Meloni al Premier Time rilancia il nucleare in Italia e apre al dialogo sulle riforme strategiche
La presidente del Consiglio annuncia il completamento del quadro normativo per la ripresa della produzione nucleare e difende la linea economica del governo tra Piano casa, salari, Pnrr, Zes unica e competitività delle imprese
Meloni annuncia la delega per il ritorno del nucleare in Italia
Durante il Premier Time in Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato uno dei passaggi politici più rilevanti sul fronte energetico: entro l’estate, secondo quanto dichiarato, sarà adottata la legge delega per la ripresa del nucleare in Italia, insieme ai relativi decreti attuativi e al completamento del quadro giuridico necessario.
Il tema del nucleare in Italia torna così al centro del dibattito pubblico, in un momento in cui energia, competitività industriale e sicurezza degli approvvigionamenti rappresentano questioni decisive per il futuro del Paese. La premier ha collegato questa scelta alla necessità di affrontare un contesto internazionale complesso, segnato da tensioni geopolitiche che incidono già su crescita economica, prezzi dell’energia, potere d’acquisto delle famiglie e capacità competitiva delle imprese italiane.
Cabina di regia e interesse nazionale
Rispondendo a un’interrogazione di Azione sull’istituzione di una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche del Paese, Meloni si è detta disponibile al confronto, ma ha sottolineato come in passato molte proposte analoghe non abbiano trovato apertura da parte delle opposizioni.
La presidente del Consiglio ha ribadito che non vi sarebbe alcuna volontà di organizzare “passerelle”, ma piuttosto di costruire un dialogo con chi intende mettere da parte l’interesse di partito per guardare all’interesse nazionale. In questo quadro, la premier ha lasciato aperta la porta a tutte le forze politiche disponibili a discutere di dossier strategici come energia, economia, sicurezza e sviluppo.
Le tre priorità economiche del governo
Nel confronto con il leader di Italia Viva Matteo Renzi, Meloni ha rivendicato la continuità dell’azione di governo, affermando che la stabilità politica è necessaria per realizzare una visione di lungo periodo.
Secondo la presidente del Consiglio, le priorità economiche del governo restano tre:
rafforzare salari e potere d’acquisto, incentivare le aziende che assumono e investono, sostenere famiglie e natalità.
Meloni ha spiegato che queste direttrici avrebbero guidato tutti i principali provvedimenti economici e le leggi finanziarie degli ultimi anni, con l’obiettivo di dare continuità alla strategia del governo anche nell’ultima parte della legislatura.
Piano casa, Zes unica e investimenti dei fondi pensione
Tra le misure indicate per la fase finale della legislatura, Meloni ha citato il Piano casa, l’estensione della Zes unica del Mezzogiorno almeno nella parte relativa alla semplificazione, e il rafforzamento dei meccanismi per aumentare gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale italiana.
Sul Piano casa, la premier ha difeso la misura spiegando che non riguarderebbe solo chi ha diritto a una casa popolare, ma anche quei cittadini che, pur lavorando, non riescono ad affrontare i prezzi del mercato immobiliare. Secondo Meloni, la casa deve essere considerata un bene fondamentale e non un lusso.
La presidente del Consiglio ha poi sottolineato che la Zes unica avrebbe dimostrato di funzionare, soprattutto come strumento di semplificazione per attrarre investimenti e sostenere lo sviluppo. Altro tema centrale è quello dei fondi pensione: Meloni ha evidenziato la necessità di orientare una quota maggiore delle risorse raccolte dagli italiani verso l’economia nazionale.
Pnrr, nona rata e stato della spesa certificata
Nel suo intervento, Meloni ha affrontato anche il tema del Pnrr, ricordando che l’Italia ha incassato 153 miliardi di euro e che nelle prossime settimane sarà liquidata la nona rata.
Secondo quanto riportato dalla presidente del Consiglio, al 31 marzo la spesa certificata del Pnrr ammonta a 117 miliardi, pari al 76%, ai quali si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. La premier ha definito positivo il lavoro svolto, rivendicando l’avanzamento del programma in un quadro economico e geopolitico non semplice.
Lo scontro tra Meloni e Renzi
Il confronto più acceso del Premier Time è stato quello tra Giorgia Meloni e Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha criticato il governo, citando anche il caso del ministro della Cultura Giuli e contestando la qualità della squadra di governo rispetto alle sfide internazionali.
Renzi ha attaccato la premier sul piano politico, richiamando la crisi dello Stretto di Hormuz e accusando l’esecutivo di concentrarsi su temi come la legge elettorale anziché sulle emergenze geopolitiche. Meloni ha replicato sostenendo che, al netto di accuse e insulti, ci fosse poco di concreto su cui confrontarsi.
