Sudan: donna cristiana condannata a morte

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SUDAN, 15 MAGGIO 2014 - Impiccaggione. Questa la pena inflitta in Sudan ad una giovane donna di 27 a...

SUDAN, 15 MAGGIO 2014 - Impiccaggione. Questa la pena inflitta in Sudan ad una giovane donna di 27 anni, incinta, per il semplice fatto di essere cristiana. E' incredibile come tutt'ora la scelta della religione in alcuni paesi significhi scegliere tra la vita o la morte.

Meriam Yahia Ibrahim, medico, è stata condannata da un giudice del tribunale di Karthoum per apostasia, ossia per rinnegamento della propria religione - musulmana - a favore di un'altra. Per oggi era fissata la data di un ultimatum concesso alla donna, il quale richiedeva la conversione immediata all'Islam per annullare la pena di morte.

In sede di processo, Meriam, si è difesa con una semplice ed umile frase, colma di coraggio: «Sono cristiana e non ho commesso alcun reato». In effetti la donna è stata abbandonata dal padre musulmano e cresciuta secondo la fede cristiana dalla madre, etiope ortodossa.

Una verità che non riesce - purtroppo - a valicare  gli alti muri della religione islamica, una verità che viene ancor oggi assassinata. La donna è stata inoltre condannata per adulterio poiché il suo matrimonio con un uomo cristiano non è considerato valido, per questo le verranno inflitte cento frustate. Al momento l'esecuzione è comunque bloccata, a "salvarla" è la piccola vita che lei porta in grembo: si dovrà attendere il compimento dei due anni del piccolo e la nascita del secondogenito prevista per giugno.

"Chiediamo al governo del Sudan", si legge nel comunicato diffuso dalle rappresentanze di Usa, Gb, Canada e Olanda, "di rispettare il diritto di libertà di religione, compreso il diritto di ciascuno di cambiare la propria fede o le proprie credenze, un diritto che è sancito dal diritto internazionale e dalla stessa Costituzione ad interim sudanese del 2005".

 

Rossella Assanti

(immagine da tempi.it)

 

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