#Le lingue di Eugenio Finardi

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Intervista a Eugenio Finardi MESSINA, 4 MAGGIO 2013 - Quante lingue può parlare un individuo...

Intervista a Eugenio Finardi
MESSINA, 4 MAGGIO 2013 - Quante lingue può parlare un individuo? In che lingua pensa un bilingue? Perché noi italiani siamo così restii a imparare le lingue straniere? E, soprattutto, come elabora il nostro cervello la capacità di esprimersi in più lingue? Recenti studi illustrano la possibilità di utilizzare la Risonanza magnetica funzionale (fMRI) per analizzare e studiare le reti cerebrali coinvolte nell’elaborazione del linguaggio nel cervello umano. Sono stati così sottoposti a scansione bilingui di lingua francese e inglese. Il loro compito era quello di ascoltare delle storie nella loro prima lingua (L1) e nella loro seconda lingua (L2), acquisita a scuola dopo l'età di sette anni. Per quanto concerne la L1, in tutti i soggetti si sono attivate le aree del lobo temporale sinistro. Attraverso L2, veniva attivata invece una rete abbastanza variabile da sinistra a destra delle aree temporali e frontali. 

I risultati sostengono l'ipotesi che l'acquisizione della prima lingua si basi su una rete cerebrale riguardante l’emisfero sinistro , mentre la seconda acquisizione non sembra essere necessariamente associata ad un substrato biologico riproducibile. Altri dati hanno dimostrato come il bilinguismo permanente sia in grado di mantenere più alte le capacità di controllo cognitivo nel periodo di avanzamento dell’età biologica. Denominando immagini o leggendo ad alta voce, l'attivazione risultava più alta rispetto a 5 regioni dell'emisfero sinistro. Queste aree sono sensibili alla produzione dei discorsi e l’attivazione risulta maggiore poiché il recupero della parola è più esigente. Nelle esperienze di ricerca con i bambini si è notato un miglioramento della capacità artistica, del rendimento scolastico e una maggiore capacità di esprimersi in madrelingua, nonché una maggiore propensione a imparare le lingue. Ma cosa si prova ad essere bilingui? Quali potrebbero essere gli effetti in tema di vissuti? Per cercare di rispondere a questi quesiti abbiamo raccolto la testimonianza del celebre cantautore italoamericano Eugenio Finardi.

Eugenio Finardi, doppio passaporto: statunitense e italiano. Che lingua si parlava a casa Finardi?

I miei genitori parlavano entrambi in inglese. Mio padre era italiano, ma parlava correttamente 5 cinque lingue. Mia madre americana. A casa mia si parlava quello che io amo definire “il finardese”. Una strana lingua, ovvero uno strano intreccio di parole. Frasi che dall’italiano passavano facilmente all’inglese, anche e soprattutto all’interno di uno stesso discorso. E io utilizzavo soprattutto dei termini inglesi che avessero sinonimi di origine latina, per concordare meglio con il mio italiano.

A cavallo tra questi due mondi, se dovessi scegliere chi o cosa preferiresti?

Ho scelto l’Italia. Però ad esser sincero preferisco la cultura anglosassone. Prendiamo ad esempio la letteratura . Non credo che esistano dei corrispettivi italiani di Shakespeare, Milton, Hugo, Goethe. Penso che quei nomi siano inarrivabili. Non hanno eguali. A mio figlio che studia letteratura italiana lo dico sempre! Credo che l’Italia abbia un’ottima cultura musicale invece. Penso a Monteverdi, Puccini e tanti altri. E’ considerevole per esempio anche per quanto riguarda la commedia dell’arte. Penso però che la cultura italiana, nella sua storia, sia stata sempre un po’ provincialotta. Ma ripeto, ho scelto felicemente l’Italia.

“Non si abita un paese, si abita una lingua” (E. Cioran)

La lingua forma il pensiero. Ci sono cose che tu in inglese non puoi dire. “Simpatico” come lo traduci? Ci sono parole simili, ma che hanno significato diverso. Già all’interno di una stessa lingua trovo difficoltoso comunicare lo stesso senso. Ci si basa su categorie di immagini, ma ognuno ha la sua. Se dico amore, tu pensi al tuo, io penso al mio. E i cinesi? Loro scrivono concetti attraverso ideogrammi …

Com’è stata la tua infanzia linguisticamente parlando?

Ho frequentato la prima elementare negli Stati Uniti. Andando in America ho dovuto abbandonare metà delle mie parole. Quelle italiane. Il mio americano, che in realtà era poi il finardese, subì subito una rivoluzione. Tornando poi in Italia mi spedirono all’asilo perché non conoscevo la lingua. Tra l’altro a quei tempi andavo tutte le estati in Svizzera e li parlavo il francese.

A parte qualche piccolo passaggio in “I fiori di maggio”, come mai non hai mai scritto canzoni in francese?

Ecco il francese è stata la mia prima lingua straniera. Lo conosco molto bene, anche se faccio ormai poca pratica. Una cosa è però parlare una lingua, un’altra è scriverla. Soprattutto se bisogna scrivere canzoni. Non ci ho mai provato.

Hai iniziato la tua carriera ufficialmente nel 1973 pubblicando “Hard rock honey” e “Spacey Stacey”. E’ inoltre noto il tuo amore per il blues. In che lingua preferisci scrivere i tuoi testi?

Ho iniziato a scrivere in inglese, poi ho cominciato a scrivere in italiano per essere funzionale al famoso movimento di ribellione negli anni ’70. Pensavo al movimento, alla rivoluzione. Dopo sarei tornato a fare il cantante rock. Ma amo scrivere in italiano, anche se è più difficile. E’ pieno di articoli, di flessioni. A un italiano che parla in inglese lo riconosci subito, per non parlare degli indiani. Sono una cosa incredibile! Tagliano qualsiasi parola. L’inglese invece ha un suono cadente, così come il napoletano per dirti. Secondo me l’italiano è una lingua perfetta per l’opera.

Qual è la lingua che ti affascina di più?

Il greco. Perché ha dei suoni bellissimi. Ma anche il russo, lo spagnolo. Per non parlare dell’olandese. Per me non è una lingua, ma una malattia della gola! Quei suoni sono bellissimi.

Vorrei concludere citando queste tue simpatiche parole: “Credo di essere una delle poche persone al mondo che ha il grande privilegio di poter parlare in ben tre lingue … con il suo psicanalista!”

Si, perché quando parlo in inglese non sono quella stessa persona che parla in italiano. Così come non sono la stessa persona quando parlo il francese. Anche nei sogni. Si sogna in diverse lingue. Quando sto negli Stati Uniti sogno in inglese, quando sto in Italia in italiano, in Francia in francese. A volte anche dalla prima notte. Tutto si ripercuote nel sogno!

Antonino Calabrese,

Fonte foto rockol.it

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