Antigone di Sofocle, grande successo per il Teatro di Calabria

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
Catanzaro, 2 Luglio - Il consueto sorriso luminoso dei collaboratori del Teatro di Calabria accoglie...

Catanzaro, 2 Luglio - Il consueto sorriso luminoso dei collaboratori del Teatro di Calabria accoglie lo spettatore e lo accompagna nell’incantevole scenario del chiostro del Complesso Monumentale del San Giovanni. Il cielo ancora è azzurro e le rondini garriscono allegre. La nobile sala all’aperto si riempie lentamente ma gioiosamente. Alle spalle fa da guardia “Petrus”, un grande cavallo in lamiera, opera dell’artista catanzarese Nuccio Loreti. Davanti, invece, domina il palco con ai lati le due grandi scale a chiocciola in ferro che portano al secondo livello, perfettamente integrate con la scenografia. Scende il buio, si accendono le luci, una musica dolce pervade l’aria e la magia ha inizio. Il vento della parola antica torna a soffiare, parte la sesta edizione di “Graecalis”, ciclo di rappresentazioni classiche a cura del Teatro di Calabria, che da pochi giorni ha ottenuto il prestigioso patrocinio del Ministero dei Beni Culturali. Il professore Luigi La rosa, che ne ha curato la riduzione, e il maestro Aldo Conforto, che ha magistralmente diretto l’opera, ieri sera hanno messo in scena “Antigone”, tragedia di Sofocle, rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 442 a.C..

L'opera racconta la storia di Antigone, che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. Scoperta, Antigone viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. In seguito alle profezie dell'indovino Tiresia e alle suppliche del coro, Creonte decide infine di liberarla, ma troppo tardi, perché Antigone nel frattempo si è suicidata impiccandosi. Questo porta al suicidio il figlio di Creonte, Emone (promesso sposo di Antigone), e poi la moglie di Creonte, Euridice, lasciando Creonte solo a maledire la propria stoltezza” (Wikipedia).

È un Antigone forte, determinata, quella di Mariarita Albanese. Non accetta che suo fratello non abbia degna sepoltura e non esita a sfidare il potere del re, ma non esita nemmeno a ribellarsi al potere dell’uomo che da sempre ha sottomesso la donna alla sua volontà.

A lei si oppone il re Creonte, Paolo Formoso, grande presenza scenica e superba interpretazione. Restituisce un tiranno che non accetta disobbedienza alle sue idee, né tantomeno una donna che si ribella. Ritiene che il peggiore dei mali è l’anarchia e che solo il rispetto delle leggi del re, giuste o non giuste, è la salvezza. Si ostina ad opporsi a leggi non scritte ma sentite come divine e va incontro alla sua rovina. Molto bravo nell’interpretare il tardivo pentimento e il dolore di fronte alla distruzione della sua famiglia.

Ad indurlo al, seppur tardivo, pentimento è l’indovino Tiresia, magistralmente interpretato dal maestro Aldo Conforto, accompagnato da una fanciulla, Clizia Argirò. Tiresia viene dalla profondità del Mito (Odissea) e viene portato sulla scena da Sofocle come profeta. Cieco che riesce a vedere oltre la vista degli uomini. Il maestro palesa, dapprima, tutta la saggezza dell’indovino che cerca di far cambiare idea al tiranno spiegando la gravità delle sue scelte, e poi la sua indignazione di fronte al suo ostinato rifiuto.

L’ostinazione di Creonte porta alla distruzione della sua famiglia ed è Andrea Bunty Giudice ad impersonare suo figlio, consegnando un Emone, promesso sposo di Antigone, che non ha timore a contrastare il dispotico padre dimostrando tutto il suo amore per lei.

 Sempre intensa e profonda l’interpretazione di Salvatore Venuto che, nel ruolo del Nunzio, narrando della morte di Emone, è riuscito ad attrarre il pubblico alla drammaticità del suo racconto, a fargli vivere la crudeltà dell’episodio drammatico e a dare, infine, anche una morale: «Quale solenne esempio per gli umani, che fra i molti mali in agguato la perdita del senno è il peggiore».

Una menzione speciale a Marta Parise, Alessandra Macchioni, Anna Maria Corea e Antonella Rotella nel ruolo del Coro. Un personaggio chiave, rappresenta il popolo di Tebe che si forma la propria idea attraverso la discussione dei protagonisti. Le quattro attrici sono riuscite, grazie ad una performance in continuo movimento, con un’interpretazione del viso e del corpo sempre intensa, anche quando non parlavano direttamente, a trasmettere il messaggio filosofico dell’opera, attraverso un’evoluzione che va da una prima parte. in cui dà credibilità a Creonte. alla parte finale, in cui prende coscienza che ciò che lui fa è sbagliato.

Cinque minuti di applausi hanno sancito un grande successo meritato per una compagnia che fa della passione, dello studio e del sacrificio la sua ragion d’essere.

Questa sera si replica. Giorno 15 sarà messa in scena, invece, la commedia di Plauto “Miles Gloriosus”.

Saverio Fontana

Fotografia di Franco Cimino

InfoOggi.it Il diritto di sapere