Il botta e risposta è proseguito anche sul Piano casa, che Renzi aveva chiesto di escludere dall’elenco delle priorità economiche del governo. Meloni ha risposto rivendicando il diritto dell’esecutivo di scegliere autonomamente i provvedimenti da indicare come strategici.
Salari, contrattazione e potere d’acquisto
Rispondendo a un’interrogazione di Noi Moderati, Meloni ha affrontato il tema dei salari e del potere d’acquisto. La presidente del Consiglio ha ribadito che, secondo la linea del governo, i salari devono essere aumentati rafforzando la contrattazione collettiva, settore per settore.
Meloni ha distinto questa impostazione dalla proposta delle opposizioni sul salario minimo legale, sostenendo che quest’ultimo rischierebbe di trasformarsi in una soglia al ribasso. La premier ha inoltre ricordato che nell’ultimo decreto lavoro è stato stabilito che possano accedere agli incentivi pubblici solo le imprese che applicano un salario ritenuto adeguato.
Sul fronte del potere d’acquisto, Meloni ha richiamato il taglio del costo del lavoro e le misure che avrebbero aumentato il netto in busta paga, soprattutto per i redditi medio-bassi. Ha poi citato il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, con un riferimento specifico al comparto scuola.
Giovani, lavoro ed emigrazione all’estero
Nel confronto con Avs, la presidente del Consiglio ha affrontato il tema dell’emigrazione giovanile. Meloni ha riconosciuto che si tratta di una questione strutturale, che nessun governo negli ultimi decenni è riuscito realmente a invertire.
La premier ha però distinto tra una mobilità internazionale considerata positiva, legata a percorsi di formazione e crescita professionale all’estero, e l’emigrazione stabile di giovani che non rientrano in Italia perché trovano salari migliori e maggiore valorizzazione del merito.
Secondo Meloni, l’obiettivo deve essere quello di rendere l’Italia un Paese in cui restare sia una scelta competitiva e non un atto di coraggio. In questo senso, le politiche su salari, imprese, famiglie, formazione e investimenti diventano centrali per contrastare la fuga dei giovani.
Superbonus, debito pubblico e polemica con il Movimento 5 Stelle
Altro passaggio importante è stato quello dedicato al Superbonus e al rapporto tra debito pubblico e crescita. Rispondendo al Movimento 5 Stelle, Meloni ha accusato i precedenti governi di aver bruciato centinaia di miliardi per misure definite senza controllo.
La premier ha sostenuto che l’aumento del rapporto debito/Pil sarebbe legato soprattutto al Superbonus, quantificato in 174 miliardi di euro, i cui effetti continueranno a pesare sui conti pubblici fino al 2027.
Meloni ha respinto l’accusa di austerità, definendo la propria linea una politica di serietà e responsabilità. Secondo la presidente del Consiglio, il governo non intende scaricare sulle generazioni future il costo di scelte considerate non sostenibili.
Crescita economica e confronto con il Partito Democratico
Nel corso del Premier Time non sono mancate tensioni anche con il Partito Democratico. Rivolgendosi al presidente dei senatori Pd Francesco Boccia, Meloni ha ironizzato sul numero di domande poste dall’opposizione, paragonando l’interrogazione a un “quizzone finale”.
Al centro del confronto vi erano le strategie per la crescita economica, la competitività del Paese, le politiche industriali e le misure da mettere in campo per sostenere famiglie e imprese in un contesto internazionale incerto.
Politica abitativa e difesa del Piano casa
Rispondendo anche a un’interrogazione della Lega, Meloni ha ribadito la filosofia del Piano casa elaborato con il ministro Matteo Salvini. Secondo la premier, lo Stato deve intervenire su tre fronti: aiutare chi ha diritto a una casa popolare, sostenere chi lavora ma non riesce a sostenere i costi del mercato e difendere i cittadini dalle occupazioni abusive.
La politica abitativa viene quindi presentata come una misura economica e sociale allo stesso tempo, pensata per rispondere a una difficoltà crescente: l’accesso alla casa da parte di famiglie, lavoratori e fasce intermedie della popolazione.
Nucleare, economia e stabilità al centro dell’agenda politica
Il Premier Time in Senato ha confermato alcuni dei principali assi della strategia del governo Meloni: ritorno al nucleare in Italia, rafforzamento della competitività, sostegno ai salari, politiche per la casa, rilancio degli investimenti e attenzione al Mezzogiorno attraverso la Zes unica.
Allo stesso tempo, il confronto parlamentare ha messo in evidenza un clima politico molto acceso, con scontri diretti tra maggioranza e opposizioni su economia, gestione del debito, qualità dell’azione di governo e priorità dell’ultima fase della legislatura.
La partita più delicata resta quella della credibilità delle riforme annunciate: dalla legge delega sul nucleare al Piano casa, passando per salari, Pnrr, fondi pensione e politiche industriali, il governo dovrà ora trasformare gli annunci in provvedimenti concreti e verificabili.
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