L'Aquila: riaperta Santa Maria del Suffragio

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L’AQUILA, 6 DICEMBRE- Oggi è stata riaperta la chiesa simbolo della città dell’Aquila: Santa M...

L’AQUILA, 6 DICEMBRE- Oggi è stata riaperta la chiesa simbolo della città dell’Aquila: Santa Maria del Suffragio, detta delle Anime Sante.

La chiesa è stata ricostruita con un finanziamento proveniente dal Governo italiano e  da quello francese, il lavoro più complesso ha riguardato la ricostruzione dell’imponente cupola crollata in diretta tv nel 2009.

Alla riapertura ha partecipato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale dopo l’inno italiano seguito da quello francese, si è soffermato nella cappella della memoria ove su una pietra sono incisi i nomi delle vittime ed ha sfogliato il libro con le foto di chi non è sopravvissuto al devastante terremoto.

La ministra francese degli Affari Europei, Nathalie Loiseauha commentato l’evento: “Italia e Francia nazioni sorelle la cui vicinanza si misura con una forza d’animo così particolare che ci porta a costruire insieme, consapevoli che senza l’altro non potremmo andare lontano. Tale ricostruzione è il simbolo della nostra amicizia.

Alla cerimonia era presente il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi che durante il suo discorso davanti il Presidente della repubblica ha voluto sottolineare quante difficoltà ha comportato il sisma per la città ma anche che oggi ciò che resta è la speranza per il futuro.

Commosso, Massimo Cialente, ex sindaco dell’Aquila, in prima linea nei giorni del terremoto ha voluto ribadire la lentezza della ricostruzione pubblica nel nostro paese “Abbiamo 150 miliardi di opere pubbliche ferme”.

Momento speciale di questa giornata è stata l’apertura del portone di Santa Maria delle Anime Sante quando migliaia di bambini hanno fatto volare palloncini neri e verdi, colori simbolo del capoluogo abruzzese. L’emozione è stata sentita dagli stessi bambini, come spiega Davide di 9 anni: “Ho pensato alla mia città che rinasce, e sono molto felice perché io all’Aquila voglio rimanere e vivere, nella speranza che il terremoto non arrivi più”.

Ludovica Portelli

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