Cronaca

Un blitz per portare via Eitan, 'è stato un sequestro. La zia: 'l'hanno rapito

Un blitz per portare via Eitan, 'è stato un sequestro'. E' in Israele, indagini su nonno e complici. Scontro tra le zie

TRAVACÒ SICCOMARIO, 12 SET - L'assurdità e la drammaticità di quello che sta accadendo ancora al piccolo Eitan, il bambino di 6 anni unico a salvarsi dalla tragedia della funivia del Mottarone e che è stato vittima ieri di un presunto rapimento da parte del nonno materno, è riassunta nelle parole di un legale che assiste proprio quell'uomo, Shmuel Peleg, ma solo sul fronte dei risarcimenti. 

"E' stata una doccia fredda, avevo sconsigliato di fare questa guerra sulla pelle del minore", ha spiegato l'avvocato Franz Sarno, mentre la Procura di Pavia ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona. Un'indagine che ovviamente porta all'iscrizione nel registro degli indagati di Peleg, che ieri, dopo una visita che gli era stata concessa, non solo non ha riportato il piccolo nella casa di Travacò Siccomario (Pavia) della zia paterna, Aya Biran, nominata dai giudici tutrice legale, ma a bordo di un volo privato, come pare, è tornato assieme a lui in Israele per 'consegnarlo' al ramo materno della famiglia. 

Una "mossa unilaterale e gravissima", come l'ha definita la stessa Aya, sorella del padre morto il 23 maggio così come la madre del piccolo, il fratellino e i bisnonni. E che può costargli pure l'accusa di "sottrazione internazionale di minori", oltre che l'emissione di un mandato di cattura, mentre nelle indagini della polizia, coordinate dall'aggiunto Mario Venditti e dal pm Roberto Valli, si indaga anche su coloro che avrebbero aiutato il nonno a mettere in atto il rapimento. Intanto, la zia paterna fa notare che Peleg "è stato condannato in Israele per maltrattamenti nei confronti della sua ex moglie", nonna materna di Eitan, "in tre gradi di giudizio". 

E' in atto, dunque, con sullo sfondo anche interessi economici, una partita delicatissima proprio con al centro un bimbo che, dopo ciò che gli è accaduto, avrebbe diritto solo a una vita "il più possibile normale", parole della zia Aya. Partita che passa per i contatti tra l'autorità giudiziaria pavese e quella israeliana, per i canali della Farnesina, ma anche per diverse battaglie giudiziarie in Italia e nel Paese mediorientale. 

Con la prospettiva, però, che il rientro in Italia di Eitan possa essere molto complicato. "Seguiremo l'indagine e cercheremo di collaborare come meglio possibile, per fare in modo che il bimbo torni nel più breve tempo in Italia, siamo molto preoccupati per la sua salute, anche psicologica, è un fatto estremamente grave", ha spiegato l'avvocato Armando Simbari, legale che assiste la zia paterna. "Abbiamo agito per il bene di Eitan", ha detto, invece, Gali Peleg, la zia materna, che già nei mesi scorsi aveva rivendicato il fatto che il bimbo dovesse vivere con lei. E ha raccontato persino che "Eitan ha urlato di emozione quando ci ha visto ed ha detto 'finalmente sono in Israele'". 

Il dato di fatto è che prima il Tribunale di Torino e poi quello di Pavia, come hanno spiegato Aya e i suoi legali (tra cui anche una "protutrice", l'avvocato Barbara Bertoni), hanno confermato la tutela legale in capo alla zia paterna, in vista del procedimento sull'affidamento. "L'ordine della giudice, le mie richieste e le richieste ai legali della famiglia Peleg sono stati ignorati", ha chiarito Aya uscendo per pochi minuti dalla sua casa per parlare coi cronisti. Come riferito dal legale Sara Carsaniga, che rappresenta la famiglia materna, è fissata per il 22 ottobre al Tribunale per i minorenni di Milano un'udienza sul "reclamo" contro la nomina della tutrice. 

