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Parco Nazionale dell’Asinara, prima carcere, poi area protetta

Sardegna > Cagliari

Parco Nazionale dell’Asinara, prima carcere, poi area protetta
Quando gli sbagli dell’uomo proteggono l’ambiente

L’estate è alle porte e voi, cullati dalle onde del mare che si infrangono sul vostro traghetto, uno dei tanti che ogni giorno percorrono la tratta Civitavecchia - Porto Torres, vi state dirigendo verso la splendida Sardegna. Contrariamente a quanto consigliato da parenti e amici, avete preferito il passaggio via nave perché la vostra auto, parcheggiata a poca distanza, è venuta per accompagnarvi durante le vostre vacanze itineranti e avete scoperto che, tutto sommato, le proposte dei siti dedicati come Direct Ferries non erano poi così care.

Sfogliando la guida turistica avete scoperto che a poche banchine di distanza da dove attraccherete c’è un traghetto pronto a portarvi su un’isoletta poco lontano, una specie di Alcatraz nostrano a circa un’ora di navigazione, rimasta chiusa al grande pubblico per oltre cento anni e tornata alla ribalta per l’importanza del suo ecosistema, sia superficiale che marino.

L’Asinara nel tempo…

L’isola dell’Asinara, che dà il nome e contemporaneamente chiude l’omonimo golfo a nord-ovest della Sardegna, è abitata, anche se mai continuativamente (almeno per quelle che sono le prove archeologiche che conosciamo oggi) sin dal Neolitico medio (IV millennio a.C.) con le caratteristiche domus de janas, tombe ipogee frequenti in tutta la Sardegna e spesso riutilizzate anche in epoche successive.

Tutta l’era nuragica dell’Asinara è rappresentata solo ed esclusivamente dalla celebre statuetta del “bue stante”, ora conservato nel cosiddetto “Antiquarium Turritano” (il museo archeologico) di Porto Torres. Questa carenza assoluta di reperti sembra molto strana se consideriamo che i siti nuragici ad oggi noti sul territorio sardo sono circa settemila, di cui nessuno registrato all’Asinara.

La stessa situazione si protrasse similmente per tutta l’epoca romana e medievale (salvo sporadiche presenze come il monastero camaldolese di Sant’Andrea), ma fu solo intorno al 1600 che l’isola iniziò ad essere abitata stabilmente da una comunità di pescatori e pastori. A questo periodo risale, infatti, il borgo di Cala d’Oliva, che fu abitato stabilmente fino a che nel 1885 venne fondata la colonia penale, che poi si evolvette nel carcere di massima sicurezza, attivo fino al 1997 (anno in cui venne anche stabilito il primo perimetro del Parco dell’Asinara, costituito ufficialmente solo nel 2002).

Cosa ne fu degli abitanti e del borgo di Cala d’Oliva? Il neonato abitato di Stintino li accolse, consentendo loro di continuare a praticare quelle coste senza disperdere quello che oggi chiamiamo il know-how (o “saper fare”) costituito in duecento anni di permanenza sull’isola. Neanche il borgo del XVII secolo venne lasciato a se stesso: le abitazioni e i locali servirono come alloggi prima per il personale della colonia penale e poi del carcere di massima sicurezza. Oggi, che questa necessità è venuta meno, Cala d’Oliva ospita gli uffici dell’Ente Parco e accoglie i visitatori provenienti da Porto Torres o da Stintino che approdano sulle sue spiagge.

L’isola oggi

L’Asinara, grazie anche alle sue vicende storiche, è riuscita a mantenere quasi del tutto intatto il suo habitat naturalistico, che rientra nel pieno di quelle che sono le caratteristiche tipiche della macchia mediterranea. Le sue coste, bagnate da un mare che è tra i più importanti di tutto il Mediterraneo tanto da essere incluso nell’area tutelata del Parco sin dagli inizi, non sono tutte uguali ma cambiano a seconda che si arrivi da est o da ovest: in un caso avremo coste basse con sabbie bianchissime; nell’altro il profilo dell’isola diventa più interessante, con profonde spaccature e falesie rocciose.

Attenti alla zona che volete esplorare: non tutta l’isola e tutto il mare sono accessibili nella stessa maniera. Tre sono le fasce di protezione, alcune totalmente chiuse al pubblico, altre aperte solo dietro rilascio di specifiche autorizzazioni. E’ inoltre vietato l’accesso a qualsiasi tipo di animali domestici (se non in una piccola zona vicino al molo) e ai mezzi a motore privati.

L’isola, che comunque è per estensione la terza più grande della Sardegna (dopo Sant’Anticoco e San Pietro) con i suoi circa 50 mq, è fornita di tutte le assistenze di base e sicuramente saprà rubarvi il cuore con la sua natura selvaggia, il mare trasparente e quell’aria dannata legata alle strutture carcerarie. Talvolta, non sempre lo ammetto, le cattive azioni umane sono in grado di stimolare conseguenze positive: in questo caso, ad esempio, un luogo inaccessibile di reclusione per i criminali più pericolosi ha contribuito attivamente alla conservazione di un piccolo paradiso terrestre nel cuore del Mediterraneo, che oggi tutti noi possiamo ammirare.