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Premier Conte "consulta "big economia ma nuove grane da 5 stelle

Lazio > Roma

ROMA, 04 GIU - Un "ventennio perduto", con il ritorno del Pil "ai livelli del 2000". Pur non conoscendo ancora l'esatta portata della crisi, è in nome di questo scenario che Giuseppe Conte torna a invocare "uno sforzo corale" per elaborare un piano di rinascita, che sia in grado di colmare il divario con altri Paesi Ue. 

La "rabbia" nel Paese monta, gli fa sponda dal Pd Nicola Zingaretti, e bisogna accelerare nel dare risposte concrete. Ma non sono ancora partite le convocazioni per gli stati generali dell'economia, le opposizioni spandono scetticismo e tornano a crescere le fibrillazioni nel Movimento 5 stelle, agitato da spettri come il Mes e il Ponte sullo stretto. E anche se Matteo Renzi dice di non vedere cambi di governo all'orizzonte, in Cdm ancora non arrivano né il Family act né il decreto sulle semplificazioni, per le divergenze in maggioranza sul modello da usare per lo sblocco dei cantieri. 

E in Parlamento non si spengono le voci di chi scommette su una crisi politica, entro l'autunno. Sta intanto per chiudersi il lavoro della task force guidata da Vittorio Colao, con un voto su un rapporto con le proposte per la ripartenza che il manager consegnerà al premier nel weekend, dalla digitalizzazione dei pagamenti alle infrastrutture. "E' l'inizio di un lavoro", dice Conte. Un contributo al confronto che il premier avrà con tutti gli stakeholders negli stati generali, da parte di un organismo che, osserva una fonte di governo, nell'esecutivo non si è mai davvero integrato e che con quest'atto concluderà la sua attività. Se a Colao verrà chiesto di aiutare ancora, a Palazzo Chigi non si sbilanciano a dire. Il premier ha detto di voler coinvolgere negli stati generali, che si terranno a villa Pamphili, le "menti più brillanti" del Paese. E in maggioranza circola l'ipotesi che anche Mario Draghi venga invitato dal premier. 

Ma dell'organizzazione per ora nulla trapela, a partiti e parti sociali gli inviti non sono arrivati. L'obiettivo, spiega il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, è presentare a settembre il Recovery plan dell'Italia, nell'attesa che arrivino i fondi europei. Prima di allora potrebbe servire una nuova 'manovra' in deficit da 20 o 30 miliardi, ma ancora non è detto: prima c'è da capire se basteranno i fondi garantiti dal fondo europeo Sure e il sostegno della Bce sui mercati. Se servirà, si valuterà anche il Mes. "Drastico taglio della burocrazia", riforme della giustizia civile e penale da scrivere con le opposizioni, incentivi ai pagamenti elettronici, investimenti Green, capitalizzazione delle imprese: il premier inizia a elencare le sue proposte. 

Al tavolo si confronterà anche con Carlo Bonomi, il nuovo presidente di Confindustria, perché - spiega Roberto Gualtieri - "non è il momento della rissa" e le sue parole "infelici" sono state "un episodio", il governo "guarda avanti". Annamaria Furlan, per la Cisl, plaude al metodo della "concertazione". Maurizio Landini, dalla Cgil, invoca "proposte concrete" al più presto. 

Ma Conte deve fare i conti con Fdi e Lega a dir poco scettici e soprattutto una maggioranza non coesa. Nel M5s crescono le tensioni, anche perché arriva la sospensione di tre eurodeputati Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e Rosa D'Amato che al Parlamento europeo hanno votato contro una risoluzione contenente il Mes. E l'ipotesi di valutare il Ponte sullo Stretto fa insorgere mezzo Movimento: "E' una cazzata", dice Manlio Di Stefano. "Dopo Tav, Tap, Ilva, Autostrade, rischiamo di diventare come Ncd", commenta l'emiliano Massimo Bugani. E l'ex ministro Barbara Lezzi attacca a muso duro: "I nostri presunti vertici vogliono isolare Alessandro Di Battista, mentre siedono al tavolo con Boschi e Salvini". 

Sono fibrillazioni che non sfuggono a chi, come Bruno Tabacci, suggerisce a Conte di stabilizzare il governo e la legislatura facendosi un suo partito ed evitare quella crisi agostana che alcuni parlamentari già vaticinano, magari con l'ingresso in maggioranza di un pezzo di Forza Italia. Anche tra i Dem, che si sono assunti il compito di far da scudo a Conte, c'è chi inizia a pensare che si rischi di andare a sbattere. Anche per questo si spinge sull'acceleratore, con Fi, su una legge elettorale proporzionale che poco piace a Iv. Ma Renzi è convinto che si andrà a votare nel 2023. Prima, semmai, nuovi esecutivi.