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Sicilia imbottigliata, Fillea Cgil Sicilia: “Il traffico che blocca il futuro”

Redazione
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Articolo segnalato da: Paola Altomonte
Sicilia imbottigliata, Fillea Cgil Sicilia: “Il traffico che blocca il futuro”
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Code interminabili, velocità ridotte, ore perse ogni anno nel traffico. Eccolo il quadro a tinte fosche della viabilità, secondo la Fillea Cgil Sicilia, che rileva come “questa situazione, in Sicilia, assuma un significato ancora più profondo e strutturale rispetto al resto d'Italia". In una condizione che incide sulla qualità della vita, sulla salute pubblica e sulla produttività economica”. 

 

Viaggiare in auto nelle grandi città italiane è insomma diventato sempre più snervante. E a confermarlo è il Traffic Index 2025, pubblicato a gennaio 2026, che fotografa una realtà allarmante: Palermo è la città più trafficata d’Italia e Catania occupa il terzo posto nazionale. “Un episodio non occasionale, ma la conferma, semmai ce ne fosse il bisogno, di un deficit infrastrutturale che da decenni penalizza l’Isola”. Ne è certo Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, che aggiunge: “A Palermo il livello medio di congestione ha raggiunto il 51,3%. Nelle ore di punta mattutine si arriva all’83,8%, con una velocità media di appena 22 chilometri orari. Ogni automobilista perde in media 98 ore all’anno nel traffico: quattro giorni interi bloccati in coda”. E Catania non è da meno: “103 ore perse ogni anno - ancora Pistorio - un livello di congestione del 47,1% e una rete che, pur mostrando lievi miglioramenti percentuali, resta strutturalmente in affanno”.

 

Secondo il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, una cosa è certa: “Questi numeri non sono semplicemente il risultato di un eccesso di automobili. Sono il prodotto di un sistema infrastrutturale incompleto e squilibrato”. E i fatti parlano chiaro. “Nel caso di Catania - spiega Pistorio - la tangenziale rappresenta l’asse portante dell’intero sistema viario regionale. È lunga 24 chilometri, collega le autostrade A18, A19 e la Catania–Siracusa, e costituisce l’unico corridoio continuo tra il Nord e il Sud dell’Isola e tra le due aree metropolitane più industrializzate. Eppure, opera stabilmente oltre la capacità di progetto, con livelli di servizio classificabili tra E ed F, secondo gli standard internazionali. Nelle ore di punta si superano i 40.000 veicoli per direzione, con una quota di mezzi pesanti che raggiunge il 14%. Il nodo di San Gregorio è ormai un punto di conflitto permanente, dove flussi metropolitani e interregionali si intrecciano senza adeguate connessioni dirette. Il risultato è un sistema che procede a “stop and go”, con ricadute economiche e ambientali pesantissime”. 

 

“Palermo, dal canto suo - prosegue Pistorio - soffre l’assenza di un attraversamento moderno e di un sistema integrato capace di alleggerire la pressione sul centro urbano. La congestione record certificata da TomTom non è dunque un fenomeno isolato, ma l’effetto finale di una pianificazione infrastrutturale rimasta incompleta. Ma il problema non è solo urbano. È regionale”. 

 

Il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia ribadisce: “La Sicilia continua a scontare il mancato completamento di opere strategiche decisive: l’asse Nord–Sud tra Santo Stefano di Camastra e Gela; la Modica–Gela, pensata per completare la Siracusa–Gela e rafforzare il ruolo logistico del porto gelese; un moderno attraversamento di Palermo; la nuova tangenziale di Catania. Senza queste infrastrutture, il traffico locale diventa il punto di scarico di tutte le inefficienze territoriali”. 

 

E le conseguenze sono evidenti. “Perdita di produttività - elenca Pistorio - aumento dei costi per le imprese, maggiore consumo di carburante, incremento delle emissioni di CO₂ e polveri sottili, stress per lavoratori e famiglie. Non è solo un problema di mobilità. È una questione di competitività e di diritto alla qualità della vita”. 

 

Il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia ricorda: “Molte città italiane stanno disincentivando l’uso dell’auto privata nei centri storici e investendo su metropolitane, tram, mobilità sostenibile. In Sicilia, invece, il trasporto pubblico e ferroviario non riesce ancora a rappresentare un’alternativa strutturale credibile, mentre la rete stradale continua a operare in condizioni di saturazione. Se Palermo è la città più trafficata d’Italia e Catania è terza, il dato non può essere archiviato come una semplice classifica. È il sintomo di un divario infrastrutturale che rischia di diventare cronico. Serve una strategia integrata, multilivello, capace di connettere investimenti infrastrutturali, pianificazione urbana e mobilità sostenibile. Serve una visione che consideri la rete viaria non come un insieme di tratti isolati, ma come un sistema organico al servizio dello sviluppo”. 

 

Pistorio conclude: “La Sicilia non può permettersi di restare imbottigliata. Perché quando il traffico diventa strutturale, non si perde soltanto tempo: si perde futuro”.

 


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