Caso Paragon, scontro pubblico tra Meloni e Fanpage: chiarimenti, accuse e nodi ancora aperti (Video)
Spionaggio digitale e libertà di stampa: il dibattito politico si accende
Il caso Paragon continua ad alimentare il confronto politico e mediatico in Italia. Durante un recente intervento pubblico, si è acceso un botta e risposta tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, sul presunto utilizzo di software di sorveglianza e su possibili attività di spionaggio ai danni di giornalisti e comunicatori politici.
Al centro del confronto, il tema delicatissimo dell’uso di fondi pubblici, della trasparenza delle istituzioni e della tutela della libertà di informazione, in un contesto che coinvolge anche indagini giudiziarie e relazioni istituzionali.
Le domande di Fanpage: “Sono stati usati soldi pubblici per spiare?”
Nel corso dell’intervento, il direttore di Fanpage ha chiesto con chiarezza se il governo potesse escludere categoricamente che risorse pubbliche siano state utilizzate per intimidire, manipolare, ricattare o screditare giornalisti, politici, religiosi o attivisti attraverso il software Paragon.
Cancellato ha ricordato di essere stato informato ufficialmente di un attacco informatico mirato, definito come un’azione di spyware mercenario, e ha sottolineato come non si tratti di un episodio isolato. Un altro giornalista della testata, Ciro Pellegrino, avrebbe infatti ricevuto conferme forensi sull’avvenuto accesso non autorizzato ai propri dispositivi, rafforzando l’ipotesi di un cluster di giornalisti spiati riconducibile a Fanpage.
Il ruolo delle istituzioni e il nodo Copasir
Nel suo intervento, il direttore di Fanpage ha richiamato anche il lavoro del Copasir, sottolineando come il rapporto disponibile non neghi l’esistenza delle intercettazioni, ma affermi soltanto l’assenza di autorizzazioni formali da parte dei servizi e dell’autorità delegata.
Secondo questa lettura, il punto critico resta aperto: chi ha spiato e con quali strumenti, se non attraverso canali ufficiali. Un interrogativo che, a distanza di un anno dai primi episodi segnalati, continua a sollevare preoccupazioni nel mondo dell’informazione.
Paragon e la rescissione del contratto
Un altro passaggio centrale riguarda la posizione della società Paragon, che avrebbe offerto la propria collaborazione al governo italiano per individuare i responsabili delle attività di spionaggio. Secondo quanto riferito, tale supporto sarebbe stato rifiutato, portando l’azienda a rescindere unilateralmente il contratto.
Un fatto che alimenta ulteriori interrogativi sulla gestione del caso e sulla volontà di fare piena luce su una vicenda che coinvolge giornalisti, manager, editori e figure politiche vicine all’opposizione.
La replica di Giorgia Meloni: “Accuse infondate, attenzione ai toni”
Nella sua risposta, la presidente del Consiglio ha ribadito che il governo sta collaborando pienamente per arrivare alla verità, garantendo disponibilità e trasparenza compatibilmente con i limiti istituzionali.
Meloni ha respinto con decisione l’idea che la vicenda sia stata minimizzata o derubricata a strumento di campagna elettorale, definendo il tema “molto serio”. Allo stesso tempo, ha invitato a evitare accuse implicite prive di riscontri, ricordando come anche la sua vita privata e patrimoniale sia stata oggetto, in passato, di esposizioni mediatiche e dossieraggi.
Secondo la premier, il problema esiste ed emerge anche da altre inchieste recenti, ma attribuirne automaticamente la responsabilità al governo rappresenta un salto logico pericoloso.
Un caso che riapre il dibattito su privacy e informazione
Il caso Paragon si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge privacy, sicurezza digitale, uso degli spyware e diritto di cronaca. Le vicende emerse pongono interrogativi profondi sul rapporto tra potere, tecnologia e informazione, e rendono sempre più urgente una regolamentazione chiara e trasparente sull’uso di strumenti di sorveglianza.
In attesa degli sviluppi delle indagini e di eventuali chiarimenti ufficiali, resta alta l’attenzione dell’opinione pubblica su una vicenda che tocca uno dei pilastri della democrazia: la libertà di stampa.
VIDEO INTEGRALE - BOTTA E RIPOSTA TRA GIORGIA MELONI E IL DIRETTORE DI FANPAGE CANCELLATO SUL CASO PARAGON
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