Dal conflitto alla concordia sociale
Fantasticherie del cuore Calabria

Dal conflitto alla concordia sociale

mercoledì 17 gennaio, 2018

La reazione del mondo dinanzi ad una ostilità sociale, grande o piccola che sia, è infatti più volte di passività o di contrasto fine a sé stesso. “Vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo” (Evangelii gaudium, 227). Oggi è divenuto vitale muoversi in questa ultima direzione e per farlo è indispensabile che si possano intrecciare tra di loro alcuni pilastri globali dell’esistenza umana, quali la responsabilità, l’amore e l’obbedienza. Ogni qualvolta che una comunità sbanda o in un luogo di lavoro e di coabitazione sociale, compresa la famiglia, si inseriscono inquietudini e immoralità, vengono meno i valori cristiani. [MORE]

Tutto questo succede quando la responsabilità personale, l’amore profuso e l’obbedienza alla Parola si trasformano in aspetti secondari. In un contesto del genere ogni conflitto genera altre ingiustizie e ciascuna comunità, priva dell’insegnamento evangelico e dei suoi necessari riferimenti, rischia di perdere la bussola della vita che conduce al benessere comune. Un uomo del Signore deve perciò costantemente, nella sua responsabilità, coniugare in modo permanente amore e obbedienza. Non si può lasciare il popolo senza Parola. Chi si muove in questa direzione, pur avendo il compito di sollecitare il vangelo nei cuori, commette “un crimine spirituale” e spegne quell’amore verso il prossimo che solo l’obbedienza al Signore può dare.

La scelta della fede è sempre del singolo, ma chiunque ha il diritto di essere messo nelle condizioni di conoscere la strada che salva e redime. Mosè, scendendo dal monte e vedendo il popolo immerso nella idolatria, disse ad Aronne: “Che ti ha fatto questo popolo, perché tu l’abbia gravato di un peccato così grande?” (Es. 32,21). Il male quindi più grande che si possa fare ad una comunità è lasciarla alla sua deriva, privandola dal senso alto della verità rivelata. Il ricordo della Parola mette ognuno al riparo da quelle azioni che trasfigurano l’armonia terrena nella sua struttura fisica, sociale e spirituale. I guai odierni ambientali, morali, comportamentali, non sono forse il frutto di un rifiuto di ascolto dei principi universali che i comandamenti e le beatitudini hanno consegnato al mondo per l’eternità?

Se si pensa poi ai disastri climatici e agli incendi dolosi, non si registrano per caso comportamenti e modelli individuali e collettivi di egoismo e disprezzo sociale? Obbedire alla Parola di Dio e osservare le sue leggi consente di non stare dalla parte di coloro che partecipano alle proprie rovine quotidiane e a quelle collegiali. Nello stesso tempo permette di attrarre il vicino verso buone pratiche. Rafforza di fatto un comportamento comunitario costruttivo, mai conflittuale, che segnala le criticità e indirizza verso la concordia sociale, offrendo soluzioni convincenti e benefiche per tutti. Quest’ultimo passaggio è vitale per il singolo che ha compreso come la sua obbedienza agli indirizzi eterni del Creatore sia una grande virtù. Una vera esperienza ontologica che va trasmessa e testimoniata all’interno degli spazi quotidiani personali e di quelli pubblici, deputati ad organizzare la vita sociale, politica e etica dei suoi componenti.




Egidio Chiarella

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