Morire di carcere: 2013, anno della disattenzione

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PADOVA, 17 GENNAIO 2014 – Le condizioni di detenzione in Italia assumono toni sempre più cupi e drammatici. Nel 2013 si sono registrati 49 suicidi, su un totale di 148 decessi, a cui si sommano già altri due casi dall’inizio del nuovo anno.

I dati sono resi noti dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere attraverso il dossier “Morire di carcere”, curato dal Centro Studi di “Ristretti Orizzonti”, la rivista dell’associazione di volontariato “Granello di Senape Padova”, impegnata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche della pena, del carcere e della sanità penitenziaria.

Per la direttrice di Ristretti Orizzonti, Ornella Favero, il 2013 è stato l’anno della disattenzione, «dovuta ai numeri assurdi delle persone ristrette, con un personale numericamente fermo a 20 anni fa e magistrati che non sono in grado di dare risposte alle istanze dei detenuti perché non ce la fanno o perché manca chi redige i documenti necessari, come le osservazioni».

Questa è la radiografia di una catastrofe, conseguenza dello stato di abbandono delle carceri nazionali, divenute «uno scaricabarile tra istituzioni», incalza la Favero.

Su questo fronte il Paese è fra i primi posti nella classifica nera europea, con un sovraffollamento record (circa il 173%), abusi di potere, tagli all'amministrazione penitenziaria e scarse possibilità per i detenuti di lavorare.

Il quadro trova riscontro nell’ultimo rapporto nazionale dell’Osservatorio Antigone, dell’omonima associazione - nata alla fine degli anni Ottanta - che si batte “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”.

(Immagine: grafico dal dossier “Morire di carcere” 2000-2014, ristretti.it)

Domenico Carelli
 

 

 

 

 

 

 

 

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