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Covid-19. Vinta la sfida è necessario elaborare una nuova idea di umanità

Calabria > Reggio Calabria

BOVALINO (RC), 05 APR - Dopo le sofferenze e le atrocità patite dall’umanità a causa delle prime due guerre mondiali che provocarono nel mondo oltre 20 milioni di morti pensavamo che le generazioni post guerra non avrebbero più vissuto esperienze terribili come quelle già passate. Eravamo convinti che gli occhi dei cosiddetti “”figli della nutella”, come li ama definire un anziano amico, non avrebbero più visto morte e distruzione minimamente paragonabili a quelle proporzioni, ma i fatti di questi ultimi decenni, purtroppo, ci hanno smentito ancora una volta con atti d’una violenza inaudita, violenza dettata se non da questioni legate a mire espansionistiche territoriali, certamente dalla diversa ideologia politica e religiosa dei popoli e, soprattutto, dalla bramosia economica che anima i grandi potenti della terra.

Anche oggi, in epoca di globalizzazione quasi totale, l’umanità sta conducendo una battaglia cruenta ed  impari contro un nemico tanto vile quanto invisibile…il virus Covid-19. Un virus definito vile perché non ha il coraggio di mostrarsi ma si moltiplica replicandosi di persona in persona con una facilità impressionante, una velocità che mette a nudo tutta la nostra vulnerabilità esistenziale e dei nostri sistemi di difesa; invisibile, perché ha una capacità di mutamento molto rapida, infatti è passato prima dagli animali agli esseri umani e poi da persona a persona mutando di continuo fino a creare nel mondo una vera e propria pandemia che conta, fino ad oggi 1,2 milioni di contagi ed oltre 60.000 deceduti.  Questa assurda pandemia sta creando, ad ogni latitudine del globo, una marea irrefrenabile di dolore e sofferenza, e non dobbiamo illuderci che ciò che accade agli altri non possa accadere anche a noi, questo sarebbe l’errore più grave che potremmo commettere, un errore tanto grave che ci condurrebbe inevitabilmente verso l’autodistruzione.

Ma veniamo ai fatti di casa nostra, Pasquale Gandolfi è il sindaco di Treviolo, un paesino con poco più di dieci mila anime in provincia di Bergamo. Oltre che come primo cittadino, nella lotta al contrasto della diffusione del Covid-19,  egli è in prima linea come volontario della Croce Rossa, queste che seguono sono le sue parole:  «Ci ricorderemo per sempre il dolore delle persone trasportate in ospedale, una sofferenza che non si leggeva solo negli occhi, ma in ogni singola ruga del loro corpo. Alcune di queste persone non ce l’hanno fatta, altre fortunatamente si sono riprese. Per tutti i volontari del soccorso però tutto questo è e rimarrà una grande ferita nel cuore».

E noi aggiungiamo che questa ferita non è solo di Bergamo ma di tutta la nazione che è stata profondamente colpita a morte da un vile nemico rimasto quasi sconosciuto. In questa lotta senza confini, giunta forse nel momento più cruento, emerge la grande umanità e compattezza del popolo italiano, ancor più della professionalità incondizionata della componente sanitaria (medici ed infermieri) che sta operando senza soluzione di continuità e che ha già lasciato sul campo di battaglia 80 medici e 25 infermieri, oltre a circa 15 mila persone strappate alla vita in un batter d’occhio. In questo difficile momento, che palesa ancor più  la nostra grande fragilità umana, il dramma è rappresentato anche dal fatto che neanche la chiesa ci può dare il giusto sollievo, quello che da buoni cristiani vorremmo trovare nella casa del Signore attraverso la preghiera da esercitare nei luoghi di culto, infatti, anch’esse sono state inibite dalle autorità ecclesiastiche, in linea con le prescrizioni governative e regionali,  per motivi di distanziamento sociale al fine di  limitare al minimo  il possibile contagio, e ciò ci fa sentire ancora più deboli al cospetto della morte.

Ma cosa ci lascerà questa triste esperienza quando sarà terminata?  Sicuramente una scia di morte inaudita, ma anche la certezza che al mondo serve un radicale cambiamento di passo e di abitudini. Ancor più è necessario condurre delle vite sostenibili, soprattutto a livello ambientale, etico e sociale. Inoltre, speriamo, ma non ne siamo certi, che la politica alzi finalmente lo sguardo da questioni ed odi personalistici e/o privati, divenuti intollerabili in questi momenti di emergenza planetaria. Speriamo che anch’essa abbia capito che le sfide che ci aspettano, e che dobbiamo affrontare, riguardano la nostra stessa sopravvivenza, ciò implica il superamento di uno sguardo miope rivolto essenzialmente all’interesse di parte a vantaggio del benessere umano collettivo. Nei prossimi mesi capiremo se il coronavirus sarà passato invano, oppure no!

(Pasquale Rosaci)