Reggio Emilia, tra saracinesche abbassate e paura di uscire: l’appello di Matteo Voltolini
REGGIO EMILIA — «Una città che si spegne quando cala il sole». È l’immagine amara che restituisce Matteo Voltolini, ex calciatore, oggi imprenditore e opinionista reggiano, nel raccontare la situazione di Reggio Emilia. Un quadro fatto di negozi costretti a chiudere, strade segnate dallo spaccio, degrado diffuso ed episodi di violenza che stanno cambiando il volto della città.
Secondo Voltolini, il problema non è soltanto economico, ma profondamente sociale. «Le persone hanno paura di uscire — sottolinea — e quando la paura prende il sopravvento, una città perde la sua vitalità». Le serrande abbassate e le vie sempre più vuote diventano così il simbolo di una crisi che si autoalimenta: meno presenza, meno sicurezza percepita, più isolamento.
In questo scenario, Voltolini ha scelto di restare e di investire. Nel suo locale sta cercando di rianimare Reggio Emilia, trasformandolo in uno spazio di incontro e socialità. Eventi, musica e iniziative mirate a riportare le persone in strada: «Non è solo un’attività imprenditoriale — spiega — ma un modo per dimostrare che la città può ancora reagire».
Il suo è anche un appello alle istituzioni. «Servono risposte concrete e rapide — afferma — perché il degrado non si combatte solo con le parole. Ma intanto ognuno deve fare la propria parte».
Un grido d’allarme che arriva da chi conosce Reggio Emilia da dentro, e che invita a non rassegnarsi. Perché, conclude Voltolini, «una città che ha paura di uscire è una città che rischia di perdere se stessa».
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