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Guerra dello champagne: Trump minaccia dazi record, Macron sfida gli Usa e l’Europa alza il muro

Nicola Cundò
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Guerra dello champagne: Trump minaccia dazi record, Macron sfida gli Usa e l’Europa alza il muro
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Dazi, tensioni e scontro politico: Europa e Stati Uniti verso una nuova crisi transatlantica

Macron sfida Trump, lo champagne nel mirino e l’Ue valuta la risposta commerciale

Il Forum economico mondiale di Davos si trasforma in una vera e propria arena politica globale, mentre i rapporti tra Unione Europea e Stati Uniti entrano in una delle fasi più delicate degli ultimi anni. Sullo sfondo, una possibile nuova guerra dei dazi, tensioni diplomatiche crescenti e uno scontro sempre più diretto tra Emmanuel Macron e Donald Trump.

Macron contro Trump: “L’Europa non sarà vassalla”

A emergere con forza nella contrapposizione con Washington è il presidente francese Emmanuel Macron, finito apertamente nel mirino di Trump. Dal palco di Davos, il leader dell’Eliseo lancia un messaggio chiaro:

l’Europa non accetterà imposizioni né atteggiamenti intimidatori.

Secondo Macron, l’obiettivo dell’ex presidente americano sarebbe quello di ridurre l’Unione a una Europa subordinata, una visione respinta con fermezza: meglio il rispetto che cedere alle pressioni dei “bulli”, ha dichiarato, alimentando un botta e risposta dal potenziale esplosivo.

La minaccia dei dazi: vino e champagne nel mirino

La miccia della nuova escalation è stata accesa proprio da Trump, che dopo toni inizialmente più concilianti ha rilanciato la sua arma preferita: i dazi commerciali.

Questa volta la minaccia è pesantissima: tariffe fino al 200% su vino e champagne francesi, due simboli dell’economia e dell’identità nazionale transalpina.

Un segnale politico forte, che va ben oltre il commercio e colpisce direttamente il cuore del rapporto tra Usa e Francia, già teso su altri dossier internazionali.

Davos come palcoscenico dello scontro globale

A Davos, Macron si presenta visibilmente provato ma determinato, trasformando il suo intervento in un vero one man show politico. Dopo un avvio ironico, il presidente francese alza i toni e accusa Trump di ambizioni imperiali, di violare il diritto internazionale e di utilizzare i dazi come strumento di pressione sulla sovranità degli Stati.

Una linea condivisa da molte cancellerie europee, anche se non tutti sono convinti che lo scontro frontale sia la strategia più efficace.

L’Unione Europea tra dialogo e contromisure

All’interno dell’Ue il dibattito è acceso. Macron spinge per l’utilizzo dello strumento anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka” commerciale europeo contro le imprese dei Paesi terzi. Tuttavia, al prossimo vertice dei 27 la sua posizione rischia di restare minoritaria.

Più concreta, invece, l’ipotesi di controdazi europei per circa 93 miliardi di euro, una risposta calibrata ma potenzialmente di forte impatto.

Von der Leyen: “I dazi sono un errore”

Da Davos arriva anche la posizione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che definisce i dazi americani un errore strategico.

La risposta europea, assicura, sarà ferma, unita e proporzionata, nel segno di una indipendenza europea ormai considerata un “imperativo strutturale”.

Von der Leyen ribadisce inoltre l’importanza degli accordi commerciali internazionali, come quello con il Mercosur, come alternativa al protezionismo.

Il Parlamento europeo blocca l’intesa Ue-Usa

Un primo segnale concreto arriva dal Parlamento europeo. Il leader del Ppe Manfred Weber annuncia l’accordo tra le forze della maggioranza per sospendere l’intesa commerciale Ue-Usa dello scorso luglio, il cui primo via libera era atteso a fine gennaio.

Una mossa che spacca anche il fronte dei conservatori e dei sovranisti europei, ma che segna un cambio di passo nei rapporti con Washington.

Vertice decisivo e prospettive incerte

Tutto ora ruota attorno alle prossime ore e al vertice europeo di giovedì. Un eventuale incontro con Trump potrebbe riaprire spiragli di dialogo su temi cruciali come Groenlandia, Ucraina, dazi e sicurezza dell’Artico.

Le aspettative restano però basse. L’Unione Europea non chiude la porta agli Stati Uniti, ma a Bruxelles cresce la consapevolezza che con Trump sia meglio muoversi con estrema cautela. Anche il silenzio, in questa fase, può diventare una strategia.


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Scritto da Nicola Cundò

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