Coronavirus: sindacato Spp, da domani rischio rivolte carceri. 'Serve Esercito e taser'
Cronaca Lazio Roma

Coronavirus: sindacato Spp, da domani rischio rivolte carceri. 'Serve Esercito e taser'

domenica 22 marzo, 2020

Coronavirus: sindacato Spp, da domani rischio rivolte carceri. 'Per proroga sospensione colloqui. Serve Esercito e taser'
ROMA, 22 MAR - Per la proroga che scatterà domani della sospensione dei colloqui con i familiari nelle carceri, per contenere il contagio del Coronavirus, si leva l'allarme per il rischio di nuove sommosse nei penitenziari nella prossima settimana.

A lanciarlo è il Sindacato di Polizia Penitenziaria - Spp - che chiede, tramite il segretario Aldo Di Giacomo - l'intervento dell'Esercito a garantire l'ordine pubblico all'esterno delle carceri e la predisposizione di gruppi di agenti penitenziari dotati di taser per sedare eventuali disordini negli istituti. "Il Ministro dell'Interno Lamorgese ha raccolto il nostro allarme, lo prova la nota del Capo della Polizia Gabrielli che riprende la nostra pressante segnalazione, estesa a tutti i Prefetti e allo stesso Ministro, sul rischio di nuove rivolte.

Il banco di prova sarà domani con la proroga della sospensione dei colloqui che è stata la molla, per noi il pretesto, delle violente rivolte più recenti", dice Di Giacomo. "La miscela esplosiva è da una parte la campagna cosiddetta umanitaria che vorrebbe 'svuotare le carceri' e dall'altra i provvedimenti decisi dal Governo che consentirebbero le misure alternative con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico per un numero di detenuti decisamente ridotto.

Se alla delusione, specie tra chi ha sulle spalle molti anni di detenzione, quindi appartenente a gruppi di criminalità organizzata, si aggiunge come scrive il Capo della Polizia un possibile 'appoggio esterno da parte delle famiglie dei detenuti e di gruppi anarchici', la situazione diventa ancor più preoccupante", sottolinea il sindacalista. "Dobbiamo purtroppo constatare - afferma Spp - che nessun provvedimento è sinora previsto da parte dell'Amministrazione Penitenziaria che, come è già accaduto nella prima ondata di rivolte che ha palesato la presenza espressa da magistrati di una 'regia occulta', continua a non saper gestire la situazione".

"C'è una sola strada: impiegare l'Esercito con compiti di polizia, fuori degli istituti penitenziari, e predisporre gruppi di intervento di polizia penitenziaria dotati di pistola taser per gestire eventuali rivolte. L'arrivo del migliaio di nuovi agenti previsto dal Ministero, da formare in attività pratiche e non da mandare allo sbaraglio, non può risolvere la situazione. Al punto in cui siamo - afferma Di Giacomo - non possiamo avere più fiducia nell'Amministrazione Penitenziaria e continuiamo a rivolgerci direttamente ai Prefetti anche perché sia assicurato nelle carceri il pieno rispetto delle norme di prevenzione dal contagio che il Governo ha deciso e che non possono valere solo fuori". "A noi risultano - conclude Di Giacomo - già circa 70 casi di colleghi e una quindicina di detenuti positivi al Covid19. Numeri che dovrebbero far scattare misure straordinarie per evitare una emergenza sanitaria con conseguenze catastrofiche".

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"Nelle carceri ora si rischia di generare ulteriori aberrazioni della tenuta del sistema sicurezza visto che alla Polizia Penitenziaria nonostante l'allarme sanitario si chiede di svolgere il servizio senza Dpi idonei, con orari di oltre 24 ore consecutive non previsti dalla normativa, senza il minimo bene di sostentamento avendo il Capo del Dipartimento chiuso gli spacci interni, e con i detenuti pronti a replicare le recenti rivolte". Lo sottolinea l'Unione dei Sindacati di Polizia Penitenziaria che teme a partire da domani la ripresa dei disordini per la proroga della sospensione dei colloqui con i familiari e il timore dei contagi. Per Moretti, presidente dell'Uspp, "la chiusura degli spacci è una misura che va immediatamente cancellata perché è un controsenso dato che si lascia aperto il servizio mensa dove gli assembramenti sono più marcati", e "vanno eliminati provvedimenti che umiliano la dignità del personale una parte del quale è chiamato a svolgere servizi per oltre 24 ore e fino a tre giorni consecutivi: un fatto che dimostra il pressapochismo del vertice dipartimentale". "Non ci risultano ancora attivate misure idonee per ciò che riguarda le dotazioni di protezione, ancora insufficienti o inadeguate, posto che abbiamo chiesto di farle utilizzare a tutto il personale in servizio senza alcuna esclusione, oltre alla possibilità di sottoporre gli agenti ad accertamento previo tampone dell'eventuale contagio da coronavirus in caso di esposizione". Per queste ragioni ed in assenza di un cambio di rotta, l'Uspp ha lanciato "lo stato di agitazione del personale a decorrere da domani tramite uno sciopero bianco, ovvero l'applicazione pedissequa dei servizi come da regolamento di servizio, rifiutandosi cioè di svolgere attività che non gli competono e provvedendo a redigere una relazione per ogni attività non prevista".


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