Corruzione: Catanzaro, operazione "E' dovere", Ecco i nomi del dirigente e imprenditore

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CATANZARO, 9 OTTOBRE - I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria del comando pro...

CATANZARO, 9 OTTOBRE - I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria del comando provinciale di Catanzaro, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica del capoluogo calabrese, hanno eseguito due misure cautelari nei confronti di una dirigente della Regione Calabria e di un'imprenditrice del Vibonese operante nel settore turistico, indagate per corruzione e falsita' ideologica. I particolari dell'operazione saranno illustrati dal procuratore aggiunto della Repubblica Vincenzo Capomolla, alle ore 11, nella sede del comando provinciale della Guardia di Finanza.

Aggiornamento - Guardia di Finanza.

Gli arresti riguardano Maria Gabriella Rizzo, 57 anni, dirigente del dipartimento Turismo della Regione Calabria, e Laura Miceli, di 67, imprenditrice del settore turistico, attiva a Ricadi, nel Vibonese. Rizzo, all'epoca dei fatti contestati, era anche responsabile della trasparenza e la prevenzione della corruzione. Per entrambe sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il provvedimento e' stato emesso dal gip del tribunale di Catanzaro Paolo Mariotti, su richiesta dei sostituti procuratori Graziella Viscomi e Giulia Tramonti, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dal procuratore capo, Nicola Gratteri. Nell'ambito dell'operazione, denominata "E' dovere", sarebbe emerso che la dirigente regionale avrebbe comunicato all'imprenditrice informazioni riservate riferite a bandi non pubblicati oltre che attivita' "consulenziali".

La dirigente, sempre secondo l'accusa, anche in incontri informali appositamente organizzati, prospettava all'imprenditrice l'evoluzione delle istruttorie di pubblicazione ed i contenuti di bandi regionali finanziati da fondi comunitari destinati al supporto del settore turistico-alberghiero. In un caso, per il quale l'imprenditrice e' indagata in stato di liberta' anche per concorso in falso ideologico, cosciente del fatto che il villaggio turistico della Miceli aveva gia' usufruito di un contributo da 200.000 euro per il "miglioramento ed ampliamento delle strutture ricettive esistenti", in attesa della pubblicazione di un ulteriore bando precluso alla Miceli in quanto aveva gia'' usufruito di tale tipologia di fondi, la dirigente avrebbe promosso la partecipazione di un'impresa riconducibile sempre alla Miceli seppure formalmente intestata a terzi, che di fatto gestiva il villaggio.

La dirigente regionale, sostengono ancora gli inquirenti, si sarebbe adoperata per garantire a Miceli la liquidazione, il prima possibile, di oltre 130.000 euro. Quando, per un errore contenuto in una scheda tecnica, l'effettiva liquidazione da 130.000 scese a 124.000 euro, "la Rizzo - scrivono gli inquirenti - si senti' in dovere di spiegare alla Miceli che l'errore non era dipeso da lei".


A fronte di tali "servigi" la dirigente e i suoi familiari avrebbero beneficiato, a spese della Miceli, di un soggiorno di 5 giorni in Toscana e di un soggiorno nel villaggio di Ricadi (Vv) gestito dalla donna, oltre che di diversi pranzi e di varie donazioni di vino. Nell'inchiesta si ipotizza il concorso con la dirigente della Regione di un ingegnere (consulente esterno deputato al controllo dei finanziamenti erogati dalla regione al settore turistico) la cui posizione dovra' essere valutata dal Gip con riferimento alla richiesta di sospensione dall'incarico di collaboratore della regione richiesta dai magistrati inquirenti titolari delle indagini.


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