Suicidio medicalmente assistito, il governo impugna la legge del Veneto: tensione nella Lega

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Il Consiglio dei ministri ha approvato l'impugnazione della legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito. Una decisione che apre un nuovo fronte politico all'interno della maggioranza e che riaccende il dibattito sui confini tra competenze statali e regionali in materia di fine vita.

La decisione del Consiglio dei ministri

L'esecutivo ha deciso di ricorrere contro la norma approvata dal Consiglio regionale veneto, ritenendola potenzialmente in contrasto con la legislazione nazionale e con la sentenza della Corte costituzionale che ha regolato la materia. Il provvedimento rientra nelle prerogative del governo, che può impugnare le leggi regionali davanti alla Corte costituzionale quando ravvisi un eccesso di competenza o un conflitto con l'ordinamento.

La spaccatura nella Lega

La scelta ha provocato tensioni nella Lega. Il vicepremier e segretario del Carroccio Matteo Salvini non ha partecipato né alla discussione né al voto in Consiglio dei ministri, un'assenza che viene letta come segnale di distanza dalla linea del governo. Diversa e più netta la posizione del ministro Roberto Calderoli, che si è espresso contro l'impugnazione.

Secondo Calderoli, la legge veneta si limita a definire linee guida procedurali nel rispetto della legislazione vigente, senza introdurre nuovi diritti né derogare alle regole nazionali. Una tesi che mira a circoscrivere la portata della norma e a ridimensionare i motivi del ricorso.

Il contesto normativo e le linee guida regionali

La legge del Veneto si inserisce nel quadro tracciato dalla Corte costituzionale con la sentenza 242 del 2019, che ha individuato le condizioni per l'accesso al suicidio medicalmente assistito: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, piena capacità di intendere e di volere e rispetto delle procedure sanitarie. Le regioni, in assenza di una legge nazionale organica, hanno iniziato a legiferare per regolare aspetti organizzativi e tempi di risposta delle strutture sanitarie.

Le reazioni politiche

L'impugnazione riaccende il confronto sul fine vita, tema su cui la maggioranza ha storicamente posizioni articolate. Da un lato chi ritiene necessario un intervento del Parlamento per colmare il vuoto legislativo, dall'altro chi difende l'autonomia regionale e teme che il ricorso blocchi l'applicazione delle tutele per i pazienti. Il dibattito si intreccia con le sensibilità etiche e con il rischio di un contenzioso costituzionale destinato a durare mesi.

Le prospettive

Ora la parola passa alla Corte costituzionale, che dovrà valutare la legittimità della norma veneta. Nel frattempo resta aperta la questione di fondo: l'Italia attende ancora una legge nazionale sul suicidio medicalmente assistito, capace di dare regole uniformi su tutto il territorio e di evitare che le regioni procedano in ordine sparso, alimentando disparità di accesso alle cure e incertezza giuridica.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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