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Borse europee in forte calo: Milano perde terreno mentre petrolio e inflazione preoccupano i mercati

Redazione
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Borse europee in forte calo: Milano perde terreno mentre petrolio e inflazione preoccupano i mercati
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Mercati finanziari sotto pressione tra tensioni geopolitiche, aumento del petrolio e possibili nuovi rialzi dei tassi della BCE

L’inizio della settimana sui mercati finanziari europei si apre con una giornata difficile per gli investitori. Le borse europee registrano infatti un deciso calo, trascinate dalle tensioni geopolitiche internazionali e dall’impennata delle materie prime energetiche. In particolare, la Borsa di Milano mostra una flessione significativa, mentre il comparto energetico è tra i pochi a resistere alle vendite.

L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas alimenta i timori di una nuova ondata di inflazione, spingendo gli analisti a ipotizzare ulteriori interventi della Banca Centrale Europea sui tassi di interesse.

Borse europee in rosso: Milano tra le peggiori

La giornata si apre con vendite diffuse su quasi tutti i principali listini europei. Le perdite sono importanti, anche se inferiori rispetto a quelle registrate in Asia nelle ore precedenti.

Nel dettaglio:

  • Parigi e Madrid segnano un calo di circa -2,5%
  • Francoforte perde circa -2,3%
  • Milano scende del -2,25%
  • Londra limita i danni con -1,72%

La pressione sui mercati è legata soprattutto all’incertezza geopolitica e all’impennata delle materie prime energetiche. In questo contesto, l’indice Euro Stoxx 600 registra un ribasso superiore al 2%, segnale di un clima di forte prudenza tra gli investitori.

Tensioni geopolitiche e rincaro dell’energia

Uno dei fattori principali che stanno influenzando i mercati finanziari è la crescente instabilità internazionale. Le tensioni legate alla situazione politica in Iran alimentano i timori di un conflitto prolungato, con possibili ripercussioni sui mercati energetici globali.

Il prezzo del petrolio WTI è salito con forza, segnando un aumento di circa +14,5% fino a 104,64 dollari al barile. Anche il gas naturale registra un’impennata significativa, con un incremento di oltre +16% fino a circa 62 euro al MWh.

Questo scenario alimenta nuove pressioni sull’inflazione in Europa, spingendo gli investitori a rivedere le aspettative sulle future decisioni della BCE.

Banche e semiconduttori tra i settori più colpiti

La fase di vendita sui mercati ha coinvolto quasi tutti i comparti, ma alcuni settori risultano particolarmente penalizzati.

Tra i titoli più colpiti figurano le aziende del settore semiconduttori, con forti ribassi per:

  • ASML Holding (-4,52%)
  • Infineon (-4,08%)
  • STMicroelectronics (-3,54%)

In difficoltà anche il comparto bancario europeo. Tra i titoli più penalizzati:

  • Mediobanca (-4,5%)
  • UniCredit (-4,45%)
  • Barclays (-4,45%)
  • Banco BPM (-4,25%)
  • Monte dei Paschi di Siena (-4,05%)
  • Intesa Sanpaolo (-4%)

In calo anche il comparto automobilistico, con flessioni per Stellantis (-3,3%) e Ferrari (-2,95%).

Petroliferi in controtendenza

In una giornata dominata dai ribassi, pochi titoli riescono a mantenersi in territorio positivo. Tra questi spiccano le società energetiche, sostenute proprio dal rialzo delle quotazioni del petrolio.

Tra i titoli in crescita figurano:

  • Shell (+1,45%)
  • BP (+0,7%)
  • Eni (+0,4%)

Segnale positivo anche per il settore della difesa con il rialzo di Leonardo (+1,54%).

Crollo delle borse asiatiche

La giornata negativa dei mercati europei arriva dopo un forte scossone nelle borse asiatiche, che hanno registrato perdite ancora più marcate.

Tra i principali listini:

  • Tokyo Stock Exchange: -5,2%
  • Taiwan Stock Exchange: -4,43%
  • Korea Exchange: -5,96%
  • Shanghai Stock Exchange: -0,67%

In rosso anche altri mercati dell’area Asia-Pacifico come Hong Kong, Singapore e Mumbai, segnale di una tensione diffusa sui mercati globali.

Spread in aumento e rafforzamento del dollaro

L’incertezza sui mercati si riflette anche sui titoli di Stato. Il rendimento dei BTP italiani sale fino al 3,72%, mentre quello dei Bund tedeschi raggiunge circa il 2,88%.

Di conseguenza lo spread BTP-Bund torna sopra gli 83 punti base, segnale di maggiore cautela da parte degli investitori nei confronti del debito pubblico dei Paesi europei.

Parallelamente si rafforza il dollaro, che guadagna terreno nei confronti delle principali valute internazionali.

BCE verso nuovi rialzi dei tassi?

Secondo le più recenti stime raccolte da Bloomberg, i mercati stanno rivedendo le aspettative sulle decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea.

A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei rischi legati all’inflazione, gli analisti prevedono ora due possibili rialzi dei tassi di interesse entro il 2026, invece di uno solo come ipotizzato fino a pochi giorni fa.

Le ipotesi parlano di due aumenti da 25 punti base, con una prima decisione che potrebbe arrivare già entro il mese di giugno.

Anche la Bank of England potrebbe intervenire sui tassi entro l’anno: secondo le stime del mercato, esiste circa il 70% di probabilità di un aumento.

Mercati finanziari globali: una fase di forte incertezza

Il quadro complessivo mostra quindi un momento delicato per i mercati finanziari globali. Tra tensioni geopolitiche, rialzo delle materie prime e timori di nuove strette monetarie, gli investitori stanno adottando un atteggiamento più prudente.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se la volatilità sui mercati resterà elevata o se si aprirà una fase di maggiore stabilità per le borse europee e internazionali.


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