Alcoa: la fine del sogno

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Portovesme, 2 novembre 2012 - Un giorno d'anticipo per il momento tanto temuto: è stata spent...

Portovesme, 2 novembre 2012 - Un giorno d'anticipo per il momento tanto temuto: è stata spenta l'ultima cella dello stabilimento Alcoa di Portovesme, questa mattina alle 6:30. Si trattava della n°1124. «Il giorno più triste», secondo i delegati sindacali e «la fine del sogno» secondo alcuni operai all'ingresso.

Dopo tante lotte, manifestazioni, atti di rabbia estremi come il blocco dell'aeroporto di Elmas, l'arrampicata sul silos dell'impianto e gli scontri a Roma, la fabbrica è ufficialmente ferma.

Nonostante l'accordo con il governo che aveva rallentato il processo di chiusura in vista di un eventuale acquirente, nel settembre di quest'anno era iniziato il procedimento di fermata tramite il graduale spegnimento delle celle.

Alcoa ha più volte posticipato convinta dal Governo che puntava sul compratore Glencore che, dopo mesi di silenzio, si è tirato indietro per i costi dell'energia elettrica agli inizi di ottobre.

Ed anche se tutto il procedimento si è seguito in vista dell'eventuale riapertura, questa possibilità si vive come molto remota. Ignazio Cerniglia, capoturno della squadra che ha eseguito lo spegnimento di oggi ha detto all'Unione Sarda: «Anche se qua si è preparati per un probabile riavvio in cuor mio non vedo speranza. Non penso che i ministri il 13 porteranno la soluzione al problema».

Ma da tempo si paventava quanto avvenuto. Franco Bardi, Rsu Cgil, nel corso dell'assemblea delle associazioni sindacali Alcoa tenutasi il 27 agosto, cioè alla vigilia dell'avvio del procedimento, aveva affermato «se si fermerà la fabbrica sarà per sempre. Si tratta di un impianto troppo complesso perché si possa sperare in una riapertura».

Un'idea condivisa, dunque, e che non cessa di esser presente anche a chi vive la realtà della fabbrica da vicino.

Per i lavoratori diretti di Alcoa si aprono, ora, le operazioni di messa in sicurezza dell'impianto, sempre in vista dell'eventuale riavvio. Una trentina di operai dovrebbero poi essere impiegati per tutto il 2013 nella manutenzione.

Va peggio ai lavoratori delle ditte d'appalto che hanno ricevuto o attendono le lettere di licenziamento.

(in foto: protesta degli operai sul silos agli inizi di settembre, fonte: ansa)

Marco Secci

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