Scontri a Barcellona dopo la condanna dei separatisti catalani

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
BARCELLONA, 15 OTTOBRE - Migliaia di arrabbiati attivisti separatisti catalani, hanno manifestato&nb...

BARCELLONA, 15 OTTOBRE - Migliaia di arrabbiati attivisti separatisti catalani, hanno manifestato oggi lunedì (14 ottobre) bloccando le strade e l'aeroporto di Barcellona. Una reazione alla condanna di nove dei loro leader, alle pene detentive per il ruolo assunto nel tentativo di secessione della Catalogna nel 2017. 

Dall'annuncio della sentenza, migliaia di persone sono scese in strada e all’aeroporto, su appello di una piattaforma web chiamata "Tsunami Democratico". La polizia catalana in assetto anti-sommossa, ha caricato centinaia di militanti che cercavano di entrare nel terminal dell’aeroporto lanciando pietre e immondizia. Gli agenti hanno usato i manganelli per respingere la folla che si stava dirigendo dall'uscita della m, etropolitana al terminal principale. La linea delle metro che porta allo scalo è stata interrotta. 

Gli scontri, secondo i servizi di emergenza, hanno provocato13 feriti non gravi. Il gestore dell'aeroporto indica che sono stati cancellati circa 100 voli, mentre i viaggiatori sono stati costretti a recarsi a piedi con i bagagli lungo l'autostrada bloccata per poter prendere l’aereo. Gli attivisti separatisti hanno anche bloccato strade e ferrovie in tutta la regione. 

La tensione più preoccupante è statvissuta dopo le sei del pomeriggio, quando, l'unico obiettivo degli organi di polizia era quello di sfollare la piazza centrale dell'aeroporto, che si era gradualmente riempita di migliaia di persone giunte in treno, metropolitana molti di loro, a piedi da Barcellona.

La Corte Suprema ha imposto pene detentive tra i 9 e 13 anni di carcere ai nove leader dell'indipendenza catalani condannati nel processo per sedizione. L'ex presidente della Generalitat Oriol Junqueras dovrà affrontare la pena più alta, consistente in 13 anni di prigione, per il crimine di ‘sedizione in concorso appropriazione indebita’. 

"Torneremo ancora più forti [...] Torneremo e vinceremo", ha reagito, in una lettera ai suoi seguaci, Junqueras, il numero uno del partito repubblicano della Catalogna (ERC), che è stato il principale accusato del processo, nell’assenza dell'ex presidente catalano Carles Puigdemont, fuggito in Belgio nel 2017. La giustizia spagnola ha emesso oggi contro di lui un nuovo mandato di arresto internazionale. 

Sentenze da nove a dodici anni di carcere hanno colpito l'ex portavoce del parlamento catalano Carme Forcadell (11 anni e mezzo), i leader delle associazioni di indipendenza culturale ANC e Omnium, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart (9 anni) e cinque ex ministri regionali (tra 10 e mezzo e 12 anni). Sono stati condannati per sedizione e alcuni per appropriazione indebita, i giudici hanno respinto l'accusa più grave di ribellione invocata dalla procura, che aveva richiesto fino a 25 anni di prigione per Oriol Junqueras. Altri tre ex membri del governo catalano, che erano in libertà vigilata, sono stati multati per circa 60.000 euro ciascuno per disobbedienza. 

Sempre al comando della regione, i separatisti, hanno reagito a queste condanne chiedendo "disobbedienza civile". Il governo, ha per tutta risposta inviato rinforzi alle forze dell’ordine e ha avvertito che non avrebbe esitato a prendere misure straordinarie per garantire la sicurezza, compresa la sospensione dell'autonomia della regione, come nell'ottobre 2017 dopo il tentativo di secessione. 

Luigi Palumbo

InfoOggi.it Il diritto di sapere