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Il football americano italiano sempre più modello di integrazione sportiva. Dopo “Free ...

Il football americano italiano sempre più modello di integrazione sportiva. Dopo “Free Safety”, il racconto di altre esemplari collaborazioni.
ROMA 23 NOVEMBERE - In principio è stata Legio XIII Roma e il docufilm “Free Safety – La Rotta del Coraggio”, prodotto da #Assofootball e recentemente presentato in concorso allo Sport Movie & TV Festival di Milano. Il racconto del miracolo sportivo di Kana e Saikou, iniziato due anni fa con lo sbarco, drammatico sulle coste italiane e culminato con l’invito dei Michigan Wolverines, squadra di primaria importanza nel panorama professionistico della NCAA, ad una settimana di full immersion nel mondo sportivo a stelle e strisce, si arricchisce di mese in mese di nuovi capitoli e nuovi protagonisti.

La Federazione Italiana di American Football, Disciplina Associata al CONI, osserva ed incoraggia, supporta e promuove le iniziative dei propri team non solo a livello sportivo ma anche nel sociale, profondamente consapevole della forza dei valori intrinseci del football americano: aggregazione, inclusione, fair play, rispetto e condivisione. Nelle periferie delle grandi città, così come nei piccoli borghi, il messaggio che il nostro sport sta diffondendo in campo e fuori è che nelle nostre squadre c’è posto per tutti, di qualunque colore, religione, lingua o cultura si tratti. Non esistono “ghetti” nel football americano. Solo rigore, disciplina e rispetto delle regole e dell’avversario.

Ecco allora, dopo la splendida avventura della Legio XIII, per la quale continuano i riconoscimenti da parte delle istituzioni sportive e politiche del nostro Paese, le collaborazioni dei Mad Bulls Barletta, dei Mustangs Mantova e dei Ravens Imola. Per tutti si parte da un approccio con Centri Accoglienza locali, nel tentativo di coinvolgere più ragazzi possibile, superando le barriere linguistiche e l’inevitabile diffidenza di chi ha vissuto l’inferno e ora non si fida più di nessuno. Camerun, Costa D’Avorio, Gambia, Ghana, Mali, Senegal, Nigeria, Guinea…c’è tutto il continente africano che scappa da guerra, miseria, corruzione e violenza e chi riesce a sopravvivere alla traversata sui tristemente noti ‘barconi della morte’ e al carcere libico, arriva in Italia senza più niente. Neanche le lacrime per piangere.

Accolti in squadra, questi nuovi atleti (perché questo sono per noi) si confrontano con un gioco a loro totalmente estraneo: anche in Africa è il calcio a dominare le fantasie dei giovani e l’approccio con la palla lunga un piede lascia spesso perplessi. A vincere, però, è l’atmosfera di immediata accoglienza che i ragazzi trovano in squadra. C’è curiosità, certo, ma anche grande attenzione da parte dei compagni di squadra: le doti atletiche dei nuovi arrivati non sono certo una novità, ma lo sono le storie che hanno da raccontare…un conto è ascoltare, magari di sfuggita e con un po’ di sufficienza, le notizie dei TG, un’altra è farlo dalle voci dei protagonisti. Ragazzi della stessa età, ma con alle spalle un bagaglio completamente diverso, spesso pesantissimo. Ci si allena insieme, si gioca insieme e insieme si vive il famoso “quinto tempo” del football, con le fatiche del campo a cementare l’amicizia.

Nelle squadre che abbiamo menzionato, si fa a gara per aiutare i nuovi arrivati, cui viene donato tutto, dalle attrezzature all’abbigliamento di gioco e il progetto di accoglienza coinvolge tutti, giocatori, dirigenti e tifosi. L’emozione del primo touchdown segnato da questi atleti non si dimentica, così come non si possono dimenticare il sorriso e la felicità che fa brillare loro gli occhi e a noi scaldare il cuore. E’ facile cadere nella retorica, ne siamo consapevoli, ma in un momento sociale come quello attuale, crediamo sia quanto mai opportuno ricordare quanto lo sport possa aiutare quei processi di integrazione altrimenti lenti e complicati. Questo l’hanno capito le istituzioni ed enti quali l’UNAR (l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e l’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), che hanno patrocinato diverse iniziative promosse dai nostri team.

Continueremo a raccontare queste storie, perché siano d’esempio per tutti e perché stimolino altri a seguirne l’esempio. E per ora diciamo grazie a Legio XIII, Mustangs, Mad Bulls e Ravens, nonché al Centro di Accoglienza Straordinaria “Casa del Sole” di Fiumicino, alla Cooperativa Solcoprossimo di Imola, alla C.A.S. Medihope di Bisceglie, al Centro Misericordia di Barletta, alle Cooperative Alce Nero, Coprosol, Hike e Ippogrifo delle province di Mantova e Cremona e a tutti i meravigliosi operatori che ogni giorno si dedicano a questi ragazzi.

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