Il sacrificio dei marò: l'Italia si piega all'India

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MESSINA, 22 MARZO 2013 - Si parla di "figuraccia" per il Governo italiano: i nostri marò dovevano essere consegnati al tribunale dell'Aia, e non rispediti in India. Piegarsi davanti al ricatto di un ambasciatore tenuto come "ostaggio", in spregio alle norme basilari di diritto internazionale sull'immunità diplomatica, denota una manifesta debolezza dell'Italia in politica estera.[MORE]

La Farnesina afferma di essere giunta a una simile decisione solo perché il Governo indiano avrebbe garantito per iscritto che i militari italiani non rischierebbero la pena di morte, inoltre alloggeranno all’interno dell’ambasciata italiana di New Delhi, in attesa del processo. Tuttavia permane il timore che la magistratura del suddetto Paese potrebbe, a furor di popolo, far valer la propria indipendenza nella sentenza finale.

Tuttavia i nostri diplomatici mettono in risalto l'importanza che il nostro Paese abbia “tenuto fede alla parola data”, riportando Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India, inoltre lasciano intendere che la scelta iniziale di trattenerli era riconducibile a una sorta di gioco delle parti, proprio al fine di ottenere maggiori garanzie sull'incolumità fisica dei nostri militari.

Personalmente mi domando se la decisione tale scelta sia stata dettata esclusivamente dalla volontà di rispettare un patto con un Paese che comunque a sua volta non ha rispettato l'immunità diplomatica dell’ambasciatore italiano, oppure sia da contestualizzare in una forma di sottomissione all'India, necessaria per tutelare gli interessi di Finmeccanica nel suddetto Paese.

Fabrizio Vinci

 

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Scritto da Fabrizio Vinci

Giornalista di InfoOggi

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