"Don Giovanni", grande apertura di stagione per il Teatro Politeama di Catanzaro
Cultura e Spettacolo Calabria Catanzaro

"Don Giovanni", grande apertura di stagione per il Teatro Politeama di Catanzaro

martedì 23 ottobre, 2018

Grande successo, domenica sera, al Teatro Politeama "Mario Foglietti" di Catanzaro, per la messa in scena del Don Giovanni di Lorenzo Da Ponte e musica di Wolfgang Amadeus Mozart. L'applauso finale di nove minuti e i tanti applausi a scena aperta hanno decretato l'altissimo gradimento del pubblico che ha gremito il teatro fino al loggione.

"Abbiamo lavorato in questi mesi a questa opera con un regista di notevole spessore, che ha amato subito questo incarico, Luciano Cannito. Siamo riusciti a portare le migliori risorse italiane in quest'opera. Lo scenografo è Michele Della Cioppa, Direttore degli Allestimenti Scenici presso il  Teatro dell'Opera di Roma. Ai costumi c'è Giusy Giustino, Direttore della Sartoria del Teatro San Carlo di Napoli. Trucco e parrucchieria, Annamaria Sorrentino che cura tutto il parrucco degli spettacoli del Teatro San Carlo. Mi preme ringraziare l'Orchestra Filarmonica della Calabria, il Maestro Marcin Niesiolowski, il Direttore musicale Filippo Arlia e il Coro lirico "Francesco Cilea" di Reggio Calabria. Tutte le comparse sono ragazze e ragazzi catanzaresi. Tutto ciò è stato possibile grazie alla famiglia Colosimo che ci ha sostenuto continuando l'opera di un grande uomo, mecenate della cultura, un esempio per tutti noi, don Giovanni Colosimo, a cui dedichiamo questa serata".  E' il soddisfattissimo Sovrintendente del Teatro Politeama, Gianvito Casadonte, a dare inizio alla stagione teatrale 2018.

Grande orgoglio è stato, invece, quello manifestato dal Direttore Generale del teatro catanzarese, Aldo Costa, che ci ha tenuto a precisare che "tutta la produzione è nata sul palcoscenico di questo teatro che si è confermato un tempio della cultura calabrese e un luogo di valorizzazione delle energie e dei talenti locali".

"Don Giovanni, cavaliere dissoluto, si introduce in casa del Commendatore per sedurne la figlia donna Anna ma, scoperto da questi, è costretto a un duello in cui uccide l’anziano signore. Il libertino si imbatte quindi in donna Elvira che ha sedotto e abbandonato. Cercherà di consolarla il di lui servo, Leporello, spiegando alla malcapitata l’indole del suo padrone, un donnaiolo impenitente che alle femmine non sa dire di no. Nel frattempo Don Giovanni si invaghisce della contadinella Zerlina, promessa sposa a Masetto. Egli sta per farla sua, ma sopraggiunge donna Elvira a metterla in guardia. Più tardi, travestito da Leporello, egli cerca di sedurre la cameriera di donna Elvira ma il suo proposito è ancora una volta frustrato. Il cavaliere fugge in un cimitero dove si erge la statua del Commendatore, da cui risuona una voce minacciosa.
Per nulla turbato Don Giovanni invita a cena la statua, che si presenterà in effetti quindi al banchetto del dissoluto, prima invitandolo inutilmente a pentirsi delle sue azioni, poi trascinandolo in un abisso di fiamme infernali"(Wuz).

La scena fissa sui due lati presentava un grande schermo sul fondo su cui scorrevano immagini raffiguranti gli sfondi dei luoghi in cui si svolgevano le scene. Al centro una grande struttura che, ruotando su se stessa, si è, di volta in volta, trasformata nei luoghi principali dell'opera, casa del Commendatore, strada, cimitero, casa di Don Giovanni. 

