Echi di Conversazioni per Infooggi: Daniel Pennac al Premio Internazionale "V. Padula" 2015

30
Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
8 NOVEMBRE 2015 - Non sono molte le occasioni in cui la cultura è avvertita come fatto social...

8 NOVEMBRE 2015 - Non sono molte le occasioni in cui la cultura è avvertita come fatto sociale, che ha cioè implicazioni con lo stare insieme e formare la società, è stato questo l'aspetto forse tra i più rilevanti emerso dal VIII° Premio “V. Padula” edizione 2015, ed è stato particolarmente emozionante conversare amabilmente con uno tra gli scrittori internazionali più apprezzati e riconosciuti: Daniel Pennac autore tra i più letti ed amati: padre del personaggio tra i suoi più riusciti, Benjamin Malaussène, che con la sua squinternata famiglia vive nel quartiere parigino di Belleville, là dove si muove una folla pittoresca di immigrati, ed opera una comunità di artisti.

La cultura è il tema sul quale si intrattiene, in una amabile conversazione conviviale al nostro giornale. Per lui la cultura è quasi come grimaldello dello spirito, che scalza una vaga quanto pericolosa funzione culturale monopolista ed élitaria, in favore di un pensiero libero e creativo straripante di libertà di coscienza, quella che è rovesciamento dell'organicismo scolastico e della visione gerarchica dei rapporti sociali a favore della centralità dell'individuo.

E' una vera emozione ascoltarlo, specie quando afferma: <<Leggete condividete i Libri, perché la cultura non è una proprietà privata>> forse perché lui riesce a trasmetterti quella visione orizzontale dei rapporti sociali, in cui l'esigenza permanente è l'uguaglianza avviluppata alla libertà, entrambi pilastri di concezioni ideologiche più che del nostro tempo, della storia dell'uomo; in grado cioè di riavvolgere il nastro delle epoche passate e certamente anche tracciare un percorso valoriale alle generazioni future, nel vasto intricato panorama dei valori positivi di riferimento che è consapevole di voler trasmettere. Il proprio vitalismo ottimistico, mette in moto gli antidoti alle forze produttive egoistiche, quelle cioè che lavorano per minare attraverso effetti devastanti la “con-vivenza” tra individui e civiltà; lui uomo che con estrema modestia ammette di aver scelto la vita nella periferia francese, unicamente per il prezzo contenuto dei suoi alloggi.

Libertà ed eguaglianza sono il filo del suo intenso conversare, combinate insieme -continua- scuotono ed arricchiscono le stesse basi della vita sociale, poiché profondono la liberazione da impulsi aggressivi e difensivi non mediati cioè da visioni comuni, che renderebbero altresì possibile una società pacificata, nella quale gli individui convivono fiduciosamente cooperanti ed armonizzando le innumerevoli differenze che creano vitalità e vita.

La cultura dunque quando è libera, è per Pennac un “nume tutelare” che muove le ragioni stesse della socialità, che in quanto fattore socializzante “tiene insieme” e si trasforma in un fatto di veicolazione e coinvolgimento: << non abbiate paura di studiare>> ha ripetuto anche agli studenti protagonisti come lui di questa nuova edizione internazionale del premio; i quali lo hanno incontrato in un vero e proprio bagno di folla: Studenti ed un folto pubblico di lettori che i suoi libri hanno letto e conosciuto, dai quali hanno tratto i profili di generazioni di adolescenti che cercano modelli alti di riferimento, figure che possano in qualche modo essere guidate e che nonostante il grande dispendio della tecnologia attuale, sanno di dover guardare al mondo degli adulti come ad una bussola, schivando cioè la “confusione” nella quale spesso non riescono a distinguere fonti, strumenti e percorsi formativi, in grado di prepararli alla vita ed alle sfide del lavoro. Sul filo del rasoio egli individua i giovani disagiati delle periferie, quelli che finiscono per isolarsi e restare da soli in case sempre più vuote, con poche relazioni, ma ricche di connessioni. Su ognuno di essi vince la giovinezza che resiste finché dura e che riesce talvolta a salvarne il “tesoro” quel “capitale umano” che gli adulti dovrebbero imparare a non sperperare.

La cultura quindi è un bene prezioso. che vive anche e forse soprattutto in ragione di istituzioni culturali e la scuola è esattamente uno di questi luoghi, dove è possibile realizzare il progetto di <<armonizzazione>> in un'attività esecutiva e creativa insieme, che lo è dei bisogni, dei “consumi”, delle aspettative degli stili di vita, ma anche dei sogni e di molto altro ancora; la cultura che è rappresentata nell'insieme da tutto questo che “forma cultura” nella maniera più efficace possibile, risponde così all'efficace immagine della cultura per la cultura dunque, che ha funzione e responsabilità sociale, che non ama l'isolazionismo ma che è servizio, rifuggendo dalla strumentalità e dal conformismo, che libera democrazia e fiducia.

Mercie Monsieur Pennac

(Foto dal sito: atnews.it)

Angela Maria Spina

InfoOggi.it Il diritto di sapere