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Luca Zingaretti si racconta al Teatro Politeama di Catanzaro

Calabria > Catanzaro

Catanzaro, 16 Novembre - Pubblico delle grandi occasioni, ieri sera, al Teatro Politeama di Catanzaro per assistere ad una vera e propria Masterclass di Luca Zingaretti, uno dei più grandi attori italiani, oggi anche regista.  Ospite della prima serata della rassegna Musica e Cinema, l’attore romano si è raccontato sapientemente stimolato dalle domande di Fabrizio Corallo, documentarista straordinario, e da quelle pervenute dall’attento pubblico. Da quando era studente all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” fino ad oggi, con il film attualmente nelle sale “Thanks”, e a domani, con i tre nuovi episodi del Commissario Montalbano che andranno in onda nel 2020, ha ripercorso tutti i momenti principali di una favola, quella in cui ha potuto fare della sua passione una professione. Quasi due ore, in cui ha ammaliato i presenti, concluse con una standing ovation dopo aver recitato un monologo tratto da “I Racconti” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dando prova delle sue straordinarie capacità.

Vi proponiamo qui una sintesi del lungo ed interessante racconto:

Luca Zingaretti e la musica

Io penso che la musica dia colore alle cose. Nel lavoro dell’attore è essenziale, dà il colore emotivo a ciò che stai interpretando. Una musica giusta rende una scena perfetta, al contrario, sbagliando musica, la rende fredda, senza colore. È importante che chi le sceglie abbia una conoscenza, una dimestichezza, elevate. Deve conoscere quei segreti meccanismi che portano a far sì che una musica funzioni o meno.  

Zingaretti, la Regia e il Montaggio

A due settimane dall’inizio delle riprese delle ultime tre puntate di Montalbano, che andranno in onda dopo Sanremo 2020, il grande regista Alberto Sironi è stato molto male e ha dovuto lasciare il set. Si è scelto di continuare con me dietro la macchina da presa. È stata un’esperienza esaltante, se non fosse dipesa dal malessere di un amico. Ad un certo punto mi sono trovato a dover montare i tre episodi. È fondamentale per il regista avere la collaborazione di un montatore molto preparato. Questa figura è talmente importante che in passato ci sono stati film che al primo montaggio non hanno funzionato, affidati poi ad un altro montatore sono diventati bellissimi, un esempio su tutti è “Nuovo Cinema Paradiso”, che al secondo montaggio vinse addirittura l’Oscar. Il montatore che ho ereditato da Alberto Sironi è bravissimo, si chiama Stefano Chierchiè, dice sempre che un bravo montatore “deve leggere tanto, studiare tanto, ascoltare tanta musica e vivere tanto”.

Zingaretti, Camilleri e Montalbano

Ho studiato all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” dove uno sconosciutissimo Andrea Camilleri insegnava Regia Televisiva. Da grande affabulatore com’era ci teneva incantati per ore. Mi ha insegnato tanto, soprattutto ad essere me stesso, a cercare soltanto quello che mi serve veramente. Dopo alcuni anni che non lo vedevo, in libreria mi capita per le mani un libro di un Andrea Camilleri. Quando mi sono accorto che era suo, l’ho acquistato per sostenere un amico. L’ho letto per curiosità, era un romanzo sul Commissario Montalbano, rimasi fulminato. Un personaggio straordinario, del sud Italia con tutto quello che significa, con una grande integrità, con un senso della giustizia tutto suo. Avrei voluto comprare i diritti ma non c’avevo una lira. Dopo due o tre anni leggo su un giornale che uno sconosciuto produttore stava realizzando una serie su questo personaggio e stavano facendo i provini per trovare l’attore che avrebbe dovuto interpretarlo. Chiamai il mio agente e gli dissi:” anche se lo vogliono alto, biondo e con gli occhi azzurri, io voglio fare il provino”. Ci sono stati sei mesi di audizioni, step dopo step siamo arrivati all’ultima selezione in cui eravamo rimasti in tre. Dopo alcuni giorni mi ha chiamato il mio agente e mi ha detto:” ce l’hai fatta”. Oggi Montalbano ha infranto una quantità di record mostruosi. Ventuno anni di successi, con il quarantacinque per cento di share. Siamo l’unica serie televisiva che ha conquistato i mercati di tutto il mondo. Il segreto è la profondità dei messaggi che manda, eros, pathos, che senso ha la vita e tanto altro.

