Il disturbo borderline di personalità. Intervista allo Psicoterapeuta Alessandro Monno
Salute Puglia Bari

Il disturbo borderline di personalità. Intervista allo Psicoterapeuta Alessandro Monno

giovedì 21 marzo, 2019

BARI, 21 MARZO 2019 – Gli individui con disturbo borderline di personalità, secondo quanto specificato nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), tendono ad essere impulsivi, mostrano una marcata instabilità nelle relazioni, esigono costantemente l’attenzione altrui, possono avere repentini cambiamenti d’umore, manifestano una elevata paura dell’abbandono e, spesso, sono soggetti a sentimenti cronici di vuoto. 

Per comprendere le caratteristiche del disturbo, inserito nel cluster B del DSM 5, scoprire i fattori che originano questa complessa sindrome e gli approcci terapeutici più efficaci, ci siamo rivolti allo Psicoterapeuta Alessandro Monno.  

Dottor Monno, prima di parlare nello specifico del disturbo oggetto della nostra intervista, vorrebbe spiegare ai lettori cosa si intende per disturbo di personalità?

La personalità è una modalità strutturata di pensare, sentire e comportarsi, risultante dall’interazione dell’ambiente col proprio patrimonio genetico e culturale. In altre parole, quello che costituisce la personalità, il proprio modo di pensare, di agire, e di sentire e reagire emotivamente. Al contrario di quanto comunemente si pensa, è possibile intervenire sugli aspetti della propria personalità perché essa è costruita dall’esperienza e dall’adattamento tra i propri bisogni e desideri e la realtà esterna. La definizione di ciò che è considerata una personalità normale o patologica è fortemente influenzata dal contesto, spazio e tempo, in cui viene emessa. Quelli che per noi, nel 2019 e nella società occidentale, sono i parametri che permettono di considerare una personalità sana, non sono gli stessi che, nella stessa società, avevamo cento anni fa. Un disturbo di personalità, quindi, può essere definito tale solo quando chi ne è affetto risulta avere comportamenti, pensieri, ed emozioni non funzionali e/o non congruenti con il contesto nei quali li mostra”.   

Quali sono le caratteristiche del disturbo borderline di personalità?   

In letteratura vi è tutt’ora un dibattito se considerare con il termine borderline un livello di organizzazione di personalità a metà strada tra il nevrotico e lo psicotico, oppure un tipo di personalità.  

Nel primo caso, la sua caratteristica principale sarebbe quelladi poter oscillare tra modalità di funzionamento comuni a tutti (di tipo nevrotico) e scivolamenti in momentanei stati alterati della realtà (di tipo psicotico). Esisterebbe quindi il narcisista borderline, l’ossessivo borderline, il paranoico borderline ecc.   

Se invece lo consideriamo un tipo di personalità, i soggetti che presentano un disturbo di personalità borderline sono instabili emotivamente e imprevedibili nei comportamenti. Hanno comportamenti contraddittori, emozioni caotiche ed incontrollate, impulsività, esplosioni di rabbia. Visti dall’esterno sono considerati ostili, manipolatori e volubili, ed è questo il motivo per cui spesso ottengono rifiuti anziché l’aiuto che cercano. Il soggetto con un disturbo borderline si trova in un dilemma: da un lato vorrebbe avere una vicinanza con l’altro, ma quando questo accade temono di perdere la loro identità, dall’altro quando si separano vivono questo come un abbandono traumatico. La conseguenza di tale dinamica è che entrano ed escono da molte relazioni, spesso usando il loro corpo e la sessualità come mezzo di scambio”. 

Da cosa è originato e quali conseguenze può provocare il comportamento imprevedibile dei soggetti affetti dal disturbo?

Chi presenta tale tipo di personalità è  profondamente ferito dall’incapacità degli altri di sostenerlo, per i motivi sopra esposti, e spesso questo si traduce conseguentemente in uno stato d’animo depressivo e autodistruttivo. Il circolo vizioso che si genera è il seguente: più cresce la frustrazione di non sentirsi amati e più si metteranno in atto dei comportamenti volti ad evitare a tutti i costi l’abbandono fisico o emotivo dell’altro, tale insistenza spaventa ed allontana l’altro generando nuova frustrazione. I comportamenti autodistruttivi, letti in questa ottica, sono il mezzo con i quali ricattano l’altro e l’accusano di non essere disposto a sacrificarsi per salvarli”.  

