode

Le forze ucraine sono decimate, esauste e mancano i ricambi sia per gli uomini che per i mezzi forniti dall’Occidente. I generali e i comandanti delle forze ucraine affermano: "Unità esauste. Cruciale avere nuove reclute altrimenti il fronte si spezzerà"

Le forze armate ucraine sono esauste e in crisi, ai vertici militari si susseguono avvicendamenti di comandanti a ripetizione come la sostituzione del generale Valerii Zaluzhny con Oleksandr Syrsky, una mossa disperata di chi cerca una soluzione ad un conflitto che oramai sembra dimenticato.  

Questo nuovo generale risulterebbe anche essere un individuo controverso poco amato dai soldati, anzi dagli stessi considerato e definito un macellaio per la sua scarsa considerazione della vita umana. Kiev spera e attende le famose armi americane bloccate al Senato a Washington. 

Il vero problema è la drammatica mancanza di forze di fanteria, con i militari al fronte sempre più esausti e demotivati in un momento in cui le forze Russe hanno ripreso l’iniziativa dell’offensiva, conquistando nuove posizioni come la città di Avdiivka accerchiata totalmente e pronta a cadere come affermato dallo stesso Sindaco. Di certo, la sostituzione di Valerii Zaluzhny un generale moderato che avrebbe potuto favorire la pace e la risoluzione del conflitto e il cui indice di gradimento era considerato da Zelensky una minaccia dopo il fallimento della tanto decantata controffensiva, è stata una mossa errata e impopolare. Tutto ciò è indice che dal lato ucraino non si vuole una soluzione diplomatica, ma continuare una guerra di logoramento che alla lunga favorirà la Russia. In tale situazione di crisi economica e militare Kiev vorrebbe un reclutamento forzato, ma come pagare le reclute? Gli aiuti finanziari promessi dall’Occidente non possono essere utilizzati con lo scopo di pagare le forze armate ma solo per acquistare beni di prima necessità per la popolazione. 

E allora cosa fare? Si aspettano i tanto decantati 60 miliardi di dollari bloccati dal Congresso, che tardano ad arrivare per mancanza di accordo tra le forze politiche. In tutto ciò, si aggiunge la potenziale minaccia ulteriore dell’applicazione del 25/mo emendamento a Biden per incapacità e deficit psicofisico. La situazione sia al fronte che all’estero per Kiev è cambiata e non in suo favore. Secondo una serie di interviste fatte dagli inviati di guerra del Post: "La base di tutto è la mancanza di militari. 

Dove stiamo andando? Non lo so, non c’è una prospettiva positiva, assolutamente nulla. Finirà con un sacco di morti, un fallimento globale” questo secondo il comandante di battaglione Oleksandr. Le unità sono al 35% delle loro forze, sono demotivate, e le nuove reclute hanno poco addestramento, è una situazione che ricorda molto la difesa di Berlino da parte dalla gioventù Hitleriana. I soldati sono affetti da stanchezza fisica e mentale, i tempi al fronte si allungano, e il miraggio della vittoria finale è sempre più lontano.  

Le domande da porsi sono: ci sarà mai una trattativa seria di pace? Perché tutti coloro che possono essere un bene per una soluzione diplomatica vengono rimossi?  Si vuole davvero condannare l’Europa ad una lenta agonia di una guerra di logoramento?  In una situazione così critica, la necessità di azioni concrete e decisive diventa sempre più pressante. 

È tempo che la comunità internazionale si mobiliti per trovare una soluzione diplomatica e porre fine a questa spirale di violenza e distruzione. In caso contrario, il rischio è quello di un fallimento globale che avrà conseguenze devastanti per tutti i protagonisti coinvolti direttamente e indirettamente, compresi noi europei.

Marco Rispoli (Davoli)