Zingaretti e Alberto Sironi

Alberto, regista di tutte le serie del Commissario Montalbano e tanto altro,  è mancato ad Agosto di quest’anno per una brutta malattia. Ce l’ha nascosta a tutti. Ci ha detto che aveva avuto una polmonite. È stato allievo di Giorgio Strehler, era di Gallarate, quindi quanto di più lontano dal mondo camilleriano, ma era un uomo di grandi, buone, letture. Ciò che più mi resterà è che era un uomo buono. Grande professionista, non celebrato a sufficienza, i successi di Montalbano sono in grandissima parte merito suo.  Ha trovato il modo di trasporre un racconto di parole in un racconto per immagini riuscendo a farlo funzionare. Quante trasposizioni di libri ci hanno deluso, perché non sono riusciti a trovare la chiave, cosa che Alberto, invece, ha fatto egregiamente. Se dovete fare un applauso mi piacerebbe che lo faceste pensando a lui, perché in vita non glielo hanno fatto.

Zingaretti, la Calabria e “Il giudice meschino”

È una serie tratta da un libro di Mimmo Gangemi. Per me ha rappresentato una grande sfida. L’ho affrontata con grande gioia, perché era scritto molto bene. Io interpretavo il pubblico ministero e per la figura del maresciallo dei Carabinieri con cui io intrecciavo una storia d’amore era stata scelta mia moglie.  In Calabria ci siamo trovati benissimo, quindi doveva essere l’inizio di un’altra bellissima collaborazione. La Rai manda in onda la prima puntata in una serata in cui su Mediaset c’è il Grande Fratello, che in quel periodo aveva ascolti altissimi. Nonostante ciò vinciamo la gara degli ascolti con uno share importante. La seconda serata viene trasmessa proprio nel giorno in cui Paolo Sorrentino vince l’Oscar con “La grande bellezza” e Mediaset decide di cambiare programma e manda in onda questo film. La Rai, a mio avviso, avrebbe dovuto avere una gestione più oculata e cambiare la programmazione. Ci hanno mandato, invece, al massacro, pensate che il TG1 chiuse con un servizio speciale dedicato alla vittoria dell’Oscar. Contro tutto ciò riuscimmo a fare un onorevole 20 per cento di share, ma io mi “incazzai” a tal punto che dissi:” con questo prodotto ho chiuso”.  Peccato perché era molto buono e c’erano le basi per continuare, ma la Rai non gli ha riservato le attenzioni che meritava.

Zingaretti e il Lavoro

Io amo il mio lavoro e quando amo mi ci dedico anima e cuore. Il nostro è un mestiere artigianale, per cui più il tuo maestro è bravo e più tu hai la possibilità di imparare il mestiere in una certa maniera. La mia fortuna è stata quella di poter lavorare con gente che mi ha insegnato tanto, la mia bravura è stata quella di aver rubato loro tanto.

Zingaretti e la Comicità

La comicità è un fatto di tempi. Se sbagli il tempo la risata non la prendi ma se hai i tempi giusti le risate arrivano.

Zingaretti e Monica Bellucci

Monica è una compagna di viaggio fantastica. È una diva veramente. Io l’ho vista a Cannes, i francesi impazziscono per la Belluccì. È molto più famosa e apprezzata lì che da noi. Eppure è una persona che sul lavoro ti aiuta sempre, ti mette a suo agio.

Zingaretti e Pappino Mazzotta

Peppino, vostro conterraneo, che interpreta Fazio in Montalbano, è un attore di grandissima classe, un grande.

Zingaretti, Borsellino, Falcone e Perlasca.

Ho fatto Borsellino. Ho avuto la fortuna di essere accolto in casa dalla madre e dai figli e ho capito chi era veramente lui. Noi siamo abituati a dire che era un eroe, no, non è così. Falcone e Borsellino sono state persone che hanno avuto paura, ma, a differenza mia, la paura l’hanno vinta e sono andate avanti. Borsellino era un uomo che amava profondamente la vita, adorava la sua famiglia. Se l’ha messa in pericolo è stato soltanto perché per lui era impossibile riuscire a rinunciare di fare quel qualcosa in cui credeva veramente. Ho interpretato anche Perlasca, che salvò tanti ebrei dalla deportazione. Lui quando fu intervistato disse:” l’ho fatto soltanto perché non ritenevo giusto ciò che stava accadendo”. Se avvenisse oggi diremmo:” mica posso rischiare la mia vita per loro”. Questo è il mondo in cui viviamo.

Luca si è poi fermato con gioia e pazienza ad incontrare una lunghissima fila di fan.

Un’altra grande esperienza per il pubblico catanzarese resa possibile dall’illuminata guida del visionario Sovrintendente della Fondazione Politeama Gianvito Casadonte.

Prossimo appuntamento, per la sezione Eventi, il 27 novembre con Arturo Brachetti, la leggenda del trasformismo.

Per la rassegna Musica e Cinema, invece, il prossimo Incontro con un grande attore sarà a Febbraio con Carlo Verdone.

Saverio Fontana