La sfida di Theresa May: dal voto all'accordo con l'Ue. Il punto

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LONDRA, 27 APRILE - Theresa May riparte dagli operai. E’ cominciata di fatto la campagna ...

LONDRA, 27 APRILE - Theresa May riparte dagli operai. E’ cominciata di fatto la campagna elettorale che porterà i britannici al voto l’8 giugno, nell’arco di una elezione richiesta e fortemente voluta dall’attuale premier inglese. La May ha infatti visitato ieri le acciaierie di Newport, in Galles, in un tour che andrà avanti per tutto il prossimo mese ai fini della riconferma istituzionale, dopo l’arrivo a Downing Street a seguito delle dimissioni di David Cameron.

La posta in gioco è altissima: «E’ l’elezione più importante della mia vita» - ha ammesso ieri la premier britannica. La partita è in discesa ma non ha risvolti scontati: «Siamo in vantaggio ma non ce l’abbiamo ancora fatta» - è il monito che risuona e risuonerà in vista della (lunga) sfida. La candidata alla guida del Paese mette in guardia tutti i cittadini che avevano sposato l’idea dell’uscita del Regno Unito dall’Ue: «Ogni voto per i Tories mi rafforzerà nel negoziato con Bruxelles e sarà un voto per un Regno Unito più stabile».

O me o l’instabilità politica. Questo il messaggio di Theresa May all’interno del fienile di Bridgend. La May ha raccolto diversi applausi dopo aver rassicurato su Brexit e sul futuro britannico: «I sondaggi possono sbagliare. La Brexit è un’opportunità per cambiare in meglio, di costruire un Paese che funziona per tutti e non solo per i privilegiati. Diventeremo la nazione più sicura e prospera d’Europa» - ha infine promesso.

In campagna elettorale i toni molto spesso si diversificano, oltre all’amplificazione di diverse tematiche. Ed è una May infatti diversa quella che si presenta dinanzi all’elettorato: dal timido appoggio al Remain (da ministra degli Interni, sotto il governo Cameron, ndr) al forte sostegno nei confronti del Leave e della promessa di assecondare il volere degli elettori.

Ma la giornata di oggi, oltre a ricordarci come nessuna vittoria può risultare scontata sulla base dei sondaggi, rivela anche delle difficoltà che la May sarebbe chiamata ad incontrare nonostante la legittimazione elettorale nella partita dell’8 giugno. Perché da una parte cresce il “Bregret” (da regret, in riferimento al rimpianto per l’uscita dall’Ue) a spese del “Brexit”, con dinanzi lo spettro di un ritorno alle origini, dall’altra ci pensa Angela Merkel a spegnere gli entusiasmi britannici su (eventuali)accordi vantaggiosi per il Regno Unito post uscita Ue.

In un sondaggio condotto da Yougov, vi sarebbe un 45% dei britannici pentito della decisione intrapresa nel referendum, contro un 43 che confermerebbe la operosità del Leave. E chissà che altre rilevazioni in futuro non possano ‘sporcare’ la campagna della May in vista della corsa a Downing Street.

Ci sono poi, si diceva, le dichiarazioni della cancelliera tedesca, Angela Merkel: «Un terzo Stato, quale sarà la Gran Bretagna, non potrà avere gli stessi diritti di uno stato europeo» - è la precisazione odierna della leader all’interno del Bundestag. Che poi ha affondato il colpo: «Ho infatti la sensazione che qualcuno in Gran Bretagna si faccia delle illusioni, e deve essere detto chiaramente che questo è tempo sprecato». Uno stop dunque all’entusiasmo da campagna elettorale, che si preannuncia tra le più complesse della storia del Regno Unito. E non solo per le sorti di Theresa May.

foto da: infooggi.it

Cosimo Cataleta

 

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