Il Don Giovanni del maestro Luciano Cannito è fedele al libretto originale con l'unica variazione della località in cui è ambientato, non più la Spagna ma Napoli. Ciò è dovuto alla sua formazione culturale e alla profonda 'scuola napoletana' dello scenografo Michele Della Cioppa e della costumista Giusy Giustino. In realtà vi è stata anche un'altra piccola variazione, dopo l'ouverture il sipario si apre e in scena ci sono popolane e servitori, senza acconciatura o parrucche. Rappresentano quello che il pubblico successivamente vedrà, ma inteso in maniera non reale, forse un sogno. Il Don Giovanni è simbolicamente rappresentato da un ballerino inseguito dalle donne, viste come figure astratte, in penombra, che lo cercano, lo desiderano. Il tutto per poi ricollegarsi alla realtà dell'opera, entra subito, infatti, il vero Don Giovanni.

Molto applaudito il baritono Carlo Colombara, che ha espresso un Don Giovanni cinico, spregiudicato, ingannatore più che vero seduttore , per nulla intimorito dalla statua del Commendatore venuta dall'aldilà, deciso, fino alla morte, a rifiutare il pentimento.

A pochi mesi dalla convincente prova ne l'Otello, ancora una volta molto apprezzata da questo pubblico il soprano italo-americana Joanna Parisi, una donna Elvira infuriata, che fa di tutto per rendere la vita impossibile a Don Giovanni, in realtà molto innamorata di lui.

Grande eleganza per il soprano romeno Renata Vari, donna Anna,  che ha emozionato in modo particolare con il duetto 'Fuggi, crudele, fuggi' nel momento in cui, disperata,  scopre che il padre, accorso in suo aiuto,  è stato ucciso da Don Giovanni.

Tanti applausi per il tenore di casa Alessandro D'Acrissa, Don Ottavio, particolarmente apprezzato nei duetti con donna Anna 'Ma qual mai s'offre' e 'Fuggi, crudele, Fuggi'.

Tanta simpatia ha suscitato il Leporello del Basso Marco Camastra, ironico, insolente ma alla fine troppo servile verso il dissoluto padrone.

Senz'altro la più briosa è la contadina Zerlina del soprano Maria Francesca Mazzara, finta ingenua, in realtà con gran furbizia riesce a conquistare sempre quello che vuole. Prima Don Giovanni, poi di nuovo Masetto e ancora Don Giovanni. Particolarmente ammirata nel duetto con il nobile seduttore 'Là ci darem la mano'.

Ottima la prova del Basso Francesco Baiocchi che ha interpretato Masetto, fidanzato di Zerlina, l'unico che inquadra subito il nobile cavaliere come un bugiardo. Si lascia prendere dalla gelosia e dalla collera, rischiando così di perdere l'amata.

Molto bravo anche il Basso Eugeniy Stanimirov, il Commendatore, il perfetto antagonista di Don Giovanni, l'uomo che ama la famiglia a tal punto da perdere la vita per difendere la propria figlia.

Magistrale la direzione del maestro Marcin Nalecz-Niesiolowski che ha permesso un'eccellente prova dell'Orchestra Filarmonica della Calabria. La sintonia buca-palcoscenico è stata perfetta. Egregia la prova del Coro lirico 'Francesco Cilea' di Reggio Calabria diretto da Bruno Tirotta.

Un'opera fedele alla tradizione con una visione contemporanea, considerando quello che sta avvenendo ancora oggi secondo le denunce del movimento 'Me too'.

Da segnalare l'encomiabile lavoro del maestro Cannito con le oltre sessanta comparse, giovani attrici, ballerine, attori e ballerini, provenienti dai laboratori delle compagnie della città. Hanno tutti interpretato i loro ruoli con grande espressività offrendo un valore aggiunto all'opera.  

"Un'emozione indescrivibile. Pensare che è finita, ci fa stare male tutti. Il maestro Cannito è stato meraviglioso", ha commentato alla fine Romina Mazza, regista della compagnia teatrale Acli Nuova Scena che ha contribuito con i ragazzi del suo laboratorio allo spettacolo.

Un grande  teatro che produce opere di eccellente qualità, che riesce a coinvolgere le migliori risorse italiane, che crea le opportunità per far crescere i migliori talenti provenienti dai laboratori artistici della città, che dà lavoro a tante maestranze locali. Tutto questo è oggi il Teatro Politeama 'Mario Foglietti' di Catanzaro, grazie alla guida di  una squadra, fortemente motivata, che riesce ad attrarre fondi privati necessari in un periodo di ristrettezza economica per gli enti pubblici. Un gioiello da salvaguardare.

Saverio Fontana

Foto Antonio Raffaele


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