Bankitalia: auspicabile la riforma delle banche popolari, suggerita dal "buon senso"

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ROMA, 17 FEBBRAIO 2015 – Il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, in audizione al...

ROMA, 17 FEBBRAIO 2015 – Il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, in audizione alla Camera davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive, ha espresso il proprio parere positivo in merito al piano di riforma del governo sulle banche popolari - nell'ambito del disegno di legge C. 2844 di conversione del decreto-legge n.3 del 2015.

La nuova riforma, ha dichiarato, «va nella direzione di rafforzarne la capacità di ben operare in un mercato bancario in forte cambiamento», aggiungendo che l’«approvazione della riforma è auspicabile non perchè lo impongano i regolatori o i mercati internazionali: perchè lo suggerisce il buon senso».

Per il dg di Palazzo Koch, «l’economia italiana ha bisogno, e ne avrà ancor più nella ripresa che sta iniziando, di banche efficienti, patrimonialmente solide, a loro agio nel mercato internazionale», ma, ha precisato, «la forma giuridica cooperativa è uno svantaggio competitivo in questo contesto: se l’aumento di capitale che viene richiesto è, per dimensione e per urgenza, realizzabile solo sul mercato dei capitali, fattori quali il voto capitario e i limiti al possesso azionario e alla rappresentanza in assemblea sono assai poco attraenti per investitori istituzionali che desiderino incidere sulle scelte gestionali dei soggetti finanziati al fine di tutelare il loro investimento». Dunque, rileva che nel caso di banche di grandi dimensioni, la forma cooperativa rappresenta «un ostacolo all'accesso al mercato dei capitali che va rimosso».

Come noto, il decreto legge del governo, in corso di conversione alla Camera, impone alle banche popolari con attivi superiori agli 8 miliardi di euro di trasformarsi entro 18 mesi in società per azioni (Spa), rimuovendo il principio “una testa un voto”.

Secondo Bankitalia, la suddetta soglia di 8 miliardi «appare ragionevole alla luce dei dati, aggiornati alla metà dello scorso anno, sulla dimensione delle 37 banche popolari oggi presenti». Rossi, che ha evidenziato come «vi sia un salto netto fra le prime 10, con attivi almeno a doppia cifra, e le restanti 27», si augura che la riforma possa mettere le maggiori banche popolari nelle condizioni «di aumentare il loro capitale nella misura e, soprattutto, con la rapidità che possono essere richieste dalle circostanze, rivolgendosi a una platea più ampia di risparmiatori e investitori».

Domenico Carelli

(Foto: huffingtonpost.it)

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