Contratto dipendenti statali: via libera dal CdM al rinnovo

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ROMA, 19 GENNAIO – Come testimoniato da un tweet del Ministro della Pubblica Amministrazione, ...

ROMA, 19 GENNAIO – Come testimoniato da un tweet del Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al rinnovo del contratto dei dipendenti statali, esprimendo parere favorevole sull’intesa che era stata trovata il 23 dicembre scorso tra i Sindacati dei lavoratori e l’Aran (l’Agenzia di rappresentanza negoziale per le pubbliche amministrazioni). L’intesa rappresenta un primo passo per superare il vero e proprio blocco della contrattazione nazionale operante, di fatto, dal 2010, ma oggetto di una pronuncia di incostituzionalità (sent. 178/2015) dovuta sia alla violazione del diritto dei lavoratori alla contrattazione collettiva garantita (art. 39) sia del principio della proporzionalità e sufficienza retributiva (art. 36).

L’obiettivo dell’esecutivo è di accelerare la procedura post-intesa per anticiparne già alcuni effetti nelle buste paga che i dipendenti statali riceveranno alla fine del mese di febbraio, proprio pochi giorni prima dell’election day. È probabile, in ogni caso, che non si riuscirà ad arrivare già prima del voto agli aumenti effettivi a regime, i quali dovrebbero essere introdotti soltanto nel corso del mese di marzo, insieme al cosiddetto “elemento perequativo” (un meccanismo volto a controbilanciare l’erosione salariale, che consiste in un altro piccolo aumento di 20-25 € destinato ai livelli di inquadramento più bassi). Del resto, l’attesa del finanziamento definitivo dei contratti, arrivato solo con l’ultima legge di bilancio, ha reso impossibile avviare la macchina dei rinnovi in tempo per firmare tutti gli accordi prima della fine della legislatura.

In ballo ci sono anche e soprattutto gli arretrati, considerando che il triennio 2016-2018 è stato praticamente coperto senza alcuno scatto del rinnovo contrattuale. In base all’ormai classico “sistema lineare”, che guida i nuovi aumenti contrattuali, si propone un incremento del 3,48% della retribuzione complessiva, ma anche gli arretrati seguiranno un’analoga progressione, crescendo man mano che si sale nella gerarchia degli uffici. Il calcolo della cd. “una tantum lorda” in arrivo per ogni dipendente è effettuato in base ai fondi messi a disposizione per ogni anno dalle manovre economiche che hanno preceduto la legge di bilancio 2018. Grazie ai vari accantonamenti, il ritocco medio lordo potrà andare da 26 a 38 €.

La questione, comunque, non riguarda tutto il pubblico impiego, ma solo le 270mila persone che lavorano presso quegli uffici considerati rispondenti alle “funzioni centrali”: si tratta, cioè, dei dipendenti di Ministeri, Agenzie fiscali ed enti pubblici non economici (come l’INPS, l’ACI ed il CNEL). Fuori dalle “funzioni centrali”, invece, solo polizia e forze armate appaiono vicine al traguardo, mentre servirà qualche settimana in più ai 650mila dipendenti della sanità per ottenere il rinnovo; per scuola ed enti territoriali, infine, sarà necessario risolvere il problema più importante, cioè quello di rastrellare le risorse economiche per finanziare gli aumenti. L’accelerata su ministeriali ed affini, rispetto a tutte le altre categorie, è stata possibile anche perché i cedolini delle amministrazioni centrali viaggiano sul moderno sistema telematico “NoiPA”, canale unico che evita il lavoro di adeguamento dei vari sistemi necessario invece negli altri comparti pubblici.

L’intesa sui 270mila dipendenti delle funzioni centrali, peraltro, ha ancora bisogno del visto della Corte dei Conti prima della firma finale. Con tutta probabilità, però, l’esame da parte della magistratura contabile sarà accelerato perché il rinnovo ufficiale avrebbe un’evidente ricaduta politico-elettorale, producendo 270mila buste paga maggiorate proprio pochi giorni prima del 4 marzo.

 

Francesco Gagliardi

 

Fonte immagine: funzionepubblica.gov.it

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