I 100 giorni di Donald J.Trump alla Casa Bianca

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WASHINGTON, 29 APRILE - I 100 giorni di presidenza Trump permettono di porre un primo bilancio ...

WASHINGTON, 29 APRILE - I 100 giorni di presidenza Trump permettono di porre un primo bilancio per la nuova amministrazione americana, succeduta agli otto anni di presidenza Obama. Il tycoon, insediatosi alla Casa Bianca il 20 gennaio dopo la vittoria di novembre su Hillary Clinton, ha ammesso negli scorsi giorni le difficoltà degli inizi, avendo ritenuto di credere che governare l’America sarebbe stato più facile.

E si è riscoperto un presidente piuttosto carente su fattispecie cruciali, in primis in materia di politica estera. Trump ha infatti confidato di aver criticato la Nato, considerandola “obsoleta”, a causa delle mancate conoscenze sull’argomento. Il presidente americano ha ammesso tuttavia di non sapere esattamente di cosa si trattasse, ma ha ricordato dei miglioramenti dell’alleanza durante il proprio mandato, per una maggiore vicinanza a temi fondamentali quali la lotta al terrorismo.

Tre mesi di gaffe ma anche di importante lavoro. Determinato a concretizzare lo slogan “Make America great again”, il tycoon ha concentrato le proprie energie sulle promesse economiche rivolte ai propri elettori. Si è proceduto di fatto con una operazione di nazionalizzazione generale, finalizzata alla tutela dell’economia americana e del suo primato nel mondo.

Ed ancora: il Muslim Ban, osteggiato dai giudici americani, ed il muro col Messico. Tanti gli aspetti per cui Trump ha fatto parlare di sé, compreso il primo di una serie di incontri ufficiali con i capi di stato esteri, a cominciare da Benjamin Netanyahu. Un incontro che ha confermato la stretta relazione Usa-Israele, allontanando l’ormai desueta soluzione dei due stati rispetto al conflitto israelo-palestinese.

Le delusioni in politica interna, su tutte il fallimento in ambito sanitario e le difficoltà legate alle diatribe con il partito repubblicano, hanno poi evoluto la politica di Trump da un isolazionismo economico ad una svolta imperialista in campo estero. L’appoggio alla Nato nell’incontro con Angela Merkel, l’incontro con Paolo Gentiloni in vista del G7, la mossa anti Corea ed il lancio dei missili in Siria. Con una America che torna così a dire la sua in un conflitto che l’aveva ormai vista in secondo piano a margine dell’era Obama.

Gli ultimi due mesi in particolare mostrano dunque questo tentativo di recuperare consensi, ridotti al lumicino a soli tre mesi dalla vittoria elettorale. Trump ripartirà da qui, dopo aver compreso molti aspetti della presidenza sino a prima sottovalutati, che hanno rivelato l’inesperienza di un presidente alle prime armi in fatto di politica e strategie interne ed estere ed uno dei più bassi riscontri di gradimento mai registrati tra tutte le amministrazioni avvicendatesi nel corso della storia politica statunitense.

foto da: infooggi.it

Cosimo Cataleta

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