Matera ospita Pasolini dopo 50 anni

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Matera 21 luglio 2014- Se Pier Paolo Pasolini fosse ancora tra noi, con molta probabilit&agra...

 Matera 21 luglio 2014- Se Pier Paolo Pasolini fosse ancora tra noi, con molta probabilità cambierebbe idea circa il suo modo negativo di concepire i medium di massa (come li chiamava lui) a cominciare dalla televisione. Sono, infatti, le nuove tecnologie, oltre naturalmente ai contenuti, il valore aggiunto dell’esposizione museale, allestita a Palazzo Lanfranchi, “Pasolini a Matera. Il vangelo secondo Matteo, cinquant’anni dopo” , curata dalla soprintendente BSAE per la Puglia e la Basilicata, Marta Ragozzino, da Giuseppe Appella, direttore del Musma, con la consulenza di Ermanno Taviani, docente di storia contemporanea all’università di Catania, visitabile dal 21 luglio al 9 novembre.
Una mostra pasoliniana straordinaria, tanto da ricevere, per il suo valore scientifico, la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica.
Obiettivo della mostra è di aggiungere nuovi dettagli alla figura del regista che cinquant’anni fa ebbe la lungimiranza di scegliere Matera, anziché Gerusalemme, come set naturale del suo film, Il Vangelo Secondo Matteo. Nuove tecniche di immagine: arte, cinema fotografia, costumi scenici in un sistema di comunicazione integrata per un progetto innovativo sul regista che prima di ogni altro riuscì a reinterpretare l’immagine della città dei Sassi. Giornali dell’epoca, documentari, interviste, pellicole, foto diventano, così, testimonianza di un passato e dei suoi diversi modi di vivere i contesti. Un passato ricostruito e che si intreccia in sei sezioni in cui si racconta la storia e i luoghi del “Vangelo” in relazione al clima culturale e artistico lucano e italiano di quegli anni.
Una esposizione ancorata nel passato ma con lo sguardo decisamente nel futuro. Tra le tante chicche della mostra anche 31 scatti, per la maggior parte inediti, del fotografo e documentarista, Mario Carbone, che accompagnò Carlo levi nel suo viaggio nei vari paesi della Basilicata. E ancora gli scatti di Rosario Genovese, rubati durante la ripresa delle scene del film diretto da Pasolini.
Insomma una mostra per conoscere o approfondire le conoscenze del territorio e di un intellettuale che si innamorò dei suoi usi e costumi. Soprattutto una mostra rivolta e fruibile a tutti, a cominciare dal prezzo irrisorio del biglietto, di soli due euro.
Anna Giammetta

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