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Il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia a Crotone: «La vera sfida nei cantieri edili è sconfiggere le relazioni opache della mafia»

Redazione
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Articolo segnalato da: Paola Altomonte
Il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia a Crotone: «La vera sfida nei cantieri edili è sconfiggere le relazioni opache della mafia»
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«Le mafie non penetrano dall’esterno ma sono sistemi che esercitano un controllo sociale diffuso, capace di incidere stabilmente sul territorio». Lo ha detto Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, all’iniziativa “Legalità e Sicurezza – Protocolli di legalità, prevenzione, lavoro sicuro", che si è tenuto ieri a Crotone. Un appuntamento di alto profilo che ha visto la partecipazione di rappresentanti del Governo, delle Prefetture, della Magistratura, delle forze investigative antimafia, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali.

 

E in questa occasione Pistorio ha spiegato: «Per comprendere questa compenetrazione, bisogna rilevare il radicamento territoriale delle organizzazioni mafiose che, nei cantieri edili, si traduce spesso nella capacità di condizionare l’accesso al lavoro, alle imprese esecutrici, alle forniture, ai subappalti e finanche all’ideazione, al finanziamento dell'opera e alla formazione professionale. Da qui la necessità della mafia di investire e operare in settori formalmente legali come quello dell’edilizia».

 

Il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia ha aggiunto: «Le mafie si alimentano e si riproducono perché ricercano consenso sociale, prima ancora che obbedienza. Costruiscono relazioni, generano aspettative di protezione e vantaggio: devono essere riconoscibili ma non visibili. E nel mondo degli appalti edili questo consenso può tradursi in “mediazioni” informali: chi lavora? Chi entra in cantiere? Chi fornisce materiali? Chi fornisce manodopera? Chi ottiene un subappalto?».

 

Non solo. «In edilizia il sistema delle forniture attinge circa il 94,8% del fabbisogno in prossimità del cantiere, interconnettendosi con l'80% del complesso dei settori economici. Questo significa che la vulnerabilità non riguarda solo la grande impresa appaltatrice, ma soprattutto l’ecosistema economico locale che ruota attorno all’opera nello spazio immediatamente circostante».

 

Pistorio ha proseguito: «C’è poi un passaggio ancora più profondo che riguarda noi tutti. In molti contesti si registra un progressivo abbassamento del costo morale della collusione. Questo significa che la relazione con il potere mafioso smette di apparire come eccezione e diventa prassi normalizzata, quasi socialmente tollerabile. Ed è questo il punto più delicato: la mafia non prospera solo dove lo Stato è assente, ma dove le élite economiche accettano forme di regolazione informale. Strutture concrete di un potere i cui fili sono mossi da imprenditori, professionisti, politici e clan: la “borghesia mafiosa”, in grado di costruire sistemi di governo che vanno ben oltre la violenza dei clan».

 

Pistorio ha concluso: «La vera frontiera, oggi, è il contrasto dell’area grigia. Perché la mafia contemporanea è un sistema di relazioni opache che si alimenta della complicità e della normalizzazione. E nei cantieri edili questa sfida è decisiva: trasparenza delle forniture, controllo e tracciabilità della manodopera, badge elettronico di cantiere».


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