La politica dei visti degli Stati Uniti torna al centro delle tensioni diplomatiche internazionali. Per il secondo anno consecutivo, Washington ha negato al presidente palestinese Mahmoud Abbas e ai membri della sua delegazione il permesso di ingresso per partecipare di persona all'Assemblea Generale dell'ONU, in programma la prossima settimana a New York. La decisione arriva a stretto giro di notizia dopo che gli Stati Uniti hanno invece concesso i visti d'ingresso al presidente iraniano Masoud Pezeshkian e ad altri membri della delegazione di Teheran, tra cui il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, per la medesima sessione.
Un no che pesa sulla diplomazia internazionale
La decisione americana rappresenta un nuovo ostacolo alla partecipazione diretta della leadership palestinese al principale consesso mondiale. Abbas, che guida l'Autorità Nazionale Palestinese dal 2005, non potrà dunque intervenire dalla tribuna dell'ONU, come già accaduto lo scorso anno. La misura riguarda l'intera delegazione e conferma una linea di fermezza da parte dell'amministrazione statunitense nei confronti della rappresentanza palestinese.
Il contrasto con il caso iraniano
A rendere ancora più evidente il peso politico del diniego è il trattamento riservato nelle stesse ore a Teheran. Il via libera ai visti per Pezeshkian e per il ministro Araghchi, suoi collaboratori di primo piano, disegna un doppio standard che rischia di alimentare nuove critiche alla gestione americana delle regole d'accesso al quartier generale dell'ONU. Se la delegazione iraniana potrà dunque sedere fisicamente nell'aula di New York, quella palestinese resta per ora esclusa.
Le reazioni e il contesto
La notizia, diffusa nelle ultime ore, rischia di riaccendere le polemiche sul ruolo degli Stati Uniti nel processo di pace in Medio Oriente. Il diniego del visto impedisce ad Abbas di portare la voce del popolo palestinese davanti ai leader mondiali riuniti a New York, in un momento di particolare tensione regionale. Non è ancora chiaro se la delegazione palestinese parteciperà ai lavori in modalità virtuale o se rinuncerà del tutto alla sessione.
Le conseguenze per il multilateralismo
L'episodio solleva interrogativi sul principio di accesso equo alle Nazioni Unite, sancito dagli accordi internazionali, tanto più che la concessione dei visti a Teheran dimostra come tale accesso resti discrezionale. Ogni Stato membro, infatti, dovrebbe poter partecipare ai lavori dell'Assemblea Generale, indipendentemente dalle posizioni politiche. Il rifiuto del visto da parte degli Stati Uniti, paese ospitante del quartier generale dell'ONU, viene letto da molti osservatori come un segnale di crescente isolamento della leadership palestinese sulla scena diplomatica.
Nei prossimi giorni sono attese reazioni ufficiali da parte dell'ONU e di numerosi governi, mentre l'Assemblea Generale si prepara ad affrontare temi cruciali per la sicurezza globale.