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Genealogia della Mediocrità

Genealogia della Mediocrità
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ROMA, 25 AGOSTO - Tutti almeno in parte ci siamo rassegnati a dover convivere con i mediocri, per pura “cura” dal sistema cardiocircolatorio, ci proteggiamo per come possiamo, cercando solo di schivarne i possibili insulsi colpi; naturalmente a molti capita sovente di avere a che fare con decrepiti e pigri rappresentanti della sottospecie umana, la peggior risma contro cui nulla può nulla.
Sono loro che regalano il peregrino “privilegio” di rincorrere la necessità di adottare scorciatoie mentali, ristrette ed impervie, rendendole meschine ed inveroconde, a giustificare magari l’ingiustificabile: la loro appartenenza al mondo umano.

Sovente s’incorre nell’atteggiamento perverso di un mediocre, che offre all’altrui fianco l’imprevedibile guerreggiare, nelle ricche occasioni del quotidiano.

Misurando con meschino ardire, non rinuncia al peso d’iniqui circostanze, giacché non è difficile per il mediocre, inchinarsi in favore della più comoda certezza delle proprie insicure competenze, per abbattere, annientare, svilire la consistenza; sa bene manifestare sempre, le sue dubbie prodezze sempre però fuori tempo.
Per buona pace del quieto vivere - spesso solo per quello - noi altri ci avviciniamo incauti “all’ente, in quanto ente” -cioè ad un mediocre- non per elevarci all’assoluto, né all’infinito; ma neppure pretendendo di dialogare con la meschina inconcludenza, della più consona natura umana di uomini sapiens-sapiens; forse per via della loro insita malvagità e della loro miserevole condizione ineludibile, li consideriamo un vero inaccettabile peso per l’intelligenza.

Ai mediocri si è costretti a reggere il “moccolo” cioè tutto quel peso, dell’insana sopportazione, che solleciterebbe invece alla fuga, per far dimenticare, annichilire e mortificare altrimenti, il ben più concreto strapotere della bieca mediocrità, che dilaga sempre più imperante e ripone, nella medesima categoria degli sciocchi, le più insane opportunità ed occasioni.

La mediocrità a guardar bene, plasma i migliori imbecilli della sottospecie umana, quella dei fannulloni e nullafacenti, parassiti che sin anche in alcune storiche rivoluzioni, hanno condotto la mediocrità ad assurgere a rango nobiliare. Segno incontrovertibile di un tempo "ammalato" di mediocrità.

Con le grandi mediocrità giocate tutte a vanto della stupidità, si sono generate pandemicamente, bande di “pecoroni manipolabili” e senza alternative, incapaci di cogliere ad esempio, il beneficio della Cultura libera, critica e pensante, quella cioè che ad essere insegnata e praticata, sa trasformare i pani in pesci, e certi individui in vegetali.

Conoscere una categoria che sia prodiga maldestramente nel difendere tanto il primato della cultura - vera o presunta - quanto quella della rassegnazione all’ineluttabile cancro tanto silente e oscuro della mediocrità, è di questi tempi assai rischioso e temerario.

In fin dei conti forse è difficile comprendere che mediocrità e ignoranza, ahimè, sono trasversali, forse tangenziali, ma praticamente sempre più dilaganti; le scopriamo sia nelle piazze, reali o virtuali (poco importa), così come anche nei comodi salotti di case raffinate, imbellettate, in un bestiario, talvolta veramente poco nobile, che conferma ancora la necessità di quell'autocompiacimento narcisistico, attraverso cui guardiamo il mondo e ad esso ci ispiriamo, compiendo scellerate manipolazioni di idee che, per quanto più “stupide”, si realizzano invece con maggiore efficacia e non sterile fortuna.
Forse perché la mamma degli imbecilli è sempre gravida, oppure semplicemente perché il padre dei mediocri potrebbe essere stato da sempre un alcolista beone, dedito solo agli eccessi.

Talvolta nella debolezza della propria efficacia e nella precarietà dei poveri mezzi culturali a disposizione, scegliere e prediligere la concretezza della lotta ai mediocri, è impresa tanto ardua quanto impossibile.

Dopotutto il fascino della Cultura e il potere "dissuadente" del Pensiero, è spesso dimentico della necessità dell’azione virulenta e pervicace contro la sua contrapposizione in termini, di sua maestà la mediocrità, che possiede un ego smisurato.
Ma cede, si affloscia o si concede, per puro mercimonio, al miglior offerente, con cui diabolicamente scende a patti con lei.

Colpisce spietata la percezione della perfetta normalità, con cui i mediocri sono “normalizzati” nella nostra infelice società dei consumi, ammessi quasi come fossero “genialità incomprese" e non più eccezione da guardare con sospetto e diniego.

Un mediocre in fondo fa sempre tappezzeria, “colora” con la propria impudenza, senza eccitazione degli animi; capacita invece di offendere, le suscettibilità dell'intelligenza, in favore delle più banali e tediose sopportazioni dell’indifferenza, esonerati del tutto dal rimboccarsi generosamente le maniche e concorrere a fare diversamente.
Tollerati senza “onta” ricercati senza “vergogna” i mediocri vanno metaforicamente “a ruba” contesi all’occorrenza come gioielli da esibire, o piuttosto come giullari che fanno saporitamente ridere.

Non si fraintenda, avendo la possibilità di scegliere una situazione virtuosa, è naturale che sia sempre da preferire la seconda al posto invece di una situazione viziosa, nella quale però sua maestà la mediocrità è sempre indenne superstite, sempre.

Il mondo in cui viviamo, è fatto apposta per glorificarla la mediocrità,in fondo bisogna lottare ogni giorno per emergere e sopravvivere.

Senza dubbio ciò che necessita, è solo cercare di essere molto concreti e pragmatici e soprattutto cercare di cogliere il lato positivo di ogni situazione, che decisamente con la comune mediocrità, contrasta e fa querelle; pur tollerandone capolini tra la folla di chi le concede sempre il proprio diritto d’asilo, ovviamente esclusivamente politico.

Sempre e comunque, anche senza provarne piacere e soprattutto senza alcun senso di minorità, semplicemente usando le circostanze, ci si circonda di mediocri forse come leva e come spinta per migliorarsi, per ricorrere ed affermare la propria diversità, o semplicemente per apparire potenzialmente ricercati e ricchi di medaglie da esibire.

L'uomo padrone e artefice del proprio destino, quello che invece si riconosce solo nei meritevoli, ha un ruolo sociale defilato rispetto ai mediocri, un ruolo per cui vale la sempre la pena spendersi, incapace come è di disegnare un per sé stesso, più che quello defilato e marginale degli inetti al contrario, quello da protagonista marginale.
Ha dunque ragione Svevo, che l'inettitudine è la vittoria della maggioranza, che Rinuncia a Migliorarsi, crescere, violentando la propria indole, le proprie profonde aspirazioni, ed in fin dei conti è vero: Alcuni nascono per essere i migliori, altri no. Niente di grave.

In fin dei conti la Mediocrità, non è poi un’offesa, non è mancanza di valore. E’ solo semplicemente piatta inespressività di colore e brio, forse è una condizione “felice” dopotutto, uno stato d’animo, una posizione di attesa, che merita migliore considerazione.
E' diventata una Condizione di calma, di coscienza delle proprie capacità ma anche dei propri limiti.

 

Angela Maria Spina

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