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Uniti ma diversi. I problemi di Politica Economica dell'Europa

Sicilia

CATANIA, 24 GENNAIO 2015 – L’Unione Monetaria Europea e quindi la Politica Monetaria Europea sono una certezza da più di un decennio mentre, resta molto da fare per quanto riguarda i sistemi produttivi e la Politica Economica, che risultano meno integrati. Si tratta di una dei problemi più importanti dell’Europa.
A dare ragione a questo assunto è stato Mario Draghi, presidente della BCE, il quale ha lasciato delle dichiarazioni in merito ad un giornale tedesco, anticipate dalla stampa (leggi qui l’articolo del collega). Tra le varie cose che ha detto, ha affermato, tra le righe, dell’importanza di una politica economica comune.
Per dirigere un sistema economico, esistono due grandi strumenti: la politica monetaria e la politica economica.


Per Politica Monetaria, si intende il governo dell’aspetto finanziario dell’Economia, attraverso il controllo della moneta nel sistema.
Per Politica Economica o di Bilancio, invece, si intende il governo dell’Economia, attraverso incentivi. Per farlo si usano le entrate e le uscite.

 

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Queste definizioni, volutamente semplificate, rappresentano il centro delle idee e degli strumenti per influenzare la vita economica di uno Stato o semplicemente di un’area.


Nell’Unione Monetaria Europea, abbiamo un’unica moneta e una Banca Centrale Europea che si occupa del controllo dei prezzi e dei tassi. Anche se gli effetti non sono gli stessi per tutti, a livello monetario c’è una certa omogeneità che, invece non si riscontra a livello di politica economica.


Abbiamo sistemi impositivi diversi, con pressione fiscale diversa, tributi diversi e aliquote diverse. Un esempio è l’Imposta sul Valore Aggiunto la cui aliquota più alta va dal 15% del Lussemburgo fino al 24% della Finlandia. La dichiarazione dei redditi presentata in Italia, sia come modelli che come parametri è, di sicuro, diversa da quella che presenta un Francese o uno Spagnolo nel proprio Paese.
Anche dal punto di vista produttivo ci sono differenze evidenti tra un Paese e l’altro. La Germania, per esempio, ha un grado di industrializzazione diverso dalla Grecia. La Finlandia è per quanto riguarda l’indice di sviluppo umano (N.d.R. un indice che tiene conto di vari parametri economici e no per determinare la qualità della vita) ai primi posti insieme agli altri Paesi Scandinavi.


Queste differenze comportano dei problemi. Se mi concedete la metafora, è come se in una banda i suonatori partissero con tempi diversi rispetto a quelli scritti sulla partitura. Gli archi, per esempio, partono prima degli ottoni, quando invece avrebbero dovuto essere loro a cominciare a suonare. Insomma, senza coordinazione, lo spettacolo viene male e difficilmente gli spettatori chiederanno il bis. Un gruppo di persone che devono stare insieme, deve coordinarsi e non agire da solisti.


Stessa cosa a livello economico. La BCE si sta impegnando per la crescita e ha fatto quanto in suo potere. Ma senza un serio piano di armonizzazione volta ad eliminare le differenze tra i Paesi e la realizzazione di un serio piano di crescita volto a sostenere l’azione della BCE, si rischia di non ottenere i migliori risultati e di aumentare la tensione tra gli Stati.


L’Europa ha garantito anni di pace e, forse, sta vivendo il suo momento più difficile. Se vuole andare avanti deve risolvere le contraddizioni di un organismo che ancora non sa cosa vuole fare da grande, se arrivare agli Stati Uniti d’Europa o rimanere Organismo Internazionale.
Se non vuole perdere l’appoggio della popolazione e far ripartire i motori del Vecchio Continente, bisogna dare maggior vigore all’armonizzazione dei sistemi produttivi e di bilancio, altrimenti l’azione della politica monetaria da sola non basta.


L’Europa ha delle solide radici nate sulle ceneri della Seconda Guerra Mondiale; è il momento che approfitti del dramma della crisi per mettere le ali.

 

Fonte Foto: Androidiani.it