Esiste comorbilità con altri disturbi?

Principalmente con i disturbi dell’umore (depressione, ideazione suicidaria), ma anche con disturbi del comportamento (alcolismo, tossicodipendenza)”.

Qual è la differenza tra disturbo bipolare e disturbo borderline? Spesso, nel linguaggio informale, le due patologie vengono confuse e i due termini usati indifferentemente, ed in modo erroneo, come sinonimi.  

Il disturbo depressivo bipolare è un disturbo dell’umore e non di personalità. E’ caratterizzato da una alternanza di periodi di grande attivazione (maniacali) in cui possono essere presenti anche degli scivolamenti psicotici, e periodi di grande apatia e anedonia (depressione). I due disturbi sono molto diversi, perché il soffrire di una depressione bipolare non comporta necessariamente avere una specifica organizzazione di personalità. L’unico elemento apparentemente simile tra i due disturbi è lo sbalzo emotivo e la volubilità, ma il senso di identità, la modalità di relazionarsi agli altri, le dinamiche intrapsichiche sono profondamente dissimili”.  

Qual è il periodo di insorgenza del disturbo?

Come quasi tutti i disturbi di personalità, questo si manifesta nella prima età adulta (dopo i 18 anni), quando la personalità si può considerare sostanzialmente formata”.  

Quali sono i fattori di rischio che possono contribuire allo sviluppo della patologia? Ha maggiore influenza la genetica o i fattori sociali, tra i quali spicca l’abuso emozionale in età infantile?

Alcuni autori sottolineano che durante i primi sei mesi fino ai 2 anni di età, una separazione traumatica con la madre (sia fisica sia emotiva) possa generare nel neonato un impoverimento del senso del Sé, con il risultato che il bambino diventi molto confuso rispetto alla propria identità, vulnerabile rispetto agli eventi di separazione e incapace di tollerarne l’angoscia. Altri autori hanno segnalato l’importanza del trauma infantile come fonte dell’origine del disturbo. E’ evidente che nello sviluppo della personalità vanno sempre tenuti in considerazione il substrato genetico (temperamento), culturale/sociale e gli eventi della vita, ma è al momento molto difficile stabilire cosa abbia maggior peso”.  

Secondo il DSM, il disturbo borderline viene diagnosticato prevalentemente in soggetti di sesso femminile. Per quale motivo?

Non vi sono risposte certe ad interpretare questo dato. Potremmo ipotizzare o una questione genetica: una maggiore vulnerabilità iscritta nel  DNA rispetto al senso di abbandono; o una questione legata alle manifestazioni di genere: una maggiore tendenza a sottovalutare le reazioni emotive nelle bambine e a squalificare il loro dolore che possono, crescendo, ricercare patologicamente quel senso di comprensione perso nell’infanzia”.

Autolesionismo, suicidio e autodistruttività nei soggetti borderline

Sono tutte forme di aggressività che hanno due obiettivi: 

  1. Ristabilire il controllo su di sé e sul proprio corpo (vedi la tendenza a tagliarsi o ferirsi); 

  2. Far ricadere la responsabilità delle proprie azioni e dei propri fallimenti sugli altri, rei di non essere stati in grado di aiutarli”.  

Quali sono le forme di trattamento del disturbo? 

Il trattamento di un disturbo di personalità è di quasi esclusivo appannaggio della psicoterapia. Alcuni sintomi possono essere tenuti a bada in modo farmacologico, ma essendo la personalità un insieme di pensieri, emozioni ed azioni, agire solo sugli aspetti esterni non risolve mai del tutto il problema. Numerose ricerche hanno dimostrato come una psicoterapia orientata dinamicamente e della durata superiore ad un anno ottenga miglioramenti sostanziali in questo tipo di disturbo. Spesso è seguita da una psicoterapia di gruppo. Obiettivo generale nella psicoterapia dei pazienti con BPD è quello di aiutarli a recuperare una funzione riflessiva, così che possano incominciare a pensare al mondo interno proprio ed altrui. All’interno dell’approccio cognitivo comportamentale, invece, la DBT si è dimostrata valida nel trattare questo disturbo”.  

Si ringrazia il Dott. Alessandro Monno

Luigi Cacciatori


Autore
https://www.infooggi.it - Il Diritto Di Sapere

Entra nel nostro Canale Telegram!

Ricevi tutte le notizie in tempo reale direttamente sul tuo smartphone!

Esplora la categoria
Salute.