Il Tribunale di Pavia, però, aveva già ordinato "alla famiglia Peleg di consegnare" ad Aya "entro il 30 agosto" il passaporto israeliano del bambino che, invece, "era in possesso, per motivi non chiari, del nonno materno". Passaporto con cui Peleg sarebbe riuscito a passare i controlli e a partire col piccolo. Era andato a prenderlo a casa alle 11.30. "Hanno parcheggiato lontano", ha spiegato Aya. Con lui probabilmente c'era la nuova moglie. Eitan era contento, ha raccontato la zia, perché sapeva che sarebbe andato a comprare "un giocattolo". Dovevano rientrare alle 18.30, ma dopo inutili tentativi di chiamate ad Aya è arrivato solo un messaggio: "Eitan è tornato a casa". 

Ora, ha detto la donna in lacrime, "il suo letto è vuoto, Pavia è la sua città, lui è un cittadino italiano". Da riportare a casa. Domani avrebbe dovuto iniziare le elementari all'Istituto Canossiane. 

La zia paterna, 'Pavia è casa di Eitan''L'hanno rapito come criminali, preoccupati per la sua salute'

Doveva trascorrere "una giornata gioiosa in compagnia dei nonni", era felice Eitan perché "aveva promesso alle due cugine che sarebbe tornato dal negozio di giocattoli con un regalo anche per loro". Aveva detto "ci vediamo stasera" ed era pronto anche a iniziare le elementari domani, "dopo aver passato una settimana di inserimento" nell'istituto di Pavia dove l'avevano iscritto i genitori, già nel gennaio 2020. Ora, invece, a casa "il suo letto è vuoto, ci sono i suoi giochi e i vestiti lasciati, restano la sua nuova scrivania, il nuovo zaino".

Cerca, senza riuscirci, di trattenere le lacrime Aya Biran, zia paterna del bambino di 6 anni che riuscì a salvarsi dalla tragedia della funivia del Mottarone, nella quale tra i 14 morti c'erano il padre, la madre, il fratellino e i bisnonni. Parla fuori dalla sua casa di Travacò Siccomario, con a fianco il legale Armando Simbari e la "protutrice" Barbara Bertoni, che la affianca nella tutela legale del minore, decisa dal Tribunale di Torino e confermata da quello di Pavia. In quell'abitazione il nonno materno, Shmuel Peleg, avrebbe dovuto riportare Eitan ieri alle 18.30, ma con lui è sbarcato, invece, in Israele perché la famiglia materna lo 'rivuole'.

"Non sappiamo esattamente dove sia", dice con sconforto Aya. "Eitan è cittadino italiano, Pavia è la sua casa dove è cresciuto, noi lo aspettiamo, siamo molto preoccupati per la sua salute", racconta la zia a cui interessa soprattutto mettere due punti fermi: il bambino doveva rimanere in Italia, perché così hanno stabilito i giudici, e "solo qua" può ricevere cure adeguate, dopo che è stato ricoverato dal 23 maggio, giorno del disastro della funivia, fino al 10 giugno. "E' seguito da un fisiatra, da una fisioterapista e da una psicoterapista - chiarisce - e questi trattamenti devono continuare in modo regolare, vanno garantiti, in settimana ci sono due visite programmate per lui, una Pavia e una Torino".

E ora non è chiaro come i medici "israeliani potranno verificare la sua situazione clinica". Preoccupa molto pure quella "psicologica", perché sta subendo "un'altra separazione", l'ennesima della sua breve vita. Lui che "merita", ha scritto in un post Aya, di "non essere etichettato come memoria, come 'il sopravissuto', è un bambino che merita di avere una vita al più possibile normale: scuola, sport, arte, musica, amici, amore, famiglia. Stabilità". E che invece è stato rapito con un "comportamento criminale" e da parte di un nonno che ha alle spalle in Israele una "condanna per maltrattamenti nei confronti dell'ex moglie". Per Aya le autorità israeliane devono tenere conto di ciò, ma anche "guardare in profondità nelle cartelle cliniche pubbliche" per "scoprire la verità sullo stato di salute mentale e fisico della zia materna", che da mesi lanciava appelli per riaverlo in Israele.

Aya, comunque, ha continuato a fare in modo che le visite al piccolo da parte dei familiari materni fossero "sempre regolari", fino a quella di ieri, per "non privare Eitan dell'affetto". E non è bastato ad evitare questa "altra tragedia per lui" l'aver segnalato "più volte alle autorità israeliane" che il nonno aveva un passaporto del piccolo e che doveva restituirlo. "Non è servito averli avvertiti di un timore che avevo su quello che poi è successo", conclude Aya.