Il percorso psichico di Marlon Brando raccontato Uniter Lamezia Terme

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LAMEZIA TERME (CZ) 1 FEBBRAIO - Un ritratto sconosciuto del leggendario attore Marlon Brando &...

LAMEZIA TERME (CZ) 1 FEBBRAIO - Un ritratto sconosciuto  del leggendario attore Marlon Brando  e delineato senza ipocrisie  alla luce delle teorie  freudiane è quello che emerge nel saggio “Marlon Brando - Quando il desiderio si fa uomo” di Eva Gerace, presentato all’Uniter di Lamezia Terme, presieduta da Italo Leone. Ad   inizio di incontro, la  vicepresidente Costanza Falvo D’Urso ha tracciato un profilo biografico e professionale della scrittrice e  psicologa esperta in psicanalisi Eva Gerace, studiosa molto apprezzata in Argentina e Colombia e  tornata, dopo tantissimi anni, nella terra che l’ha vista nascere, la Calabria, dove oggi lavora. Precisamente a Reggio Calabria. «In origine – ha spiegato Eva Gerace – quello che amo definire un saggio senza preavviso  era un articolo dal titolo “ Il cibo è stato sempre un buon amico” teso a dimostrare le origini della bulimia e poi, trasformato  in saggio dietro suggerimento di Daniela Pellicanò , curatrice della prefazione del libro , indaga  il  caso clinico nel mito e nelle leggenda. La mia scelta è caduta su  Marlon Brando essendo venuta a conoscenza che egli aveva avuto problemi con il cibo».  Eva Gerace  applica i principi dell’analisi psicoanalitica alla storia dell’uomo Marlon Brando che è stato una figura controversa e complessa, appesantito dal mito e dagli scandali e considerato in questa trattazione non un caso scientifico ma   una  persona eccezionale per la sua storia  svoltasi  fuori da alcuni canoni della normalità. 

Eva Gerace  ha messo in luce i diversi aspetti del percorso psichico dell’attore  Brando  supportata  dalla  proiezione delle immagini più significative  dei film da lui interpretrati   tra cui  Gli ammutinati  del Bounty, Il selvaggio, Superman, L’ultimo tango a Parigi, La caccia, I giovani leoni, Il Padrino. Partendo dalla frase di Borges secondo la quale «noi siamo tutto il nostro passato, il nostro sangue, la gente che abbiamo visto morire, i libri che ci hanno migliorato, insomma siamo piacevolmente gli altri» , Eva Gerace , sulle orme di Freud, ha dimostrato   il nesso tra la storia di un soggetto e il sintomo. In tal modo il mito Brando si rispecchia nel difficile rapporto con il padre alcolizzato, moralista inflessibile tipicamente  ipocrita e donnaiolo, nella madre alcolizzata, attrice e fondatrice di una compagnia di teatro sperimentale, che rinunciò alla carriera per sposarsi. La vita di Brando è sempre minacciata dal senso di abbandono riferito a quello della madre che gli preferì la bottiglia seguito da quello di Ermi, la governante a cui  da bambino era legato sentinentalmente e dalla quale fu lasciato per sposarsi.

L’attore cerca di colmare il vuoto e ritrovare la madre dedicandosi al mangiare e al bere poiché ritiene il cibo un buon amico e quasi un mezzo per amare. «Ecco – ha chiarito Eva Gerace – la sua passione per i gelati e gli attacchi notturni in cui ingurgitava hamburger». Non era grasso per costituzione ma per gola, perché mangiava. Prima di girare un film , riusciva a perdere quindici chili attraverso una dieta ferrea. Col tempo però  finì per pesare 160 kg. Poiché nessuno gli dice  cosa deve fare, anzi il padre gli rimprovera di essere un buono a nulla, si lascia dominare da una vita disordinata e senza regole fino a quando la madre gli riconosce di saper recitare avendolo scoperto  durante una  sua rappresentazione  messa in scena all’Accademia  militare. Brando salta   subito su quel tram del desiderio sforzandosi  di superare la dislessia che lo aveva colpito fin da bambino.  «Quando iniziò a lavorare nel cinema - ha commentato Eva Gerace – inventò trucchi per imparare a non balbettare. Da qui nacque quel modo singolare di parlare, pian piano, pausato, che lo ha poi caratterizzato e che fu apprezzato dal pubblico.  È stato il risultato del suo sforzo per dissimulare la sua ecolatia». « Devo avere cura con le parole e i numeri, un numero alla volta, una frase alla volta» ripeteva a se stesso il grande attore che ha segnato la storia del cinema riuscendo a  superare le sue debolezze incarnando personaggi immortali attraverso  il suo corpo , la sua vove, le sue insuperabili interpretazioni.

Foto: Gerace e Falvo D’Urso
Foto: Marlon Brando in “ Gli ammutinati del Bounty e nel “ Padrino”

Lina Latelli Nucifero

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