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Poliporto di Soverato (CZ): cava greco-romana. Racconto del Prof. Giuseppe Pisano (Vdeo)

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Poliporto di Soverato (CZ): cava greco-romana. Racconto del Prof. Giuseppe Pisano (Vdeo)
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Area archeologica di Poliporto a Soverato: la cava greco-romana tra storia sommersa e testimonianze millenarie

Dall’antico villaggio siculo al porto romano: il racconto del prof. Giuseppe Pisano

L’area archeologica di Poliporto, situata lungo la costa tra Catanzaro e Soverato, rappresenta uno dei luoghi più affascinanti e ancora in parte inesplorati della Calabria ionica. Qui, tra scogli apparentemente naturali e tracce lavorate dall’uomo, si nasconde una antica cava di epoca greco-romana, strettamente legata alla nascita e allo sviluppo dei primi insediamenti costieri.

A raccontare il valore storico di questo sito è il prof. Giuseppe Pisano, che accompagna idealmente il visitatore in un viaggio nel tempo, tra dati storici consolidati e ipotesi di ricerca ancora aperte.

Poliporto e il mare: un sito archeologico anche sommerso

Uno degli aspetti più suggestivi dell’area di Poliporto riguarda ciò che oggi giace sotto il livello del mare. Secondo diverse fonti storiche, fino a 50 metri di profondità sarebbero ancora visibili imponenti strutture riconducibili alle horrea romane, ovvero antichi magazzini portuali utilizzati per lo stoccaggio delle merci.

Questo dato rafforza l’ipotesi che Poliporto fosse un punto strategico per i traffici commerciali, ben prima della piena romanizzazione del territorio.

Dalle origini sicule alla dominazione greca

La storia di Poliporto affonda le radici in un passato ancora più remoto. Prima dei Romani, infatti, l’area era già abitata in epoca sicula, oltre 3000 anni fa, come testimoniano alcune tracce archeologiche e fonti indirette.

Successivamente, con la dominazione greca, nacque il villaggio di Soberatus, uno dei primi nuclei abitativi strutturati della zona. Il nome stesso Poliporto (o Palep Porto) sembrerebbe confermare la presenza di un attracco o di un porto attivo in epoca romana, fondamentale per la vita economica del territorio.

Le testimonianze storiche del Settecento

Un contributo fondamentale alla conoscenza del sito arriva dagli scritti di Galante, autore del XVIII secolo incaricato di redigere una relazione ufficiale per conto del re. Le sue descrizioni, proprio perché destinate a un’autorità centrale, assumono un valore storico particolarmente attendibile.

Galante parla chiaramente della presenza di macine e strutture di cava, elementi che ancora oggi risultano visibili sul posto e che confermano l’uso produttivo dell’area.

La cava, le vasche e l’ipotesi della lavorazione del sale

Tra gli elementi più interessanti osservabili a Poliporto vi sono forme circolari scavate nella roccia, che potrebbero essere riconducibili a vasche di lavorazione. Sebbene non esistano ancora prove definitive, il prof. Pisano avanza l’ipotesi che queste strutture potessero essere utilizzate anche per la raccolta e la lavorazione del sale, risorsa preziosissima in epoca antica.

L’evaporazione dell’acqua marina avrebbe favorito la sedimentazione del sale, rendendo quest’area un punto strategico non solo per l’approvvigionamento idrico, ma anche per la conservazione degli alimenti e i commerci.

Influenze arabe e collegamenti con Squillace

Un ulteriore capitolo ancora da approfondire riguarda il periodo dell’emirato arabo, che interessò la vicina Squillace, da cui Soverato dipendeva amministrativamente. Secondo alcune fonti, anche documenti turchi conservati a Costantinopoli potrebbero rivelare nuove informazioni sulla frequentazione dell’area di Poliporto.

L’ipotesi è che il sito fosse utilizzato come punto di rifornimento, non solo di acqua, ma anche di altre risorse strategiche.

Scogli naturali o manufatti? L’impronta dell’uomo nel paesaggio

Chi visita oggi Poliporto può osservare una particolare commistione tra scogli naturali e strutture artificiali. Non tutto ciò che appare naturale lo è davvero: molte formazioni rocciose mostrano chiaramente segni di lavorazione umana, visibili a occhio nudo.

Questo rende l’area un vero e proprio paesaggio archeologico, dove natura e intervento umano si fondono, raccontando secoli di storia, lavoro e trasformazioni.

Un patrimonio da studiare e valorizzare

L’area archeologica di Poliporto a Soverato non è solo un luogo di grande fascino storico, ma anche un patrimonio culturale da tutelare e valorizzare. Le testimonianze greche, romane e medievali rendono questo sito un punto chiave per comprendere l’evoluzione della costa ionica calabrese.

Come sottolinea il prof. Pisano, molto è stato scoperto, ma molto resta ancora da studiare. Ed è proprio questa stratificazione di storia e mistero a rendere Poliporto un luogo unico nel suo genere.

Video di Carmelo Panella


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