Padoan, la crescita c'è e conferma le stime del Def

13
Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
RIMINI, 26 AGOSTO 2015 – Un clima leggermente più positivo, quello annunciato dal minis...

RIMINI, 26 AGOSTO 2015 – Un clima leggermente più positivo, quello annunciato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alla vigilia del Meeting di Comunione e liberazione di Rimini. Lo conferma un’intervista che il ministro ha rilasciato al sito IlSussidiario.net.

“La zona dell’euro nel suo complesso cresce poco ma le recenti cifre di crescita per l’Italia confermano il quadro del def", inizia Padoan. “Il clima economico globale si è sicuramente ‘intiepidito’: la Cina cresce a ritmi meno sostenuti del passato, e tutti gli altri Paesi del club dei BRIC - cioè Brasile Russia e India, oltre alla Cina - hanno problemi domestici”. Una costatazione, questa, che trova piena conferma nei dati delle ultime ore riguardanti le Borse.

Ma il quadro mondiale non deve distogliere l’attenzione dai progressi nazionali: “L’Italia sta facendo riforme attese da molti anni e questo lavoro ci ha riguadagnato la fiducia dei partner europei, e ci ha consentito un margine di flessibilità già riconosciuto per il 2016. Se per flessibilità si intende deficit, però, non dobbiamo dimenticare che al di là dei vincoli Ue il nostro vincolo principale è un altro: l’enorme debito pubblico che si può ridurre solo con una combinazione di crescita sostenuta e disciplina di bilancio”, ha spiegato il ministro.

Il progetto, almeno per il prossimo anno, è quello di continuare sulla via tracciata negli scorsi mesi, “con il bonus di 80 euro” e una serie di riforme che avranno al centro “lavoratori e imprese”. “Corre l'impressione che si debba sempre ricominciare da zero”. In realtà, “ogni misura si inserisce in un solco scavato da quelle precedenti”, ha affermato Padoan.

Ma qual è, allora, il grosso scoglio italiano? Secondo Padoan, “Manca soltanto un tassello, e cioè un operatore di mercato capace di gestire crediti in sofferenza per liberare le banche italiane da questo peso, che è la pesante eredità di una crisi molto lunga”. E spiega: “Altri Paesi lo hanno introdotto prima del 2013, quando le regole erano più semplici e più elastiche. Da noi il problema si è manifestato più tardi e oggi dobbiamo risolverlo in un quadro di regole diverso”.

(foto:reporternuovo.it)

Sara Svolacchia
 

InfoOggi.it Il diritto di sapere