Morto il pittore italiano Eugenio Carmi

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
LUGANO 17 FEBBRAIO 2016 – Avrebbe compiuto domani 96 anni il “fabbricante di immagini&rd...

LUGANO 17 FEBBRAIO 2016 – Avrebbe compiuto domani 96 anni il “fabbricante di immagini”, come Eugenio Carmi amava definirsi, spentosi nella sua casa a Lugano, in Svizzera.

L’esponente della corrente dell’astrattismo italiano, nato a Genova, è deceduto nella clinica del cantone Ticino dove era ricoverato. A confermare la notizia è stata la figlia Francesca, la quale ha riferito che il padre, nonostante l’età avanzata, andava nel suo studio ogni giorno, spostandosi in bici o in tram, aveva una curiosità e uno spirito da esploratore da bambino.

La sua arte si esprimeva attraverso linee, cerchi e colori sapientemente ordinati e il suo talento è stato apprezzato a livello internazionale arrivando ad esporre le sue opere alla Biennale di Venezia e al Moma di New York. Soltanto un anno fa la sua città d’origine gli ha dedicato nel Palazzo Ducale la mostra “Speed limit40” a cura di Nicoletta Pallini.

L’artista iniziò a dipingere all’età di 15 anni e si trasferì dal 1938 in Svizzera, prima a Zugo dove conseguì la maturità classica in un collegio italiano e dopo a Zurigo, dove visse fino alla fine della guerra laureandosi in chimica al Politecnico Federale e entrando in contatto con l’ambiente culturale della città. Insieme a altri studenti espatriati fondò il circolo Piero Gobetti e, una volta terminato il conflitto mondiale, tornò in Italia per riprendere gli studi artistici, lavorando a Genova sotto la guida di Guido Galletti, nel 1946, e nel 1947-1948 a Torino allievo di Felice Casorati. Nel 1945 conobbe una giovane artista, Kiky Vices Vinci, con la quale condivise interessi e passioni letterarie e con la quale si sposò nel 1950. In questi anni, contemporaneamente allo studio di pittura, Carmi lavorò come grafico pubblicitario divenendo anche membro dell’Alliance Graphique Internationale.

La pittura rimase, però, una costante della sua carriera artistica alla quale si dedicò con crescente dedizione ogni giorno, ormai non solo su carta o tela, ma anche sulle “latte litografate”, per le quali usò materiali della fabbrica come ferro e acciaio saldati. Proprio per l’industria dell’acciaio Italsider, di cui divenne responsabile dell’immagine, disegnò i cartelloni dell’antinfortunistica, oggetto di uno studio di Semiotica di Umberto Eco.

Fino al 28 febbraio, a Milano, sarà possibile visitare al museo del Novecento la mostra “Opere storiche 1957 -1963”. Tra le diverse opere esposte, molto interessanti sono i primi collage del 1957-58, marchiati dall’ellisse come forma gestuale ricorrente, tutti lavori utilizzati dall’artista per la composizione del Manifesto della XI Triennale di Milano nel 1957.

 

(fonte immagine: archivioflaviobeninati.com)

Jale Farrokhnia

InfoOggi.it Il diritto di sapere