Indagine Istat: si legge sempre meno. Il 30% delle persone dice di non averne il tempo

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ROMA, 10 MARZO 2018 - L’ultima indagine Istat pubblicata fornisce i dati relativi alla produzi...

ROMA, 10 MARZO 2018 - L’ultima indagine Istat pubblicata fornisce i dati relativi alla produzione e alla lettura dei libri in Italia: la produzione di libri aumenta, il numero dei lettori diminuisce.

Tra i non lettori, il 30% sostiene di non avere il tempo di leggere. Dai dati emerge che il 23,7% di chi non legge preferisce altri svaghi rispetto ai libri, il 15,9% è impossibilitato alla lettura da motivi di salute ("non ci vedo bene, età anziana") e il 9,1% è troppo stanco dopo aver svolto altre attività e lavorato tutto il giorno. L'8,5% dei non lettori sostiene che il deterrente alla lettura è rappresentato dal costo elevato dei libri. Il 6,5% dei non lettori preferisce ai libri la tevisione, radio, pc e cinema.

Non sembra arrestarsi il calo dei lettori, passati dal 42,0% della popolazione di 6 anni e più del 2015 al 40,5% nel 2016. Si tratta di solo circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali.

La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 33,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell'anno.
Leggono di più i giovani tra gli 11 e i 14 anni (51,1%) rispetto a tutte le altre classi di età.

L'editoria sta cambiando canali distributivi proprio per adeguarsi alle nuove esigenze dei lettori e ha preso a crescere il mercato digitale: più di un libro su tre (circa 22 mila titoli) è ormai disponibile anche in formato e-book, quota che sale al 53,3% per i libri scolastici. Inoltre, nell’opinione degli editori, i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura in Italia sono il basso livello culturale della popolazione (39,7% delle risposte) e la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura (37,7%).

Nel 2016 oltre l'86% dei circa 1.500 editori attivi pubblica non più di 50 titoli all'anno; oltre la metà (54,8%) sono "piccoli editori", che producono al più 10 opere in un anno, e il 31,6% sono "medi" editori, che producono in un anno da 11 a 50 opere. I "grandi editori", con una produzione libraria superiore alle 50 opere annue, rappresentano il 13,6% degli operatori attivi nel settore e pubblicano più di tre quarti (76,1%) dei titoli sul mercato, producendo quasi l'86% delle copie stampate. Oltre il 50% degli editori attivi nel 2016 ha sede nel Nord della penisola; la città di Milano da sola ospita più di un quarto dei grandi marchi. Nel 2016, ancora, è stato rilevato un lieve segnale di ripresa della produzione editoriale: i titoli pubblicati aumentano del 3,7% rispetto all'anno precedente; persiste invece la tendenza alla riduzione delle tirature (-7,1%).

Si ricordi che Dario Franceschini, ministro dei beni culturali e del turismo dello scorso governo si è espresso molto sulla necessità di una legge che aiuti l’intera filiera libraria: “Un libro è importante almeno quanto un film? Se è così penso che lo Stato debba fare una legge per l’editoria che aiuti tutta la filiera, dagli autori ai distributori alle traduzioni. E sono convinto che chiunque vincerà le prossime elezioni sentirà questo dovere morale di portarla avanti”. E ha sostenuto in un’intervista, come riportava l’Ansa: “In questa legislatura abbiamo portato a compimento la legge sul cinema e sullo spettacolo dal vivo. In quelle leggi c’è un principio: siccome i film, la musica, la prosa e la danza sono importanti, lo Stato le aiuta e sostiene in modo forte tutta la filiera. Su questo si deve basare anche la legge per l’editoria”.

Fonte immagine Istat

Claudia Cavaliere

 

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