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Ex scuola media di Via Perdicari: prima abbandonata, poi valorizzata… e ora ostacolata.

Redazione
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Articolo segnalato da: Antonio Marino
Ex scuola media di Via Perdicari: prima abbandonata, poi valorizzata… e ora ostacolata.
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Come cittadino di Santa Caterina dello Ionio, faccio fatica a comprendere quanto è accaduto e sta ancora accadendo sull’immobile comunale di Via Perdicari, da tutti conosciuto come “ex scuola media”. Questa vicenda appare come uno dei paradossi politici che il nostro Comune conosce fin troppo bene: quando un immobile cade a pezzi, nessuno lo vede; quando invece torna a vivere (e oggi rivive, fruibile a tutti), improvvisamente diventa indispensabile.

Per anni abbiamo assistito al degrado di questo immobile: abbandono, fatiscenza, immobilismo, nessuna idea, nessun progetto, nessuna prospettiva. Il silenzio amministrativo era così profondo che quasi sembrava un vincolo paesaggistico.

Poi arriva un soggetto privato, investe milioni, riqualifica tutto, costruisce un progetto ambizioso con prospettive educative, universitarie e culturali. Restituisce dignità a un luogo dimenticato e crea una delle poche iniziative concrete di sviluppo culturale del territorio.

E cosa fa l’amministrazione? Assente all’inaugurazione.  Assente alla valorizzazione.  Assente quando c’era da sostenere il progetto. Ma presentissima quando c’è da ostacolarlo.

Una puntualità istituzionale quasi commovente: quando c’erano muri scrostati e degrado, nessuno; quando arrivano cultura, studenti, biblioteca e prospettive, ecco comparire carte bollate, contestazioni e richieste di restituzione. Evidentemente il problema non era l’abbandono dell’immobile, ma il fatto che qualcuno sia riuscito dove altri avevano fallito.

Quando il lavoro è finito e il valore è stato creato, l’amministrazione chiede indietro l’immobile, con una serie di richieste pretestuose e con il solo obiettivo di creare problemi a chi, con competenza e sacrificio, prova a costruire un progetto educativo.

Sarebbe questa la “politica” di rilancio? O forse siamo davanti all’ennesimo caso di quella strana allergia amministrativa verso chi produce risultati concreti?

Il problema della restituzione dell’immobile di Via Perdicari, dopo ingenti lavori di recupero visibili a tutti, non è una questione tecnica o giuridica, ma profondamente politica: improvvisazione, scarsa visione e totale assenza di strategia.

Viene da chiedersi se ci sia consapevolezza delle conseguenze. Perché il messaggio che passa è devastante: a Santa Caterina dello Ionio si può investire, ma senza alcuna certezza. Si può recuperare un bene pubblico, ma con il rischio che, a giochi fatti, qualcuno cambi improvvisamente le regole.

Ed è inevitabile una domanda: quale sarebbe l’alternativa? Lasciare di nuovo l’immobile chiuso e inutilizzato? Restituirlo al glorioso progetto del nulla cosmico che lo ha caratterizzato per anni?

Perché bloccare, ostacolare o mettere a rischio la nascita di un polo accademico significa assumersi una responsabilità enorme: verso i giovani, verso il tessuto economico, verso un territorio che da anni aspetta occasioni concrete di rilancio. Qui non si tratta più di opinioni, ma di credibilità.

Non si può continuare a parlare di sviluppo, borghi, cultura e futuro durante i convegni o sui social, e poi nei fatti ostacolare quella che forse è l’unica iniziativa reale di promozione e sviluppo culturale nata negli ultimi anni.

Basta sapere che all’interno dell’ex scuola media di Via Perdicari esiste una Biblioteca riconosciuta dal Ministero della Cultura, iscritta al Servizio Bibliotecario Nazionale, con oltre 1.200 libri già catalogati e altri 24.000 in deposito e in via di catalogazione.

Se distruggere un’iniziativa culturale ed educativa, in nome della tutela dell’interesse pubblico, diventa linea politica; se si preferisce lo scontro alla costruzione; se in nome di un pretestuoso controllo amministrativo si prova a condizionare libertà di scelta, di pensiero e di espressione; allora non siamo davanti a una visione amministrativa, ma al fallimento totale della politica.

E forse il rischio più grande è proprio questo: trasformare un possibile modello di rinascita culturale in un clamoroso autogol amministrativo. Con una differenza sostanziale: gli autogol della politica, purtroppo, li pagano sempre i cittadini.

 Prof. Antonio Marino


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