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"Tutto è compiuto”: nel Venerdì Santo il cuore della speranza cristiana

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"Tutto è compiuto”: nel Venerdì Santo il cuore della speranza cristiana
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Catanzaro – Una celebrazione intensa, segnata dal silenzio e dalla contemplazione, ha raccolto la comunità diocesana attorno a S.E. Claudio Maniago per l’Azione liturgica del Venerdì Santo, cuore del mistero pasquale.

Nell’omelia, l’Arcivescovo ha guidato i fedeli a entrare nel significato più profondo della Passione del Signore, sottolineando come questa celebrazione sia «unica», perché conduce direttamente al centro della fede cristiana: non un’idea o una dottrina, ma l’incontro con una persona viva, Gesù Cristo, che ha dato la vita per l’umanità.

Richiamando il legame con la liturgia del Giovedì Santo, Mons. Maniago ha ricordato il gesto della lavanda dei piedi come espressione concreta dell’amore di Cristo: «Io vi amo fino alla fine». Un amore che, ha evidenziato, non si ferma alle parole, ma si compie pienamente nel dono totale di sé sulla Croce.

Proprio il silenzio che caratterizza il Venerdì Santo è stato al centro della riflessione del presule: un silenzio «non vuoto, ma pieno», carico della presenza di Cristo che muore per l’uomo. In questo contesto, ha assunto particolare rilievo l’ultima parola di Gesù: non un grido di sconfitta, ma il compimento della missione salvifica. «Non è finito tutto – ha spiegato – ma tutto è compiuto»: si realizza così il progetto di Dio di restituire all’uomo la sua dignità, vincendo il peccato e la morte.

L’Arcivescovo ha poi richiamato la vicinanza concreta di Cristo alle sofferenze umane: un Dio che non resta distante, ma entra nelle fragilità dell’uomo, le comprende e le assume. Alla luce della Lettera agli Ebrei, ha ribadito che nessuno può dire a Dio: «Tu non puoi capire», perché in Gesù Egli ha condiviso fino in fondo la condizione umana.

Da questa consapevolezza nasce anche l’invito a una conversione autentica: lasciarsi trasformare dall’amore che scaturisce dalla Croce, superando egoismi, ostilità e chiusure del cuore. La Croce, infatti, non è solo segno di dolore, ma sorgente di vita nuova.

In un passaggio particolarmente suggestivo, Mons. Maniago ha ricordato come l’evangelista Giovanni descriva la morte di Gesù non come una fine, ma come un dono: Cristo «consegna lo Spirito». Un soffio di vita che continua a operare nella storia, capace di rinnovare l’esistenza di ogni uomo.

Nel silenzio della celebrazione, i fedeli sono stati invitati a portare davanti alla Croce le proprie fatiche, paure e speranze, affidandole a Cristo. Un gesto semplice ma profondo, segno di una fede che si rinnova proprio nel momento della prova.

«È il cuore della nostra fede – ha concluso l’Arcivescovo – ed è da qui che dobbiamo rigenerarla», per riprendere il cammino della vita con una speranza nuova, fondata sull’amore che vince anche la morte.


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