Rumeno 44enne si suicida nel carcere di Lecce

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LECCE, 5 SETTEMBRE – R.B.I. un rumeno di 44 anni, si sarebbe suicidato verso l’1.30 del...

LECCE, 5 SETTEMBRE – R.B.I. un rumeno di 44 anni, si sarebbe suicidato verso l’1.30 della notte scorsa nella sua cella, nel carcere di Borgo San Nicola di Lecce dove era ristretto con altri due detenuti che al momento della tragedia dormivano.

Morto per impiccagione, sono stati gli agenti della polizia penitenziaria ad accorgersi dell’insano gesto quando per l’uomo ormai non c’era ormai più nulla da fare. Inutile l’intervento dei sanitari del 118 del nosocomio leccese.

L’uomo già noto alle forze dell’ordine, era già stato tratto agli arresti domiciliari già a marzo 2018 per maltrattamenti in famiglia, tentata estorsione (in quanto aveva tentato di sottrarre lo stipendio della sua compagna che lavorava come badante presso una coppia di anziani) e violazione di domicilio.

In carcere era finito il 28 agosto scorso, dopo che aveva picchiato la convivente e il figlio della stessa.

I militari dell’arma, allarmati da una telefonata, si erano immantinente recati nell’abitazione dove si consumava l’illecito. Alla vista dei carabinieri il 44enne si è prontamente barricato in casa per avere il tempo di fuggire da un balcone posteriore e nascondersi all’interno di un un pozzo profondo diversi metri.

Non appena rintracciato, i carabinieri, con l’aiuto anche dei Vigili del Fuoco di Maglie, sono riusciti a convincerlo ad uscire dal pozzo, dove nel precipitarsi si era frantumato un polso. Dopo essere stato curato al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Scorrano, tratto in arresto, è stato associato presso la casa circondariale di Lecce, dove questa notte si è consumato il fatto.

Non si è fatta attendere la dichiarazione di Leo Beneduci, segretario generale dell’OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) che in occasione del dramma ha ricordato la questione della carenza di personale nei penitenziari italiani (ed in particolare in quello leccese, dove nei turni pomeridiani e notturni sarebbero in servizio meno di 20 agenti a fronte di mille detenuti) e del sistema carcerario, ‘ormai allo sbando’. Sollecitando, al contempo, la rivisitazione di tutto il sistema penitenziario e la revisione delle piante organiche, che negli ultimi anni hanno subito un taglio del 15 percento.

Luigi Palumbo

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